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Festa

Renzo Salvarani, i 92 anni di un grande innovatore

16 aprile 2018, 07:03

VITTORIO ROTOLO

Quando varca la soglia della Casa della Gioventù, Renzo Salvarani si arresta improvvisamente. Guarda quasi con stupore gli amici, le autorità, gli ex collaboratori e dipendenti riuniti in questa bella domenica, per tributargli il primo lungo applauso. Circondato dalla moglie Antonietta, dal figlio Giovanni e dai nipoti, chiude gli occhi, il Cavaliere. E in quell’attimo, intenso e carico di emozione, è come se ricevesse l’abbraccio di tutta Baganzola, colorata a festa per il 92esimo compleanno di un figlio illustre.

È il centro di tutto Baganzola, in questa storia imprenditoriale fatta di innovazione e talento, idee e lungimiranza, passione e tenacia. Da qui, infatti, Renzo, il capostipite, muove i primi passi, dopo che la vita lo ha costretto ad abbandonare gli studi troppo presto. Ed è sempre a Baganzola, nel piccolo capannone annesso alla casa di famiglia, con i fratelli Gianni, Emilio, Mario, Antonio e Luigi, ciascuno mettendo a frutto le proprie attitudini, Renzo edifica – partendo dalle fondamenta – un impero. Dagli armadietti studiati per contenere le bombole a gas alle cucine componibili, nel breve volgere di un decennio la Salvarani conquista i mercati.

È un vulcano di idee, Renzo. E le traduce in cucine moderne e resistenti che presto oltrepassano i confini, per approdare in Francia e nel Nord Europa, in Canada, in Brasile e in Medio Oriente. La Salvarani è la prima azienda italiana a credere nell’internazionalizzazione e la prima ad attuare il concetto di responsabilità sociale, con l’assunzione di ragazzi diversamente abili. Tutto questo mentre oltre 2.500 persone, fra operai ed impiegati, fanno il proprio ingresso nel nuovo stabilimento, a ridosso dell’Autosole, negli spazi oggi occupati dalle Fiere di Parma.

Mensa aziendale, formazione per il personale, servizi di trasporto, progetti di nidi e asilo per i figli dei dipendenti: Salvarani è sinonimo di benessere e di famiglia. Una parola, famiglia, che ricorre spesso durante la festa condotta dal giornalista Francesco Silva e arricchita dalle preziose testimonianze di chi, quell’epopea, l’ha vissuta direttamente o ne ha comunque sentito parlare dalla voce rassicurante di un nonno, di un papà, di un fratello maggiore.

Sul palco si alternano così Leo Davoli e Luigi Gandolfi, che all’azienda hanno donato competenze e professionalità; i figli rispettivamente dell’ex sindaco di Parma Lauro Grossi - che della Salvarani fu un prezioso collaboratore - e di Ermes Ghidini, lo storico capofabbrica che tutti conoscevano come il «settimo fratello». E poi, un messaggio di auguri fatto recapitare da Corrado Calvi, altro braccio destro dei Salvarani, e il riconoscimento da parte del Comune, consegnato al Cavaliere dall’assessore Nicoletta Paci.

Gli occhi di Renzo si fanno lucidi. Ripensa probabilmente ai viaggi, alle file di clienti, alle campagne pubblicitarie (persino Mina e Renato Guttuso ne furono protagonisti), a come la sua «creatura» sia stata capace di fare scuola. Di design, prima di tutto. Al MoMa di New York, continua ancora oggi a far bella mostra di sé la celebre «Long Line», la cucina componibile che si caratterizza per il top curvato.

Le parole di Patrizia Capitani e Cesare Azzali, vicepresidente e direttore dell’Unione industriali, costituiscono la degna cornice di ciò che la Salvarani è stata. «Uno splendido esempio di ingegno, di crescita e capacità progettuale in una terra dove, allora, abbondava la miseria, in termini di risorse economiche e di infrastrutture» hanno ricordato. «E persino nell’epilogo malinconico della loro storia imprenditoriale – ha sottolineato Azzali – i Salvarani hanno dato prova di serietà, onorando gli impegni con un grosso sacrificio personale. La speranza di un futuro migliore, per il nostro Paese, passa anche da esempi come questo».

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