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LIRICA

«Tosca» al Regio, applausi e qualche riserva

28 aprile 2018, 07:00

LUCIA BRIGHENTI

Non è sempre facile giudicare il successo di un’opera dai silenzi del pubblico o dagli applausi a scena aperta, prima della ribalta finale. Al termine del secondo atto, si può dire che Tosca è piaciuta molto per certi aspetti, con qualche riserva.

L’opera di Giacomo Puccini è andata in scena ieri sera, prima di sei repliche e ultimo titolo della Stagione Lirica 2018 del Teatro Regio di Parma, dedicata dal Regio a Tullio Serafin, grande direttore del Novecento, nel cinquantenario della sua morte. È piaciuto, all’unisono, l’allestimento nato da un’idea di Alberto Fassini nel 1998 e ripreso, negli anni, da Joseph Franconi Lee.

Applaudita Anna Pirozzi nel ruolo di Tosca, un soprano che, con la sua pienezza vocale, piace al pubblico di Parma (è stata infatti applaudita, nel tempo, in Un ballo in maschera, Nabucco, il Requiem di Verdi, alcuni gala...). La sua interpretazione di «Vissi d’arte» è stata sottolineata da applausi e «brava».

Emozionato (e appena ripresosi da un abbassamento di voce) Andrea Carè, nei panni di Cavaradossi. Allievo di Raina Kabaivanska, quello di ieri è stato per lui il ritorno in Italia e il suo debutto a Parma, dopo cinque anni di successi in importanti teatri esteri. Scarpia era affidato a Francesco Landolfi, già noto al pubblico di Parma per aver cantato in Stiffelio nello scorso Festival Verdi: in questa occasione, però, è risultato meno incisivo e non molto calato nel ruolo del perfido barone. Il cast era completato da Luciano Leoni (Cesare Angelotti), il parmigiano Armando Gabba (un convincente sagrestano), Luca Casalin (Spoletta), Nicolò Ceriani (Sciarrone), Carla Cottini (Un pastore), Roberto Scandura (Un carceriere). Applauditissimi i cori in scena: il Coro del Teatro Regio di Parma con il suo maestro Martino Faggiani e il Coro di Voci Bianche della Corale Verdi di Parma, preparato da Beniamina Carretta. Sul podio Fabrizio Maria Carminati alla guida di una formazione orchestrale non parmigiana: l’Orchestra Filarmonica Italiana che ha sede a Rovato, in provincia di Brescia.

Quanto allo spettacolo di Franconi Lee-Fassini, che si avvale delle suggestive scenografie di William Orlandi, ormai è un classico, quanto classico può essere un film noir anni Cinquanta, le cui atmosfere raffinate vengono ricreate anche grazie alle luci firmate da Roberto Venturi. Nella prevalenza del bianco e nero, solo in alcune scene irrompono squarci di rosso: la tortura di Cavaradossi e il suicidio di Tosca, illuminato da un cielo infuocato.

La regia dei movimenti sceglie di dare assoluta centralità a Tosca: spesso è lei a “condurre” Cavaradossi. La scala rimane elemento scenografico essenziale dall’inizio alla fine, ma è nel primo atto che acquisisce un significato particolare, indirizzando lo sguardo verso la cupola di Sant’Andrea della Valle che, nel Te Deum, si apre in un pittorico trompe l’oeil, mostrando una processione e accentuando il contrasto tra canto sacro e i disegni diabolici di Scarpia.

IL FOYER

ILARIA NOTARI

E’ calato il sipario su una Tosca tra luci ed ombre ieri al Regio.

Applausi per la protagonista Anna Pirozzi e per il tenore Andrea Carè che pur non al top della forma ha dato il meglio di sé. Riserve invece per Francesco Landolfi nei panni di Scarpia. La Pirozzi supera la prova grazie ai suoi bei mezzi vocali anche se il pubblico le contesta una certa genericità nell’interpretazione del personaggio.

Timbro corposo e volume da vendere la protagonista piace e con il Vissi d’arte parte il primo applauso convinto della serata. «Ha una bella voce, sicura negli acuti - sostiene Claudio Rossi - Manca però la gelosia incontrollata di Floria e il ribrezzo verso Scarpia che cerca di possederla. Non sembrava preoccupata!». D’accordo Clelia Ferrari «è brava vocalmente ma manca di carisma. Tosca è una diva, non una qualunque, ha una certa personalità che non è arrivata». «Finalmente Carè a Parma - dice il signor Bartoli - Partito sottotono ha fatto bene anche la puntatura del Vittoria e la romanza».

Applausi per il parmigiano Armando Gabba collaudato come Sagrestano.

