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Busseto

Rapina alla Banca popolare di Lodi, due condannati

21 aprile 2018, 07:00

Roberto Longoni

Si erano mascherati per bene. Tanto che se fosse stato periodo di Carnevale, a Busseto sarebbero stati presi per buontemponi e non per rapinatori. Eppure, ritennero che coprirsi le teste con le parrucche e i volti (tra l'altro truccati) con grossi occhiali da sole e scaldacolli non bastasse a renderli irriconoscibili. La telecamera puntata sul bussolotto d'ingresso della Banca popolare di Lodi, la vollero affrontare ancora più protetti: il figlio facendosi ombra con un fazzoletto, il padre con una cartellina. Fu più che un eccesso di zelo, fu un clamoroso autogol. Un errore costato il carcere ai due e al loro complice, il palo-autista rimasto in attesa fuori, a sua volta travisato. E' su quella cartellina, abbandonata dai malviventi una volta entrati in banca, che è stata trovata l'impronta digitale fatale alla banda. Una sola, ma sufficiente a far sì che i responsabili del colpo messo a segno il 5 maggio scorso venissero acciuffati il 20 luglio dei carabinieri del Nucleo investigativo di Parma e della stazione di Busseto. Aver maneggiato liberamente quella cartellina aveva reso inutile l'ulteriore precauzione dei banditi (tra l'altro ben noti alle forze dell'ordine), ossia di indossare guanti di lattice.

Eppure, ai tre quello era sembrato un colpo perfetto. Il cutter puntato alla gola di una donna aveva paralizzato gli altri due clienti, i tre dipendenti dell'istituto di credito e l'addetta alle pulizie. Erano le 15,45: la cassa del bancomat era stata caricata da poco. Dopo che tutti furono spogliati di cellulari ed effetti personali, sei vennero legati a gruppi di tre con fascette alle sedie negli uffici, mentre un'impiegata fu costretta a fornire i codici per l'apertura del forziere a tempo. Trenta minuti d'attesa, e in tre sacche i rapinatori infilarono 112mila euro. I sette furono rinchiusi nel bagno, la cui porta fu bloccata con i mobili dell'ufficio. I tre - tutti campani, ma da tempo domiciliati a Parma - furono arrestati mentre si concedevano un po' di bella vita con il malloppo, con l'accusa di rapina e sequestro di persona. Il padre 47enne ha patteggiato nei giorni scorsi. Il figlio 21enne è stato condannato dal Gup a tre anni e 4 mesi oltre a una multa di mille euro. Il 28enne complice che attendeva fuori, al volante di una Ford Focus a tre anni e 800 euro di multa.

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