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FINANZA

Maxi frode dei malati immaginari, ecco tutti i nomi e le accuse

18 aprile 2018, 07:03

Georgia Azzali

I malati? Erano immaginari. E il contratto di solidarietà (quello previsto per le aziende in crisi) veniva applicato senza che ci fosse una riduzione dell'orario di lavoro, così come detta la legge, perché gli operai continuavano a lavorare regolarmente. Insomma, sia che fossero (ufficialmente) in malattia o in «solidarietà», i dipendenti avevano continuato ad accumulare ore. Un «giochino» ben congegnato che avrebbe consentito a Luigi Sabbatino, titolare della Nuova Ls Group (azienda di impiantistica industriale di Fidenza) e amministratore di fatto della Ls Group, società edile di Noceto in liquidazione, di racimolare un bel bottino. Soldi «risparmiati» anche grazie a un giro vorticoso di fatture inesistenti e affitti di rami d'azienda.

Originario di Pomigliano D'Arco ma residente a Salsomaggiore, Sabbatino, 42 anni, è stato arrestato ieri mattina, dopo un'indagine portata avanti dalla Finanza di Fidenza e coordinata dal pm Paola Dal Monte, per truffa aggravata, dichiarazione infedele, indebita compensazione ed emissione di fatture inesistenti. Il gip ha fatto scattare un sequestro di 2.305.721 euro su conti correnti e immobili, tra cui anche una barca di Sabbatino del valore di 140mila euro. Ai domiciliari, accusati, tra l'altro, di dichiarazione infedele e indebita compensazione sono invece finiti il commercialista Giuseppe Capasso, 51 anni, studio a Parma e casa a Collecchio, i consulenti fiscali Enrico Ozzella e Luca Porta e i consulenti del lavoro Angelo Franco e Sebastiano Messina, tutti napoletani ma con vari rapporti professionali nel Parmense. Chiuso tra le quattro mura di casa dovrà rimanere anche Giuseppe Lazzarini: l'imprenditore, originario di Crotone, ritenuto l'amministratore di fatto della società edile parmigiana G Trade, è indagato per false fatturazioni. Oltre agli arrestati, sono 21 le persone finite sotto inchiesta per reati vari.

I MECCANISMI DELLA FRODE

Semplice ma efficace, il sistema congegnato da Sabbatino e soci, secondo gli inquirenti. Con la «paga globale», il lavoratore veniva retribuito con una retribuzione forfettaria, che fosse in (finta) malattia o in solidarietà. «Grazie a un articolato sistema di frode fiscale - spiega il comandante provinciale della Finanza, Gianluca De Benedictis -, l'imprenditore poteva esibire crediti inesistenti in compensazione. In questo modo lo Stato erogava indennità non dovute, mentre l'imprenditore aveva sostanzialmente la possibilità di non pagare le imposte». Il surplus di stipendio ai lavoratori veniva dato in contanti, grazie alle false fatturazioni, e spesso ciò andava bene per gli stessi dipendenti.

I PASSI DELL'INCHIESTA

Due anni di indagini, partite nel 2015 da una ordinaria verifica fiscale, guidata da Gabriele Nobis, numero uno della tenenza di Fidenza, sulle società Ls Group e Nuova Ls Group. Due piccole aziende, con qualche decina di lavoratori e stranamente con sedi legali e amministrative diverse: le prime nel Napoletano, le seconde invece a Noceto e Fidenza, dove effettivamente veniva svolta l'attività. Era bastato spulciare la documentazione amministrativa e contabile per capire che c'erano diverse anomalie. E dalle carte si è passati poi alle investigazioni sul campo e alle intercettazioni, fino a smascherare gli intrecci del sistema.

