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VERITA' CHOC

Il bimbo morto a 18 mesi aveva assunto metadone

22 aprile 2018, 07:04

GEORGIA AZZALI

Il respiro che si fa sempre più affannoso. E poi si blocca. Potrebbe essere passato dal sonno alla morte senza piangere. Perché c'era metadone nel sangue del bimbo di un anno e mezzo morto il 4 aprile. I primi riscontri degli esami tossicologi rivelano una verità drammatica: il piccolo ha assunto il potente analgesico spesso dato ai tossicodipendenti che seguono un percorso di disintossicazione. Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal pm Paola Dal Monte, che inizialmente aveva aperto un fascicolo contro ignoti per morte come conseguenza di altro reato, mantengono il riserbo. Tuttavia, i primi esiti sulle analisi disposte subito dopo l'autopsia, affidata al medico legale bolognese Donatella Fedeli, non lascerebbero spazio ai dubbi. E' chiaro che sarà necessario attendere la relazione finale per avere la certezza che sia stato il metadone a uccidere il bimbo, ma già questi risultati possono far ipotizzare che il farmaco sia stato quantomeno una concausa della morte.

LE DOMANDE E LE IPOTESI

Un bambino sano, che cresceva bene. Non c'erano segni di violenza e maltrattamenti, ma allo stesso tempo l'autopsia non ha rivelato malformazioni o patologie che possano aver portato alla morte. Né il piccolo è stato soffocato da un rigurgito. L'anomalia sconvolgente è la presenza del metadone che, come tutte le droghe e i farmaci, può portare a una overdose e anche alla morte. Un tragico incidente? Il piccolo che trova in casa (o altrove) un flaconcino di metadone, sotto forma di sciroppo, e lo beve? Oppure, la decisione di tranquillizzare il bimbo, che forse in quei giorni era più capriccioso del solito, facendogli assumere quell'analgesico? Per ora ci sono solo domande. E una miriade di ipotesi inquietanti.

LO SPACCIO DEL FARMACO

I genitori del bambino (lei, parmigiana, 36 anni, e il padre, tunisino, 37) hanno avuto problemi di tossicodipendenza, ma attualmente non sono inseriti in alcun programma di disintossicazione del Sert. Insomma, se il farmaco è entrato in quella casa non può essere stato consegnato dai servizi pubblici. Ma il metadone viene anche spacciato, così come si fa con l'eroina, la cocaina, l'hashish e le altre droghe. E allora potrebbe anche essere importante capire chi l'ha venduto.

IL RACCONTO DEI GENITORI

La madre e il padre non hanno mai fatto cenno al metadone. Dicono di aver dato al bimbo una tachipirina, perché da alcuni giorni aveva un po' di febbre, anche se non risulta che il pediatra sia stato contattato. Quel giorno la mamma sarebbe uscita di casa tra le 9,30 e le 10 per andare al lavoro - è lei stessa ad averlo riferito - per poi rientrare tra le 13,30 e le 14. In quelle ore, mentre la donna è fuori, in casa c'è il padre. Quando la madre torna, l'uomo sta dormendo sul divano: non avrebbe sentito il bimbo piangere o lamentarsi, ma quando la mamma si avvicina al lettino si accorge che il figlio fa fatica a respirare, forse è addirittura già morto. Potrebbero chiamare il 118, invece decidono di caricare il piccolo in macchina e precipitarsi al Pronto soccorso del Maggiore. Una corsa disperata e vana.

In casa non sono stati trovati flaconi (vuoti o pieni) di metadone o tracce di altre sostanze, anche se la polizia è entrata in quell'appartamento molte ore dopo il dramma. Ma adesso bisognerà tentare di riscrivere quella giornata. Spiegare perché c'era metadone nel sangue del bambino. E capire le responsabilità.