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Intervista

Franconi Lee: «Tosca al Regio come un thriller di Hitchcock»

21 aprile 2018, 07:00

LUCIA BRIGHENTI

«Noir», «minimalista», «tradizionale». Sono alcuni degli aggettivi con cui è stata definita Tosca di Alberto Fassini, nata nel 1998 con le scenografie di William Orlandi, poi ripresa innumerevoli volte per la regia di Joseph Franconi Lee.

Il regista italoamericano, che di Fassini è stato assistente per oltre vent'anni, riporta a Parma il capolavoro di Puccini, in scena da venerdì 27 aprile per la Stagione Lirica 2018 del Teatro Regio. Alla «Gazzetta di Parma», Franconi Lee svela qualche retroscena di questo lavoro interpretato la prima volta da Raina Kabaivanska e poi “indossato” da tante altre cantanti. A Parma, Anna Pirozzi vestirà i panni della protagonista a fianco di Andrea Carè (Cavaradossi) e Francesco Landolfi (Scarpia).

«La lezione che ho imparato dal mio maestro Alberto Fassini e, attraverso di lui, da Luchino Visconti, - spiega Franconi Lee – è che essere fedeli all'ideazione di uno spettacolo non vuol dire ripeterlo identico. Penso che Tosca sia rimasta fedele all'idea originaria pur essendo cambiata in tutti questi anni. Nel 2009, a Parma, i loggionisti mi avevano detto che gli era piaciuta “nonostante fosse minimalista”. Oggi, passati nove anni, credo si possa considerare uno spettacolo tradiziona-
le».

Qual è l'idea centrale, quella che è rimasta intatta negli anni?

«Questa Tosca è stata pensata come un film noir, un thriller di Hitchcock, perché il secondo atto si presta moltissimo a questa lettura. Le luci (di Roberto Venturi) hanno un'importanza centrale per creare l'effetto del film in bianco e nero».

Tosca: eroina o vittima?

«Tosca è un personaggio forte e debole al tempo stesso, ma mai vittima. È lei a prendere tutta la situazione in mano, non solo nel secondo atto: dice a Cavaradossi cosa deve fare e, nella mia regia, prende l'iniziativa e muove Cavaradossi, quasi come fosse una pedina degli scacchi».

Lei ha detto che questo allestimento è nato per una diva...

«È uno spettacolo nato con Raina Kabaivanska, che lo ha amato moltissimo, ma anche le interpreti successive si sono sempre trovate a loro agio. A Tosca viene data una centralità assoluta. In passato mi è capitato di avere qualche problema con un interprete di Scarpia (un grandissimo basso-baritono) che si è lamentato perché nella “sua” scena, Tosca ha un ingresso da diva assoluta. Ha insistito molto perché cambiassi la scena, ma non ho ceduto».

Nel suo modo di lavorare, quanta importanza ha la musica?

«Da Fassini e Visconti ho imparato a iniziare dalla musica: loro per prima cosa ascoltavano una registrazione dell'opera. Dallo spartito nascono le idee, bisogna aver presente le esigenze e gli attacchi dei cantanti. Ho sempre avuto gratitudine nei confronti di Fassini perché, lavorando con lui, ho imparato tutto per osmosi. Da parte mia, ho una buona formazione musicale: a cinque anni ho iniziato a studiare violino e poi ho suonato nella Youth Orchestra di New York, diretta qualche volta da Leonard Bernstein».

Per informazioni e biglietti: tel. 0521-203999; biglietteria@teatroregioparma.it; www.teatroregioparma.it.

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