LA MOBILITA' «INVENTATA»

L'obiettivo? Sfruttare ogni possibile strumento - sulla carta legittimo - per poter risparmiare su quanto dovuto allo Stato. E' così che nel 2016 i dipendenti della Ls Group, messa in liquidazione, a loro insaputa vengono licenziati e riassunti dalla A.M. Assistenza Meccanica, di cui è amministratore di fatto lo stesso Sabbatino. Peccato, che non ci fossero i requisiti per la mobilità. E che così l'Inps sia stata beffata. «Un'operazione che ha consentito di versare una percentuale molto bassa di contributi - spiega Carlo Pasquali, comandante del Nucleo di polizia tributaria -. Oltre alla truffa ai danni dello Stato, le frodi permettono di sbaragliare la concorrenza, perché aziende come queste possono permettersi di offrire prodotti e servizi a prezzi ridotti del 20-30%».

Un meccanismo oliato. Messo in piedi grazie a una fitta rete di consulenti, prestanome e fiduciari sparsi da Nord a Sud. Da Parma a Crotone.

IL COMMERCIALISTA

I conti dovevano tornare. E per far sì che tutti i documenti fossero - almeno apparentemente in regola - erano necessari «alleati». Persone con competenze specifiche, come i consulenti fiscali e del lavoro. Sono cinque i professionisti finiti ai domiciliari, tra cui Giuseppe Capasso, uno studio in via Strasburgo. Consulente, insieme al napoletano Luca Porta, della A.M. Assistenza Meccanica, la società amministrata di fatto da Luigi Sabbatino, è finito sotto inchiesta per dichiarazione infedele e indebita compensazione, ma è anche accusato di usura. Nessuna cifra mirabolante, una questione di 10mila euro, ma un prestito che il commercialista si sarebbe fatto restituire con un tasso stellare. Ne sono convinti gli inquirenti, ma ne è convinto anche il giudice che lo ha spedito ai domiciliari. «Vi è evidenza - scrive il gip Micucci nell'ordinanza di custodia cautelare - che egli (Capasso, ndr), a fronte di un prestito elargito nel novembre 2014 a..., chiese il contestuale rilascio di due assegni bancari (ciascuno di euro 6.100) con scadenza, rispettivamente 15 gennaio e 15 febbraio 2015, praticando un tasso di interesse calcolato su base annua pari al 117,80%».

E' un nuovo cliente a far finire nei guai Capasso, un imprenditore edile che nel 2014 si rivolge al commercialista su «ordine» del suo nuovo socio, che avrebbe posto come condizione per entrare in azienda proprio quella di rivolgersi al commercialista parmigiano. Nel giro di poco tempo, però, la società comincia ad annaspare perché diversi clienti sono in ritardo nei pagamenti di lavori già fatti e consegnati. Così, secondo quanto ricostruito dall'imprenditore, è lo stesso Capasso che si offre di aiutarlo: 10mila euro di prestito, di cui 7.250 consegnati in contanti e altri 2.750 con un assegno. Ma qualche mese dopo - a gennaio e febbraio 2015 - Capasso incassa dall'impresario due assegni da 6.100 euro l'uno: 12.200 euro in totale, ben al di sopra del tasso consentito dalla legge.

Ma il commercialista parmigiano è solo uno degli uomini - secondo gli inquirenti - che ruotavano attorno a Sabbatino: ci sono anche i consulenti Franco, Ozzella, Messina, Porta e l'imprenditore Lazzarini. Non un'associazione a delinquere, come ipotizza la procura, includendo anche diversi altri indagati, perché non esisterebbe un vincolo associativo «che presenti i caratteri della stabilità e della dedizione al compimento di una serie indeterminata di delitti», sottolinea il giudice. Non solo. Non ci sarebbe «un'unitaria regia a livello tecnico, essendosi Sabbatino avvalso di diversi professionisti, i cui reciproci rapporti, peraltro, laddove esistenti, risultano del tutto estemporanei».

Ma se giuridicamente non è configurabile un'associazione a delinquere, è innegabile - secondo il gip - che gli arrestati abbiano dimostrato «spregiudicatezza e abilità (anche professionale) nella commissione di frodi pubbliche». Tanto disinvolti e senza scrupoli «da rendere quasi certa la reiterazione», da qui la necessità di far scattare gli arresti. Una misura, quella dei domiciliari, ritenuta addirittura «blanda» dal giudice, perché i reati (gravissimi) sarebbero continuati per anni.

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