Sei in Archivio bozze

Intervista

Jack Savoretti: «Fiero delle origini italiane»

26 aprile 2018, 07:01

FRANCESCO MONACO

Un bel ragazzo con una gran bella voce che scrive belle canzoni di successo. Studi in Svizzera ed esperienze negli Stati Uniti, ha una splendida famiglia e può vantare addirittura un nonno partigiano, protagonista della liberazione di Genova dai fascisti. Sembra impossibile trovare un difetto a Jack Savoretti, il 34enne cantautore angloitaliano (o italo-inglese), da poco tornato nuovamente nella sua seconda patria con un tour acustico che farà tappa al Teatro Regio il 26 maggio (info biglietti: Arci/Caos, tel 0521 274615).

Proviamo a chiedergli, allora, se il il suo show perde qualcosa senza la band. O se invece ci guadagna

«Beh, chiaramente ne risentiranno il ritmo e il groove - risponde al telefono in perfetto italiano - ma d'altro canto l'atmosfera intima farà pensare di più e farà risaltare le liriche. Saremo io, la mia chitarra, un pianista e un quartetto d'archi: cercheremo di farvi passare una serata elegante».

Nonostante sia venuto spesso in Italia, quello di Parma è un debutto.

«Infatti - conferma - sarà la prima volta per me. Ma conosco il Teatro Regio, so quanta storia si porta dentro».

La scena inglese è sempre molto ricca e piena di fermento. Però, rispetto a qualche tempo fa, per gli artisti britannici è più difficile sfondare in Italia. In questo caso la doppia identità aiuta?

«In effetti è difficile costruirsi un pubblico in Italia, ma quando ci riesce è una grande soddisfazione. Specie per me, naturalmente. Anche se in realtà, mi sento molto più italiano quando sono a Londra e più straniero quando vengo in Italia. Penso sia questione di abitudini».

Che differenze ci sono tra il mercato musicale britannico e quello italiano?

«Sono certamente diversi, soprattutto come ordine di grandezza e di importanza. Ma la vera differenza è che in Inghilterra non si sa mai cosa funzionerà il mese dopo o l'anno dopo. C'è una maggiore apertura verso le novità, mentre in Italia si tende un po' a decidere dall'alto cosa andrà e cosa no. Diciamo che in Inghilterra decide ancora il pubblico, il mercato non è controllato dai media, dalle radio o dalle tv».

In Italia, in effetti, o vai a un talent o nessuno ti fila.

«Io personalmente non ho nulla contro X Factor e questo tipo di programmi, che peraltro ci sono in tutto il mondo, ma il prodotto musicale che esce da lì è paragonabile al fast food. Quello che mi fa davvero arrabbiare sono le illusioni che crea in chi vi partecipa».

Insomma, viva la gavetta.

«Senza esperienza non si va da nessuna parte, nemmeno in questo lavoro. E dirò di più: non si finisce mai di fare la gavetta, quella è per sempre».

E' corretta la definizione di cantautore?

«In italiano suona molto meglio rispetto all'inglese singer-songwriter. Mi definisco uno che canta le proprie canzoni. Non mi sento un musicista, piuttosto una persona musicale».

In un'epoca in cui non si vendono più dischi, un ottimo veicolo di diffusione della propria musica è l'inserimento di un brano in una serie tv. E la voce di Jack Savoretti è passata spesso da una fiction all'altra.

«E' successo soprattutto negli anni tra il 2008 e il 2010: si trattava di produzioni con basso budget, che magari non potevano permettersi di inserire in colonna sonora le canzoni delle star, e così venivano a chiederlo a quelli come me. Ma ormai non mi succede più».

Non lo dice, ma il motivo è evidente: dopo «Before the Syorm» del 2012 la sua carriera è svoltata. E i successivi «Written in scars» e «Sleep no more» (dedicato alla moglie, l'attrice Jemma Powell), hanno fatto il botto. Sfornando singoli dal gancio vincente quali «The Other Side Of Love», «Home», «Back Where I Belong» o il recente «Whiskey Tango». Ma a chi si ispira Jack Savoretti?

«Principalmente a Simon & Garfunkel e a Lucio Battisti. Poi posso citare Crosby, Stills, Nash & Young, ma anche De Andrè, Tenco e De Gregori».

Artisti americani e italiani. Niente britpop?

«In realtà come formazione musicale mi sento molto più americano che inglese. E viste le mie origini, ho sempre seguito e apprezzato i grandi autori italiani».

Jack è simpatico e disponibile ma ci siamo tenuti il veleno nella coda. Eccolo il difetto: tifa Genoa. E perfidamente gli ricordiamo che i supporters parmigiani sono gemellati con la Sampdoria...

«Ahi ahi - reagisce - ma per fortuna il calcio e la musica vanno su binari differenti. Non avete idea di quanti doriani vengono ai miei concerti. E tifano Doria anche la metà dei miei cugini. Comunque il Parma ha una maglia bellissima, intendo quella gialloblù a strisce con i nastrini sul colletto. Ne posseggo due, quelle di Zola e di Asprilla». Ok, siamo certi che la sera del concerto il pubblico del Regio tiferà unicamente per Jack Savoretti.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal