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Noceto

Morto improvvisamente a 47 anni Filippo Virgili, lavorò per il Papa

23 aprile 2018, 07:04

NOCETO Un sorriso contagioso, un uomo che amava la vita nelle sue espressioni migliori, come l'arte e i Paesi del mondo. Ed era innamorato della sua famiglia: la moglie Erica e i figli, i gemelli James e Ryan. Uno sportivo e un buon rugbista. Sempre pronto a farsi in quattro per gli amici. Un nocetano, insomma, a cui la vita ha mostrato il suo lato più crudele. Filippo Virgili, per tutti «Virgola», restauratore, venerdì è stato strappato all'affetto dei tantissimi che lo conoscevano. Un malore improvviso ha spento il suo sorriso a 47 anni, ma non spegnerà il ricordo di quelli che, a Noceto, a Parma (dove adesso abitava in una casa che ne riflette i gusti e le capacità artistiche) e in giro per il mondo, hanno avuto la fortuna di incontrarlo.

Una gioventù, quella di Filippo, passata a Borghetto di Noceto. Tra la campagna e il rugby. A respirare valori e, su questi, a costruire il suo futuro. «Virgola», infatti, gioca a rugby e vestirà la maglia del Noceto e quella dell'Amatori. E' una buona ala e un altrettanto buon placcatore e si diverte con gli amici come Filippo Frati, Andrea Marchinetti, Alessandro Tanzi e Michele Giuffredi. Nel frattempo si diploma all'Istituto d'arte e in seguito inizia a fare il lavoro che ama: il restauratore. Lavora agli affreschi del Duomo e di San Giovanni. Si trasferisce poi a Londra all'«International fine art conservation studio». Nella capitale del Regno Unito resterà dodici anni e una delle sue più grandi soddisfazioni sarà quella restaurare, con la collaborazione di altri due restauratori del suo paese, Gian Mario Mori e Silvia Zilocchi, e della parmigiana Francesca Folli, e rinnovare la cappella di Birmingham in occasione della beatificazione del cardinale Newman. Il 15 settembre 2010, il primo a pregare nella cappella restaurata da Virgili, fu papa Ratzinger, Benedetto XVI. E Filippo risistemò anche l'antico trono su cui in quell'occasione sedette il pontefice. In Inghilterra Virgili ebbe altre soddisfazioni; partecipò infatti a tantissimi lavori, alcuni commissionati addirittura dalla regina Elisabetta.

Eclettico e aperto, Filippo poi torna a Parma e incontra Erica, una ragazza irlandese che sposerà e che gli darà due gemelli: James e Ryan. I due sono una coppia affiatatissima, si aiutano a vicenda e sono un punto di riferimento per i tanti che hanno la fortuna di conoscerli. Marito e moglie condividono tante passioni, fra cui la curiosità di scoprire le bellezze del pianeta. Infatti, il loro viaggio di nozze è una sorta di giro del mondo in cui, tra le altre meraviglie, visitano la Grande Muraglia. Un altro viaggio «storico» che Virgili intraprese fu con l'amico fraterno Filippo Frati. Meta: la Nuova Zelanda.

La curiosità di scoprire e conoscere di Virgili era, inoltre, pari all'entusiasmo con cui affrontava la vita. Dava il massimo nel lavoro, non solo di restauratore, ma anche di designer d'interni e consulente immobiliare, ma anche nel tempo libero. Quando abitava a Londra, ad esempio, pur di giocare a rugby si era «arruolato» nei London French, il club transalpino della capitale inglese. Poi, però, vestì anche la maglia dei London Italian e, una volta tornato a Noceto, militò negli Old. «A Londra - racconta il cognato Massimo Giovanelli, ex capitano degli azzurri di rugby - ospitò davvero mezza Noceto. Tutti quelli che passavano di là lo andavano a trovare. La sua porta era sempre aperta». Giovanelli ricorda quando da bambini «da Borghetto io e lui facevamo due chilometri a piedi tutti i giorni per andare a scuola. Vedevamo passare le stagioni, eravamo come fratelli. Poi, ho avuto la fortuna di diventare suo cognato. Ho trascorso la vita insieme a lui e ora perdo una parte di me». In attesa della data del funerale, da Noceto a Parma tantissime persone stanno facendo sentire la loro vicinanza alla moglie Erica e ai figli, al papà Plinio, conosciutissimo pittore e ceramista, alla sorella Monica e al fratello Paolo, ai nipoti e ai numerosi parenti e amici che lo piangono e non lo dimenticheranno. Perché, come scrisse Tolkien, «le radici profonde non gelano».

m.c.

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