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WHATSAPP

«Solo dopo i 16 anni? Giusto, ma non basta»

27 aprile 2018, 07:03

ENRICO GOTTI

WhatsApp vietato ai ragazzi con meno di 16 anni. Giusto, sbagliato? Il difficile - sostengono ragazzi e famiglie - è tornare indietro. Critico verso questa novità, è Pierpaolo Arata, 15 anni, giovanissimo appassionato di filmaking (fra gli autori del video «Lisztomania Cinghio»): «Secondo me i problemi che potrebbero riscontrare i minori utilizzando WhatAapp sono inesistenti in quanto coloro che sono all'interno dei propri contatti si conoscono quasi sempre di persona. Io non credo che i dati forniti vengano usati al di fuori del campo descritto nella politica sulla privacy, che tutti firmano senza leggere in qualsiasi social network». Pierpaolo è convinto che «tutto questo problema sia sicuramente legato al caso di Facebook, che ha fatto ricordare a tutti che i loro dati sono in mano ad altre persone. Senza ricordarsi che le hanno autorizzate loro ad averli».

Diversa l'opinione di sua mamma, Michela Biavardi: «L'effetto catena è molto forte su WhatsApp, e lì si sono già verificati episodi di divulgazioni di video riportanti scene di bullismo o violenza».

Secondo lei, più che un divieto, occorre più educazione su come utilizzare i social: «WhatsApp semplifica molto le comunicazioni anche ai più piccoli i quali, secondo me, da nativi digitali ormai dovrebbero usufruire a pieno delle potenzialità della tecnologia delle comunicazioni Comunque alcuni episodi di utilizzo sbagliato si sono verificati anche tra ragazzi di 16-17 anni. Bisognerebbe inserire nelle scuole l'insegnamento al migliore utilizzo dei mezzi digitali».

Nelle classi, in questi giorni, si parla della novità per l'app di messaggi più usata in Italia: la modifica alle condizioni d'accesso è legata al nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, che dal 25 maggio in poi obbligherà le piattaforme a passare dal consenso parentale per la raccolta di dati personali di utenti con meno di 16 anni.

Anche per Facebook c'è il divieto di iscrizione agli under 16, ma è un ostacolo spesso aggirato semplicemente con la dichiarazione di un anno di nascita diverso da quello vero.

«Il divieto ha senso solo quando c'è un pericolo di intrusione sui dati, o quando ci sono atti di bullismo. Ma non avviene così spesso su WhatsApp, questi casi sono più frequenti su Instagram e Facebook. Per me mettere questo divieto non ha molto senso» dice Pietro, 15 anni, collega di Pierpaolo.

«Fare marcia indietro è decisamente una cosa molto difficile, per cui il provvedimento a posteriori mi sembra inutile, a meno di ripartire completamente da zero – riflette sua madre Elena – vedo questa misura poco applicabile. La cosa più importante è l'educazione all'utilizzo dello strumento, che parte dalle famiglie. Se dietro c'è una famiglia che ragiona, che mette dei paletti, lo strumento può essere dato in mano anche ai ragazzi».

Per Sofia Fanzini, 13 anni, l'aumento dell'età per accedere a WhatsApp significa un aumento della consapevolezza e la responsabilità di chi lo utilizza. «Oggi ne abbiamo parlato a pranzo, e mi sono trovata quasi o del tutto d'accordo con i miei genitori. - dice Sofia -. Io uso il cellulare e con la mia famiglia e c'è un rapporto di fiducia. Questo aumento dell'obbligo fa sì che la famiglia controlli fino a che abbiano 16 anni, perché comunque la responsabilità è dei genitori, nel caso accada un caso di utilizzo scorretto, perciò sono d'accordo su questo aumento. Perché se i ragazzi combinano qualcosa di sbagliato sui social la colpa ricade sui genitori, e i genitori prima di dare il telefono ai figli devono avere un rapporto di fiducia con loro».

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