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INCHIESTA

Affitti, a Parma sono ancora tanti quelli che non pagano

26 aprile 2018, 07:04

Francesco Bandini

Ormai è diventata una frase imprescindibile della crisi economica partita una decina di anni fa: «Far fatica ad arrivare alla fine del mese». In questo quotidiano sforzo di sopravvivenza da parte di molti italiani, il ruolo giocato dall'affitto è spesso determinante. Un affitto che in molti non riescono a pagare con regolarità, anche a Parma. Sentendo gli addetti ai lavori, il fenomeno della morosità a Parma non sarebbe in crescita, ma questo non equivale necessariamente a una buona notizia. Infatti, dopo avere raggiunto il picco negli anni in cui la congiuntura economica negativa si è fatta sentire più duramente, il fenomeno non accenna a diminuire. E questo non è certo un buon segnale, perché sta a indicare che sono ancora in tanti ad avere problemi a far quadrare i conti e che l'uscita dalla fase di difficoltà ancora non si vede. Per capire qual è l'andamento, occorre distinguere la situazione del mercato privato da quella degli alloggi di edilizia pubblica, gestiti da Acer. Sul fronte del privato, non esistono indicatori precisi, perché per la loro stessa natura i rapporti tra proprietari e inquilini sono gestiti in modo elastico e spesso capita che il padrone di casa attenda molto tempo prima di agire concretamente contro l'inquilino moroso. Tuttavia, qualche «sentiment» lo si può intercettare. «Dal nostro osservatorio – spiega Mario Del Chicca, presidente di Confedilizia – rileviamo che i casi di difficoltà nel pagare l'affitto sono ancora tanti, anche se notiamo una lieve tendenza alla diminuzione degli sfratti per morosità, dopo avere raggiunto il picco un paio di anni fa. Nessun proprietario si diverte a dare uno sfratto, è sempre l'extrema ratio ed è sempre un fallimento per tutti». I dati del tribunale relativi al numero di provvedimenti di sfratto per morosità (uso abitativo) avviati nel 2017 sul mercato privato fa registrare un certo calo rispetto al 2016: l'anno scorso sono stati 545, a fronte dei 611 dell'anno prima.

Ma un po' meno sfratti non significa necessariamente che ci sia meno gente che ha difficoltà a pagare l'affitto. Come confermano da un altro osservatorio privilegiato, quello del Sunia, il principale sindacato degli inquilini. «Il numero delle persone in difficoltà è rimasto quello degli anni peggiori della crisi», spiega il segretario Corrado Turilli. Che rileva un problema sopra ogni altro: «Gli affitti sono ancora molto alti. E uno dei motivi per cui questo avviene è che molti proprietari ancora non conoscono che esistono i canoni concordati, grazie ai quali i padroni di casa potrebbero abbassare gli affitti senza rimetterci nulla, grazie agli importanti sgravi fiscali». Un'opzione che, se sfruttata adeguatamente, secondo Turilli limiterebbe anche la richiesta (oggi molto alta) di case popolari, «che sta diventando l'obiettivo anche per molta gente che ha un lavoro». C'è poi un altro problema che rileva: «Riscontriamo una forte diffidenza verso i migranti, per cui si arriva al paradosso che c'è chi non vuole affittare casa a stranieri nemmeno quando hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato». Tanti anche i giovani che hanno difficoltà a pagarsi un affitto, «perché fanno fatica ad approdare a una stabilità contrattuale nel lavoro». Poi c'è il fronte degli alloggi popolari. Anche qui, come spiega il presidente di Acer Bruno Mambriani, «non ci sono forti differenze rispetto agli anni passati per quanto riguarda le difficoltà nel pagare gli affitti. Oggi il totale delle morosità sul totale delle emissioni (ovvero di ciò che gli inquilini sono tenui a pagare, ndr) è del 3,5%». Normalmente, il tasso di chi a fine anno risulta moroso varia fra l'8 e il 10%, ma l'attività di recupero posta in essere da Acer permette un significativo recupero nel giro di alcuni anni. «Chiamiamo le famiglie – ricorda Mambriani – , ci parliamo, tentiamo di far sottoscrivere un piano di rientro, perché lo sfratto è sempre l'ultima soluzione, che non risolve nulla perché chi non riesce a pagare l'affitto della casa popolare ha come alternativa la strada». I canoni sono bassi (mediamente 120 euro al mese, con un minimo di 44 euro), ma «le famiglie non vanno in difficoltà per l'affitto, quanto piuttosto per i problemi nel fare fronte alle bollette di acqua, luce e gas, che non sono calmierate come i nostri canoni».

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