Sei in Archivio bozze

EDITORIALE

La generazione che rinuncia a educare i propri figli

di Michele Brambilla -

22 aprile 2018, 15:02

La generazione che rinuncia a educare i propri figli

C'è un dibattito ancor più surreale di quello politico. Si discute infatti se non sia troppo severa la misura – bocciatura – che il ministro Fedeli ha proposto per lo studente che a Lucca ha aggredito un professore dicendogli «Non farmi incazzare: inginocchiati e dammi 6»; per il suo compagno di classe che lo stesso professore lo ha preso a testate con tanto di casco integrale; e per i loro compari che hanno ripreso tutto e messo – così, per ridere un po' – in rete. Bocciare? Sarà mica esagerato? A Velletri un altro studente ha minacciato la sua insegnante dicendole «ti faccio sciogliere nell'acido», e magari è stato pure promosso, visto che il filmato è dell'anno scorso.
Eccezioni? Casi estremi? No. Solo nei primi quattro mesi del 2018, sono ben ventisei gli insegnanti aggrediti dentro o nei dintorni delle scuole: dai ragazzi ma anche dai loro genitori, perché il cancro parte da lì, da una generazione di padri e madri che ha rinunciato a educare: molto più facile dire sempre di sì, ai propri cocchi, e magari farsi i fatti propri invece di stare loro appresso. Chi ha scritto che è un problema di ceto sociale, di ragazzi delle periferie degradate, non sa che tanta arroganza c'è anche nelle scuole dei ricchi, con i Cayenne parcheggiati in seconda fila alla fine delle lezioni. Tra le tante emergenze italiane, quella educativa è la più seria, e non riguarda solo i ragazzi.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it