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Tokyo 2020

In sella alla handbike verso le Paralimpiadi

12 aprile 2018, 07:00

MONICA TIEZZI

Veronica Frosi non si ferma davanti alle gomme bucate, ai freni rotti, al cambio difettoso. Soprattutto, né lei né i suoi genitori si sono mai fermati davanti alla diagnosi raggelante dei medici, quando Veronica aveva solo tre mesi: doppia emiparesi spastica.

Veronica, che oggi ha 16 anni, vive con la mamma Anna Seletti, il papà Giuseppe e la sorellina Valentina nel quartiere Lubiana e frequenta il terzo anno del Toschi, a quelle gambe immobili non si è mai rassegnata. Ha lottato, ha provato tanti sport e oggi, sulla sua handbike, è in lizza per le Paralimpiadi con un padrino d'eccezione, Alex Zanardi.

Che Veronica fosse un tipino tosto i genitori l'avevano subito capito. «Alla materna rifiutavo la carrozzina. “Quella è per chi è grave, non per me”, dicevo. Per tre anni sono andata avanti con il tripode. Alle elementari mamma e papà sono tornati alla carica: ti serve la carrozzina. “Ok, ma voglio anche una bici adatta a me”, ed è andata. Dall'inizio della scuola fino a Natale sono andata a scuola in bici. Poi ho ceduto alle quattro ruote».

Ma di che pasta fosse la ragazza era chiaro. Otto anni di fisioterapia in acqua, 10 anni di equitazione (e due primi premi, nel 2011 e nel 2012, nella gimkana ai campionati regionali Uisp per disabili), le parentesi del basket in carrozzina nella Magik e del lancio del peso (oro ai campionati studenteschi a Parma nell'aprile 2016). Nel frattempo le elementari alla Bottego, le medie all'Albertelli-Newton, il Toschi (media dell'otto).

Fino a due anni fa, quando Veronica ritrova il suo primo amore, la bicicletta. Galeotta la mamma che legge, sulla pagina facebook di Alex Zanardi, un appello ai genitori di ragazzi disabili: “Non abbiate paura, fate praticare loro uno sport”. Ma c'è anche altro nella pagina di Zanardi: il progetto «Obiettivo 3» che, grazie ad un gruppo qualificato di sponsor, mira a portare alle Paralimpiadi di Tokyo, dal 25 agosto al 6 settembre 2020, tre atleti italiani.

I genitori di Veronica contattano l'ex campione automobilistico, quattro medaglie d'oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 su handbike. Zanardi convoca Veronica a Maniago (Pordenone) nell'aprile 2017, in occasione della Coppa del mondo di handbike. Vede nella ragazzina, uno scricciolo, la determinazione di una leonessa e le procura, nel luglio 2017, una handbike di seconda mano, adattandola al fisico minuto della quindicenne.

«È stato Alex stesso, tirando fuori dalla sua borsa magica come quella di Mary Poppins cacciaviti, trapani e chiodi, a lavorare alla mia bici», spiega Veronica. Il medico Claudio Costa (il «dottor Costa» dei circuiti motociclistici), arruolato da Zanardi in «Obiettivo3», aiuta Veronica, assieme al preparatore atletico Francesco Chiappero, a redigere la tabella di allenamento.

«Ho cominciato sulla pista ciclistica di Fognano nel settembre 2017. All'inizio è stata dura. Tre-quattro allenamenti a settimana, inizialmente per un'ora e aumentando fino a due ore e mezza, più due sedute settimanali in palestra, con pesi e addominali. Ho dovuto dimenticare le vasche in via Cavour con le amiche, perché c'è anche la scuola» dice Veronica.

Il fisico cambia, Veronica diventa più magra e muscolosa. Registra i suoi valori cardiaci durante gli sforzi, annota orari e tipo di allenamento, integratori assunti, dieta. E invia tutto alla piattaforma informatica di Obiettivo3, che la segue a distanza dando indicazioni sulla tabella di marcia. Fino alla scorsa settimana, alla gara ciclistica internazionale paralimpica «Giorni del mare», il 7 e 8 aprile sul lungomare di Marina di Massa. La prima vera gara agonistica per Veronica, la più giovane atleta della competizione, che corre sotto le insegne dell'associazione Anmil sport nella categoria WH1, assieme ad altri 12 concorrenti. E al tempo stesso la prova del nove per Obiettivo3.

I problemi si sono presentati venerdì sera, giorno prima della corsa da 35 chilometri del sabato: «La bici ha preso a fare le bizze, il cambio non funzionava a dovere. Anche Alex è intervenuto per cercare di riparare il danno e mi sono ritrovata con un cambio che funzionava in modo diverso dagli allenamenti», dice la giovane atleta. Veronica scende lo stesso in pista con grinta, conduce una buona gara. Poi, a tre chilometri e mezzo dall'arrivo, buca una gomma. «Ho sbandato e sono finita contro un marciapiede rischiando di ribaltarmi». Tiene duro, percorre l'ultimo tratto quasi da lumaca pur di non essere squalificata. E arriva seconda: medaglia d'argento.

«All'arrivo Alex ha esultato. “Brava, mai mollare”, mi ha detto». Una frase che Veronica ha ricordato in pista il giorno seguente, per la crono di 14 chilometri, quando il filo del freno si è incastrato in un pedale. «Annaspavo, gli altri ciclisti mi superavano a destra e sinistra, avevo paura. Uno degli organizzatori da bordo pista mi ha gridato, spiegandomi cosa fare. Anche gli altri concorrenti mi incitavano, dandomi indicazioni. Una cosa molto bella, che forse oggi esiste solo nello sport paralimpico. Sono riuscita a liberare il filo e a tornare in competizione», dice Veronica. Ed arriva la seconda medaglia d'argento.

Le Paralimpiadi ora sembrano più vicine e sono arrivati anche i messaggi autografi di Giulia Ghiretti e Bebe Vio: «Forza Veronica, ci vediamo a Tokyo». Veronica ci crede. E se la forza di un atleta si vede da come fronteggia imprevisti ed avversità, Veronica potrebbe avere già il biglietto in tasca.

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