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Intervista

Carminati: «Tosca è una tavolozza perfetta»

23 aprile 2018, 07:01

GIULIO ALESSANDRO BOCCHI

A partire da venerdì prossimo “Tosca”, di Giacomo Puccini, andrà in scena al Teatro Regio di Parma. A dirigerla, sul podio dell'Orchestra Filarmonica Italiana, sarà Fabrizio Maria Carminati, che si è esibito già molte volte al Regio.

Come si è avvicinato alla direzione d'orchestra?

«È stato un percorso artigianale e ho fatto tutti gli step per arrivare alla direzione d'opera, iniziando ad accompagnare i cantanti al pianoforte. Ho cominciato a lavorare per il commendator Bertone facendo miriadi di spettacoli nel ruolo di pianista accompagnatore e preparatore dei cantanti e direttore di palcoscenico fino a quando l'impresario mi ha detto “adesso giri le spalle al pubblico”. Io non ho capito subito voleva che dirigessi, ma si trattava di una Lucia di Lammermoor a Gozzano. Poi ho iniziato a lavorare al Teatro Regio di Torino come suggeritore ed ebbi la fortuna di sostituire un direttore che si era cancellato, debuttando in Bohème. Da allora non ho più smesso dirigendo sessanta diversi titoli».

Quanto cambia tra in repertorio sinfonico e quello lirico?

«Non ci sono vere differenze dal punto di vista tecnico, ma l'opera è più totalizzante e l'attenzione del direttore d'orchestra è moltiplicata per venti. Aver fatto tante diverse esperienze in questo campo mi ha aiutato a capire come si lavora nell'opera».

Come sarà la sua interpretazione di Tosca?

«Tosca l'ho diretta tante volte in diverse fasi della mia carriera e più la dirigo più mi rendo conto che è una tavolozza perfetta: non c'è una nota sola affidata al caso ed è tutto scritto. Io, in tutta umiltà, sto cercando di rispettare tutto, anche i metronomi. Ascoltare i tempi dei metronomi scritti da Puccini può lasciare perplessi perché un una miscellanea di bel canto, canto sospeso ed azione. Tosca è un thriller e Puccini aveva le idee molto chiare. Spesso si ascoltano tempi influenzati da una tradizione che rispetto profondamente, ma per il rigore delle indicazioni di Puccini sto diventando un abbastanza “talebano” perché mi rendo conto che come è scritta è perfetta».

Che differenza c'è tra quest'opera e una come “Anna Bolena” di Donizetti che aveva diretto al Regio l'anno scorso?

«Cambia il mondo. Donizetti è un autore che come Bellini frequento moltissimo: quello del “bel canto” è un mondo che ha costruito quello di Puccini, ma c'è stato un salto generazionale. In Puccini ci sono tutti i suggelli della sua scuola, ma evoluti verso un mondo completamente nuovo. Purtroppo per l'opera non c'è la stessa costanza che c'era tra l'ottocento e il novecento, ma spero che in futuro ci sia un risveglio e che la lirica, un bene unico nell'universo, possa continuare».

Com'è il pubblico del Regio?

«Lo temo sempre, ma lo amo allo stesso tempo perché è un pubblico vero: ascolta, attento e segue tutto. Si arriva al giorno della prima che si hanno mille preoccupazioni, forse anche più del dovuto. Questa preoccupazione influisce molto sugli artisti. È un mondo che non vorrei che si cancellasse perché questo atteggiamento fa l'opera e la fa crescere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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