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ALLUVIONE

La Procura replica all'attacco di Pizzarotti: «Parole scomposte»

20 aprile 2018, 07:02

FRANCESCO BANDINI

L'altro giorno, appena uscita la notizia della richiesta di rinvio a giudizio nei suoi confronti nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione del 13 ottobre 2014, la reazione a caldo del sindaco Federico Pizzarotti era stata all'insegna della prudenza e della pacatezza: «Era un passo che mi aspettavo, però sono assolutamente tranquillo», aveva detto alla Gazzetta. Ma dopo averci dormito su una notte, ieri, a freddo, il primo cittadino è tornato sulla vicenda che lo riguarda, stavolta usando toni estremamente duri e rivolgendo un attacco diretto e senza precedenti alla Procura della Repubblica.

Un attacco che Pizzarotti ha affidato alla propria pagina Facebook ufficiale, dove già nelle prime righe del post inserito alle 11.35 si scaglia contro i pm di vicolo San Marcellino. Dopo aver lamentato che «ancora una volta» la notizia di un provvedimento dei magistrati è arrivata «dai giornali e non dagli organi preposti», arriva l'affondo del primo cittadino: «Forse la Procura crede che le persone siano individui privi di emozioni da sbattere in prima pagina».

Per poi rincarare la dose facendo anche un riferimento al suicidio dell'ex rettore Loris Borghi, che era indagato nell'inchiesta Pasimafi sulla scandalo nella sanità: «Recentemente noi parmigiani abbiamo visto a quali conseguenze può portare questo scarso rispetto», scrive. E conclude la prima parte del post con una frase perentoria: «Dico solo che è ingiusto».

Interpellato dalla Gazzetta, il procuratore della Repubblica facente funzioni Lucia Russo si limita a una sola frase: «Non intendo commentare parole scomposte». Cinque parole, quelle della Russo, che sono sì un «no comment» ma che, allo stesso tempo, esprimono anche un giudizio severo sulle dichiarazioni di colui che rappresenta un'istituzione e che, proprio in quella sua veste, si è scagliato con toni inusitati contro un'altra istituzione.

Già tre mesi fa il sindaco se l'era presa con la Procura, sempre in relazione all'inchiesta per l'alluvione, anche se con affermazioni che non avevano raggiunti il livello di ieri: in quell'occasione, all'indomani dell'avviso di chiusura delle indagini, scrisse un post per stigmatizzare la fuga di notizie: «Trovo tutto sui quotidiani, documenti non ancora pubblici», aveva scritto, aggiungendo: «Le notizie si ricevono prima dai quotidiani che dagli organi preposti. Penso che il rispetto istituzionale sia un'altra cosa. In fondo stiamo parlando di persone e non di cose».

Tornando al post di ieri di Pizzarotti, dopo l'attacco frontale il sindaco ribadisce concetti già esposti in altre occasioni: «Mi sento tranquillo. Il sindaco ha messo in campo tutte le energie, tutte le forze, tutti i poteri, tutti gli strumenti necessari prima, durante e dopo l’alluvione. Non dormirei la notte se sapessi che non fosse così. È stato fatto tutto ciò che era necessario fare in quel momento e nessuno ha il potere di fermare l’acqua con le mani. In estrema sintesi, la procura non contesta le operazioni che abbiamo messo in campo per superare la crisi alluvionale, ma alcuni passaggi normativi sui quali mi sento a posto con la coscienza».

Per poi concludere ribadendo le troppe responsabilità che attualmente, a suo avviso, sono in capo ai primi cittadini («il sindaco è l’unico politico in Italia con il massimo delle responsabilità e il minimo dei poteri») e affermando: «Oggi ci vuole un pazzo per fare il sindaco. Ma si sappia che rifarei ogni singolo passo compiuto in questi anni, passando pure dalle accuse e da tutti gli esposti verso di me archiviati dai giudici».

Allo scontro fra sindaco e Procura si è accompagnata ieri la polemica politica, con vari attacchi arrivati a Pizzarotti per le sue dichiarazioni e anche per avere definito la richiesta di rinvio a giudizio come «un atto dovuto», quando in realtà non lo è.

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