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Intervista

Baustelle: «Non archiviamo il 25 aprile»

25 aprile 2018, 07:01

Giulia Viviani

A quasi vent'anni dall'uscita del loro primo disco, «Sussidiario illustrato della giovinezza», i Baustelle danno alle stampe quello che potrebbe essere definito come un sussidiario illustrato della maturità, in particolare dell'amore in età adulta. Nelle canzoni de «L'amore e la violenza vol.2» c'è tutto il caleidoscopio possibile di storie e di relazioni amorose, la magia totalizzante dell'innamoramento, il tradimento inevitabile, la fatica di ricominciare dopo una rottura.

Per la prima volta il trio di Montepulciano si avventura in un «volume 2»: «Nel primo capitolo quello che doveva essere lo sfondo, ovvero il presente storico, la guerra quotidiana che viviamo –racconta Francesco Bianconi- ha preso il sopravvento sul sentimento. In pratica si è parlato più di violenza che di amore. Stavolta abbiamo fatto il contrario, un po' alla Prévert, l'amore è al centro e il contesto, la tragedia collettiva, fanno da cornice».

Dopo i ricchi arrangiamenti orchestrali di «Fantasma» i Baustelle sono tornati a sonorità più simili a quelle degli esordi, mettendo pericolosamente insieme il pop e l'amore: «Un connubio che sulla carta mi fa vomitare, però c'è territorio di sfida ed è la sfida che ci ha animati. Scrivere canzoni d'amore in un momento in cui tutti lo fanno è la cosa più difficile, noi volevamo vedere se avesse senso portare il nostro punto di vista che non è quello dell'happy ending a tutti i costi. Sapere che le relazioni non hanno sempre un lieto fine del resto potrebbe aiutarci, è il vantaggio di noi pessimisti cosmici, abbiamo già una visione critica dell'esistenza e in qualche modo questo ci fortifica».

Se non fosse chiaro, nonostante il sottotitolo ironico dell'album «Dodici nuovi pezzi facili», le canzoni dei Baustelle sono tutto fuori che immediate, disimpegnate e leggere come vorrebbe il pop: «L'amore è un atto politico, è l'esatto contrario del disimpegno, significa uccidere il proprio ego in totale adesione all'altro. Serve il coraggio di uscire dall'individualismo per abbracciare l'altro, in pratica l'amore è di sinistra, anzi direi che l'amore è quasi socialista».

I Baustelle hanno appena intrapreso una tournée che dopo diversi anni nei teatri li riporterà nei club a proporre un mix degli ultimi due dischi, con una selezione di brani del passato riarrangiati; tra le date in cartellone anche quella particolare di stasera a Parma, per il concerto serale in piazza Garibaldi legato alle celebrazioni per la Festa della Liberazione: «Abbiamo accettato volentieri l'invito del Comune d Parma perché per noi il 25 aprile è una ricorrenza che ha senso portare avanti, anche attraverso momenti più “leggeri”, come quelli musicali. C'è chi vorrebbe archiviare il 25 aprile, chi lo considera una festa ormai sbiadita ma dobbiamo pur combattere contro il vociare becero e il qualunquismo di questi tempi. L'antidoto è non rassegnarsi, discutere, così si va avanti in uno Stato democratico».

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