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Leishmaniosi umana, un caso a Fidenza

29 aprile 2018, 07:00

CHIARA DE CARLI

L'allarme leishmaniosi è stato lanciato già da diversi giorni dal servizio veterinario dell'Ausl con una lettera inviata dal dirigente Mauro Cavalca al presidente dell'ordine dei veterinari e immediatamente «girata» a tutti i professionisti, ma nonostante questo sembra che solo una ristretta cerchia di persone ne sia a conoscenza. Eppure la malattia è di quelle importanti e, soprattutto, ad essere trovato positivo non è stato un cane ma una persona e, per questo, sono stati avviati tutti i protocolli previsti dalla deliberazione della Giunta regionale 240/2015.

«In seguito alla recente segnalazione di leishmaniosi cutanea in una persona residente nel comune di Fidenza – scrive Cavalca –, lo scrivente ha avviato un programma di controllo dei cani residenti nella zona individuata nel raggio di 300 metri intorno al luogo di presunto contagio della persona ammalata. I proprietari residenti in tale zona saranno contattati per fornire la corretta informazione sulle misure di protezione individuali da adottare per i propri cani e per la popolazione umana, e per far sottoporre il proprio cane a un prelievo di sangue presso un veterinario di loro fiducia. L'esame sierologico sarà effettuato presso il laboratorio dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Parma, con costi a carico del Servizio sanitario regionale».

Il recente caso di Fidenza è uno dei pochissimi registrati negli ultimi anni in provincia, anche se il dato è risultato in crescita negli ultimi anni. Dal 2007 la Regione Emilia Romagna, proprio allo scopo di mantenere sotto costante controllo la leishmaniosi canina, ha attivato un piano regionale di controllo della malattia e dalle indagini è emersa una incidenza negli ultimi anni in costante e preoccupante aumento. Nel decennio 2000-2009 in Emilia Romagna si sono registrati 3-4 casi di leishmaniosi viscerale e 2-3 casi di leishmaniosi cutanea per anno, mentre il report elaborato nel periodo 2009-2015 comprendeva 134 casi di malattia (71 forme viscerali e 63 forme cutanee): una crescita dovuta in parte alle migliori procedure diagnostiche e in parte a una reale maggiore diffusione.

Solo tre anni fa le forme viscerali si concentravano a Imola, Bologna, Rimini, Reggio Emilia, Modena, Cesena e Forlì, mentre le forme cutanee, come quella di Fidenza, sono state rilevate a Forlì, Cesena, Rimini e Bologna, con Parma ferma a 0,06 e 0,03 casi ogni centomila abitanti.

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