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Panathlon

Giovanni Soldini: «Io e il mare»

13 aprile 2018, 07:00

ROBERTO LONGONI

Al lobo sinistro l'orecchino dei doppiatori di Capo Horn; sull'avambraccio destro, il profilo di un capodoglio. Difficile che da qualche parte porti tatuata anche un'ancora. Significherebbe peso, stasi: e Giovanni Soldini è movimento puro, insofferenza agli spazi chiusi che non siano quelli di una barca lanciata verso l'orizzonte. Per lui, presentarsi in un ristorante tra tanti sconosciuti dev'essere come risalire il vento con un angolo ancora più stretto del solito. «Se non fossi diventato quello che sono - dice - mi sarebbe piaciuto essere pilota. Di aliante, soprattutto». La tecnologia è dalla sua. Le barche non navigano più: volano, decollano su timoni e alette nate da ingegneria estrema. Il Panathlon accoglie il signore delle rotte del the (oltre a quello appena stabilito sulla rotta Hong Kong-Londra, detiene il record sulla San Francisco-Shangai) come un porto sicuro. Nonostante la coincidenza con la Juventus, la sala del Santa Teresa è piena. Sold out per Soldini: 110 ospiti, 110 sguardi ansiosi di prendere il largo con il navigatore, che poi faticherà a trovare una rotta d'uscita tra le richieste di foto e autografi.

A portare qui il velista milanese, l'amicizia con un altro lombardo, Ermanno Giombelli, compagno di barca nelle uscite tra amici (al suo fianco anche in qualche traversata). L'«arrembaggio» a Soldini è stato progettato nei corridoi del Maggiore. Giombelli, direttore di Neurochirurgia, è stato a sua volta convinto da Stefano Frigeri, dirigente medico della Clinica odontoiatrica e membro del Panathlon. «Ci provavo da mesi - ricorda lui -, fino a quando Ermanno un giorno mi ha detto: “E' in mezzo all'Oceano Indiano con un timone rotto. Se riesce ad aggiustarlo, viene”». Il presidente Artemio Carra, che donerà all'ospite un Angiolèn dal Dom («E' la nostra Madunina») salutandolo, ringrazia entrambi per la missione compiuta. Soldini è da poco tornato «terrestre», dopo 36 giorni, due ore e 37 minuti in mezzo al mare. Le sue serate pubbliche saranno state al massimo tre. Tutte più o meno obbligate. Qui è per scelta.

Tra tortelli e lambrusco, per rifarsi di quanto gli ha propinato la cambusa desertificata negli ultimi giorni di navigazione. «Tutti di bolina, quando di solito a quella latitudine si incontra un vento che ti porta dritto in Inghilterra». E anche così il record di Lionel Lemonchois è stato abbassato di 5 giorni abbondanti. Soldini lo sapeva che non sarebbero serviti tutti. «Le provviste? Ce n'erano ancora per tre giorni». Ma nega di aver mai avuto certezze («Mi sono rilassato solo quando abbiamo cominciato a risalire il Tamigi: con quelle 15mila miglia senza scalo, Maserati, l'avevamo stressato parecchio»). E' il mare stesso a non concederti sicurezze. E l'uomo ha peggiorato le cose, riducendo gli oceani a immondezzai.

«Il timone? Una botta, e siamo tutti saltati su a vedere. Avevamo urtato qualcosa. Meno male che ne avevamo uno di scorta». Era la prima volta che Soldini pensava di poterne avere bisogno: una fortuna dimenticarsi solo l'apriscatole (ritrovandosi così ad aprire il tonno con mosse da samurai) e non la «guida» del trimarano. «Ora stiamo studiando un sistema a fusibili, per far sì che i timoni si ritraggano in caso di impatto, evitando la rottura». Altra precauzione è stata quella di evitare l'assetto volante per Maserati. «Lo abbiamo deciso veleggiando dalle Hawaii a Hong Kong: troppo sporco il mare». Anche al di là delle «isole di plastica» formate dalle correnti («Ce n'è una nel Pacifico grande tre volte la Francia. E pensare che la plastica abbiamo cominciato a produrla solo da una cinquantina d'anni»). Sembra un controsenso: uno prende il largo dal mondo e si ritrova assediato dai suoi rifiuti.

Ma Soldini non è un asceta del mare. Nelle solitarie (la prima a 16 anni, attraverso l'Atlantico) si è cimentato non per asocialità, ma per sfida e perché erano più economiche. «Si naviga tra professionisti e si va d'accordo. Ma una volta a terra ognuno per proprio conto» dice. In una solitaria si è ritrovato con un'ospite a bordo: Isabelle Autissier, salvata a 59 gradi di latitudine sud, tra i 50 urlanti. «Dovevo cercare una barca capovolta tra le onde. Come punto di riferimento avevo un segnale con un'approssimazione di 10 miglia (20 chilometri)». Ci riuscì, e ricevette la Legion d'onore francese e il titolo di Ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica. «Il comitato dell'Around Alone mi abbuonò 20 ore, ma io avevo perso molto di più». Vinse lo stesso.

Battendo ancora una volta i francesi che per la navigazione d'altura possono contare su sponsorizzazioni di tipo calcistico. «Perché non faccio la Volvo Ocean Race? Trovo piuttosto scadenti le barche. E ci vogliono 20 milioni. Il progetto di Maserati, invece, costa poco più di un milione all'anno. E mi permette di fare ciò per cui sono nato: navigare». Conclusi i lavori in cantiere in Francia, Soldini mollerà di nuovo gli ormeggi. E lo stesso farà d'estate, portando la moglie e i quattro figli su una barca (da diporto) tra le isole greche. In autunno, sarà di nuovo in oceano. Forse a studiare un nuovo record. «Ma non ti rompi mai le scatole, magari in mezzo a una burrasca? Ti domandi mai chi te lo fa fare?» chiede qualcuno. «Può capitare - sorride -. Ma una volta partito devi pur arrivare».

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