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MATERNITA'

Allatta il bimbo: cacciata dall'università

E il pediatra Volta invita le mamme parmigiane: "Un flash mob proprio in quel luogo"

29 aprile 2018, 07:03

LUCA MOLINARI

Le chiedono di allontanarsi dal chiostro della sede universitaria di via d’Azeglio perché allatta in pubblico. E’ quanto accaduto a Olha Zdyrko, compagna di Simon Younes, rispettivamente infermiera e medico, che nei giorni scorsi hanno denunciato l’accaduto spedendo una lettera al giornale. «Martedì 17 aprile verso le 12 e 40 – scrive Simon Younes - sono uscito dall’aula di studio della biblioteca umanistica dei Paolotti e ho incontrato la mia compagna e il nostro figlio di due mesi sotto il porticato che si trova sul lato di via D’Azeglio».

«In quel momento la mia compagna si è trovata nelle condizioni di dover allattare il pargolo, per cui si è seduta ,si è coperta con la sciarpa e l’ha attaccato al seno per saziarlo. Nulla di strano e nulla di più naturale. Neanche cinque minuti dopo è uscita una guardia giurata dal suo ufficio che, senza nemmeno salutarci, ci ha invitati a spostarci dicendo che non era una zona per l’allattamento dei neonati e che dovevamo considerare la sensibilità degli studenti, precisando che un’area universitaria non era adatta a queste scene».

I due genitori hanno rifiutato l’invito spiegando alla guardia che non infastidivano nessuno, che il seno era coperto da una sciarpa e che il bambino necessitava di mangiare. Al termine di un nuovo confronto piuttosto animato, papà e mamma hanno finito di saziare il piccolo e se ne sono andati.

«Ci chiediamo dove siano finiti il rispetto e la sensibilità per gli altri - prosegue la lettera -. Se la guardia non desiderava vedere quella scena poteva invitarci nel suo ufficio ad allattare per garantire il rispetto della mia compagna e l’intimità del momento. Sorprende inoltre che nel 2018 ci si scandalizzi per l’allattamento di un neonato al seno in pubblico».

I due genitori chiedono le scuse da parte della guardia e sottolineano che continueranno a frequentare quegli spazi «in quanto ci spetta di diritto».

«Non abbiamo l’intenzione di cambiare le nostre abitudini – concludono - nonostante il triste episodio accaduto».