«Per noi il sagrestano è lui - dice Alice Zanelli - Bella la scena di lui con la cantoria intorno». Assai apprezzato lo spettacolo, storico con regia di Franconi Lee. «Bravi soprano e tenore ma mi hanno colpita scene e costumi - spiega Esmeralda Franchi - Altro che Tosca in astronave! L’effetto della scena del Te Deum è magnifico, un quadro». Critiche per Scarpia che «ha la voce chiusa in un cassetto» dice il presidente del Club dei 27 Enzo Petrolini. «Landolfi non è stato convincente. E’ afono e pur tratteggiando uno che vuole sempre vincere non ha quella personalità che richiede il personaggio- sostiene Andrea Rovelli. «Nello Stiffelio - dice Valerio De Simone - aveva cantato meglio. Ma Scarpia è Scarpia. Ricordo Wixell che faceva tremare anche senza aprire bocca». Per Giovanni Conti «l’orchestra si mangia Scarpia. Carminati non doveva infierire con il Te Deum. Lei è migliorata, non urla più, la voce esce più rotonda». «Carminati ha del mestiere e devo dire che mi è piaciuto più qui che nella direzione della Bolena - dice Lauro Cassi. Brave e intonate le voci bianche». Angelo Copercini ha messo in bacheca, all’ingresso del Regio, il suo teatrino antico inserendo la figura di Raina Kabaivanska nel piccolo palcoscenico. «Un omaggio doveroso alla Tosca più grande di tutte». Per il comandante dei carabinieri Altavilla «Belle scene e molto brava la Pirozzi». In sala siedeva Andrea Castello presidente dell’Archivio Storico Tullio Serafin cui la Tosca è dedicata nel 50° della morte. «Siamo grati al Regio dell’ospitalità. Serafin nelle interviste parlava sempre di Parma dove diresse Elisir e Aida».

LASSU' IN LOGGIONE

di LORENZO SARTORIO

Prima di Tosca ieri sera al Regio ed il loggione è già in fibrillazione. «Mo l’é mäj posìbbil - esordisce simpaticamente un loggionista - che tutt i cazén, gnanch a fär l’aposta, i sucédon e j’ én sémpor capitè a Ròmma?». Un altro, con accentazioni decisamente anticlericali aggiunge: «second mì, Angelotti, invéci äd gornäros in céza l’éra méi ch’al s’ fuss gornè in-t-na cantén’na äd n’ostaria. Avérogh a che fär con di sagrestàn a ‘n n’é miga un bél lavor». Angelotti, bonapartista, fugge dalla prigione papalina di Castel Sant’Angelo. Un colpo di cannone annuncia la sua fuga dal carcere «se al gióron d’incó i dovrisson sparär con al canón tutt il volti ch’a scapa un parzonér i dovrisson drovär socuànt repärt d’ artiljarìa». Battute a raffica anche in occasione dei brani celebri dell’opera. «Vìssi d’arte, vìssi d’amore». «L’é un bél lavor che Tosca la sia campäda d’arte e d’amore parchè s’ la gh’ äva da campär con il pensjón dal gióron d’incó la sariss städa a post anca lè, povrètta» E poi «Lucevan le stelle», la famosa frase scritta da Cavaradossi, prima dell’esecuzione, nella lettera all’amata Tosca. «Al n’é vdriss l’óra äd scrìvvor cla fräza chì anca al póvor Mataréla, invéci am’ sa che il stéli par fär al gväron i tardaràn a saltär fóra».

E’ piaciuta Tosca, il soprano Anna Pirozzi,«‘na béla vóza ch’l’ andriss un po’ rafinäda cme i fan con la farén’na in-t-al molén äd Figna». Grande attesa per il tenore Andrea Carè che non ha convinto il loggione «al canta col freno a màn tiré». «Il baritono Franco Landolfi (Scarpia) per alcuni loggionisti «al manca un po’ äd volùmm. Al gh’à da registrär l’audio cme la mé radio». Apprezzati il basso Armando Gabba, il Coro del Regio, diretto da Martino Faggiani e quello delle Voci Bianche della Verdi diretto da Beniamina Carretta.

E l’orchestra ? «la ciocäva tròp cme al Bajón dal Dòm». Le scene non sono dispiaciute. Però Gigèt Misträli e Claudio Mendogni, con la solita istrionica ironia, non rinunciano alla battuta. «Cuand Cavaradossi in-t-la céza l’é ‘drè fär al so cuädor al tira fóra la penlèssa pròprja cme al fäva al bianchén Nino Barbacén tra un bicér e ch’l ätor».

Ha collaborato Enrico Maletti

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