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SERATA SPECIALE

Cus in festa: una lunga storia ricca di successi

12 aprile 2018, 07:00

ROBERTO LONGONI

Lo spirito è uno. Chiamarlo in un modo o in un altro serve solo a dargli una forma, una veste. O piuttosto una divisa diversa, pur con gli stessi colori. Che si giochi a pallavolo, a baseball, a tennis o a calcio, che si pratichi l'atletica lo sci, la scherma, la vela, il nuoto o che si pedali per una gara di ciclismo o che ci si sprema fino all'ultimo nel triathlon... Ma lo spirito è appunto uno, senza confini, per il quale si può pensare che nelle varie squadre figuri sempre un tale De Coubertin, nobile di famiglia e di cuore, padre di quell'«importante è partecipare» da sempre motto d'ordine anche del Centro universitario sportivo. Ancora oggi, nei barbari tempi del «guai ai vinti». E' come un'Olimpiade continua, quella del Cus: che si rinnova di stagione in stagione.

IL BILANCIO E LA FESTA

Ora si festeggia quota 72. Di sport e di crescita continua: effetto collaterale della pratica di quelle che non a caso vengono definite «discipline agonistiche». Lunedì sera all'Astra sarà celebrato questo inconsueto compleanno, dei 70 più 2, e il Cus lo farà in modo speciale, con una serata evento firmata da Mauro Biondini, uno che nel sangue ha sport, arte e Cus. Sarà proiettato un suo documentario- viaggio nel tempo, attraverso le tappe di una delle istituzioni che fanno questa città ben più grande dei propri confini. «Sarà una sorpresa per tutti, anche per me - sorride il presidente Michele Ventura -. Posso dire che sarà un viaggio nel tempo tra musiche e canti. Abbiamo fatto rifare le nostre tute delle varie epoche: lunedì saranno indossate dai nostri atleti in sala. Qualcuno potrà anche ritrovarsi, in quei panni».

LE ORIGINI

Una storia d'orgoglio, nata sulle macerie della guerra. «Luigi Anedda e altri studenti si riunirono a Padova nel 1946: così fondarono il Cus». Storia d'orgoglio: e ben fondato. «Siamo una realtà gestita solo da volontari (lo stesso Ventura è un “acustico” dell'Arpa, ndr) arrivata ad avere un bilancio da 4 milioni all'anno - spiega il presidente -. E la voce di spesa principale riguarda la manutenzione, la pulizia e il riscaldamento degli impianti. Il nostro cuore è il Campus, tra i più belli d'Italia». Un'area enorme: tanto da far pensare alle realtà anglosassoni.

Tra gli atleti, uno verrà fatto volare oltre l'asticella dalla stima degli altri compagni di squadra del Cus. E' Giordano Ferrari. Nel 1975 eguagliò il record italiano di salto in alto (2 metri e 20) e vinse l'oro ai Giochi del Mediterraneo. Aveva 19 anni, il tempo era tutto dalla sua parte. La sorte no: Ferrari s'infortunò e dovette dire addio alle scalate al cielo in stile fosbury. Niente potrà mai ridargli le medaglie mancate, ma lunedì verrà premiato: e sul suo petto si potrà almeno immaginare anche il loro riflesso.

UN LUNGO PALMARES

Una storia di successi. Umani. E sportivi. Passarono anche da Parma gli «infiniti» 5mila metri del mezzofondista Venuste Niyongabo ad Atlanta nel 1996. «Io c'ero quel giorno - ricorda Gianfranco Beltrami, presidente cussino dall'86 al '94 -. Fui il primo parmigiano a complimentarmi con lui». Fu grazie a Beltrami che la nostra città per un certo periodo fu palcoscenico di prim'ordine nell'atletica. «Aldo Notari era presidente della Federazione mondiale baseball e io della Commissione medica mondiale baseball. Riuscimmo a far venire a Parma, con un budget ridotto, gli atleti cubani (e così lui e Biondini si trovarono a correre in Cittadella con Alberto Juantorena oro nei 400 e negli 800 a Montreal, ndr) già invitati a meeting europei. Per trovare loro degli avversari, ci rivolgevamo a un procuratore di atleti africani». Fu con essi che arrivò Niyongabo. Vinse la prima gara. Troppo veloce per farselo sfuggire: fu subito ingaggiato. L'anno dopo, era campione olimpico. Non era più in squadra con il Cus, ma la casacca gli sarebbe sempre rimasta un po' addosso.

GLI ORI E I VALORI

Il Cus si bagnò anche nell'oro, nelle acque di Sydney, dove un'altra sua atleta, Alessandra Sensini, conquistò il titolo con il windsurf nella categoria Mistral nel 2000. Pochi mesi dopo, Romolo Ranieri portò il Cus a bordo di Luna Rossa nelle sfide all'ultimo bordo dell'America's Cup. Impossibile elencare tutti i successi. A volte bisogna andare a frugare tra le pagine degli sport dalla nobiltà inversamente proporzionale alla popolarità. Sport antichi come il lancio del giavellotto, nel quale Michele Concari fu primatista juniores. Sono nella memoria di tutti i due scudetti assoluti, nel volley femminile (1971) e nel baseball (1997), i 4 titoli italiani giovanili nella pallavolo (tre femminili, uno maschile), le due Coppe dei campioni nel baseball (1998 e 1999, quando fu conquistata anche la Coppa delle coppe) e, sempre nel baseball, la Coppa Italia del 2000. Quello ai Campionati nazionali universitari è un cammino lastricato di 270 medaglie. Tra i maschi, la prima d'oro è legata al nome di Gino Guerra, figlio del mitico Learco, nel ciclismo su pista nel 1947. Il primo oro femminile venne con la scherma con Carla Bigi (arrivata poi alla Nazionale assoluta). L'ultima fu conquistata lo scorso anno a Catania da Virginia Braghieri. Otto le medaglie vinte alle Universiadi, estive e invernali; 37 i titoli italiani individuali. Tesserati Cus sono stati convocati dalle nazionali assolute di atletica, triathlon, baseball, pallavolo (maschile e femminile) e pallamano.

CREATORE D'EVENTI

I successi sono anche in uno sport del tutto diverso. Ma essenziale: quello della realizzazione di eventi. Sei i meeting internazionali di atletica organizzati al Lauro Grossi, otto le fasi finali dei Campionati nazionali universitari, un campionato universitario di calcio a 5, tre convention con le medaglie d'oro olimpiche. La più vecchia affiliazione con le federazioni è con la Fip (1950), con la Fipav (1951) e con la Fidal (1954): le affiliazioni totali alle federazioni sportive del Cus sono 21. Dal 1950 al 1960 numerose le manifestazioni tennistiche organizzate al circolo La raquette. Venti le Cariparma marathon organizzate. Quando l'importante è far partecipare.

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