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Tribunale

Picchia e perseguita la fidanzata: condannato a due anni

21 aprile 2018, 07:00

Roberto Longoni

Chi per un motivo, chi per un altro, nessuno dei due aveva avuto un passato facile. E magari fu proprio questo a unirli. Forse credettero di potersi dare forza insieme, di diventare parti di un reciproco rifugio. Se questa fu la speranza, fu di breve durata. Presto le cose presero una brutta piega. E da possibile rifugio che era, la coppia si trasformò in una trappola. Con la ragazza, diventata, suo malgrado, l'ossessione di lui. E lui l'aguzzino dell'ex convivente. Anche questa volta, come troppe altre, si è passati dalle dichiarazioni d'amore alle violenze e alle minacce, con denunce e arresti di conseguenza. La conclusione, in un'aula di tribunale, con la condanna dell'ex fidanzato diventato stalker. Tutto ebbe inizio nel giugno del 2012. I due, entrambi originari di un'altra regione, sui 23 anni, si incontrarono e piacquero. Dopo un mese, lui si iscrisse a un corso professionale serale a Parma, dove lei era iscritta all'università. Ma dopo pochi mesi d'idillio l'ombra ingombrante del passato o piuttosto un suo ritorno in scena, si mise tra i due. Una sera lei a casa diede voce ai propri sospetti taciuti da un po'. «Hai ricominciato a farti d'eroina?» gli chiese a bruciapelo. Lui negò. Ma la discussione si trasformò in litigio. E a un certo punto il giovane andò oltre le parole: spinta a terra la ragazza, le sbatté la testa sul pavimento. Lei, a sua volta lo colpì, ma soprattutto riuscì a chiedere aiuto a una vicina provvista di una copia delle chiavi dell'appartamento. La donna chiamò i carabinieri e accorse, trovando entrambi insanguinati. Scattò la prima denuncia, per lesioni. Il giovane tornò a vivere dai genitori. Ma fu una separazione momentanea: dopo qualche mese, i due ripresero a frequentarsi. Fino a quando, una sera, in un circolo, il ragazzo ebbe un litigio con altri giovani, alla presenza di lei. Venne anche preso a pugni. Non si sa bene che cosa sia scattato nella sua mente a questo punto, ma lui accusò la ragazza di essere la causa di quel litigio. E decise di rifarsi su di lei, prendendola a botte. Lei finì al pronto soccorso e lui in manette, arrestato in flagranza. A suo carico scattò anche il divieto di avvicinamento alla ragazza: il giovane tornò nella propria città d'origine. Passò un paio di giorni, quando lei, cercando di nascondersi dietro un profilo falso, lo contattò su facebook. Era ancora legata a lui e voleva avere sue notizie. Lui capì subito chi fosse a cercarlo. Ben presto, i nervi si fecero tesi anche online. E lei decise di tagliare anche quell'ultimo filo virtuale che la legava all'ormai ex fidanzato. Lui non la prese bene. Lei gli inviò un whattsapp con la foto della propria faccia tumefatta per le botte. «Ma ti rendi almeno conto di quel che hai fatto?» gli scrisse. Lui rispose passando presto dal «Ti amo» al «Ti ammazzo». A sua volta inviò delle foto, con soggetti vari. La ragazza si vide recapitata anche l'immagine di una pistola oltre a un centinaio di messaggi al giorno (accompagnati da una quarantina di telefonate). Finita la convalescenza, la giovane tornò a Parma. Costretta a chiedere ad alcuni amici di accompagnarla e di fermarsi a dormire da lei. Perché l'ex l'aveva più volte pedinata per strada o s'era appostato sotto le sue finestre. Lui (in teoria) era ai domiciliari in una comunità, ma anche lei si ritrovò ai domiciliari per la paura, fino a quando nel luglio del 2014 lui non si arrese, lasciandola in pace. La «parte giudiziaria» della relazione si è conclusa davanti al pm Laila Papotti e al giudice Maria Cristina Sarli. Il giovane è stato condannato a due anni.

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