Sei in Archivio bozze

La storia

Raquette, quel circolo tra tennis e mondanità

30 aprile 2018, 07:00

LORENZO SARTORIO

Dopo circa settant’anni è la prima volta che la primavera parmigiana non trova pronti gli storici campi da tennis della «Raquette» di via Racagni per le giornaliere partite nei campi di terra rossa. A breve uscirà un bando comunale che assegnerà a chi lo vincerà la gestione dell’impianto sportivo più caro ai parmigiani e che, al suo interno, ospita un rinomato ristorante in piena funzione. Ma vediamo di ripercorrere la storia di questa struttura all’ombra delle secolari piante della Cittadella. Un tempo era aperta campagna e via Racagni, poco dopo la «Raquette», terminava poiché sorgevano le mura di protezione del grosso canale che proseguiva, sempre delimitato da mura, in via Pelacani per poi sotterrarsi nei pressi del Petitot. Ma la chicca e l’attrazione particolare di questa strada all’ombra della Cittadella, dedicata al valoroso tenente degli alpini parmigiano, Medaglia d’Oro Paolo Racagni, caduto nella 1° guerra mondiale, era ed è il circolo della «Raquette». Un circolo esclusivo sorto durante il Fascismo ad opera del Guf (gruppi universitari fascisti) per poi essere gestito dal 1946 in avanti dal Cus Parma. Già, la «Raquette», un mondo. Un luogo dove sono transitate intere generazioni di parmigiani, non solo per cimentarsi in incontri di tennis, ma anche per solennizzare momenti di incontro e mondanità. Ma la «Raquette», oltre che circolo esclusivo, ebbe pure un volto nazional popolare grazie all’attiguo ed omonimo dancing che visse il suo splendore negli anni cinquanta e sessanta e sulla pista del quale ballarono tantissimi parmigiani e parmigiane che trascorsero proprio lì, sotto le mura della Cittadella, quelle magiche notti durante le quali si svolgevano anche concorsi di bellezza. Era comunque la notte di San Giovanni il momento clou per il dancing. Le danze iniziavano verso le 21.30 quando calavano le prime tenebre. In occasione di quella sera in particolare, era previsto l’arrivo di una vedette della musica leggera che, per una volta, rubava la scena alle solite orchestrine parmigiane. Anche il custode delle bici (un tempo, di auto, ne circolavano poche e anche i «moroz» andavano in bici), chiedeva rinforzi ad amici e familiari. Già, perché la fila di bici, appaiate quattro a quattro, andava dalle mura della «Raquette» fino alle siepi dell’ultimo campo da tennis che confinava con viale delle Rimembranze. Il tutto illuminato da un fila di sconnesse lampadine, tipo osteria di campagna, circondate da nugoli di farfalle notturne. E poi l’arrivo dei ballerini coi capelli impomatati di brillantina «Linetti», pettinino in tasca e immancabile sigaretta in mano. Le ragazze arrivavano un po’ alla spicciolata: le più trasgressive senza scorta, mentre le altre accompagnate da mamme e zie. Scene da non perdere. Le danze proseguivano fino all’una e poi le luci si spegnevano. Uno sciame di bici si avviava verso lo Stradone e la luna sciabolava d’argento quella fettina di città che, per una sera, per tanti giovani, aveva significato un pezzo di paradiso. Come tutti i luoghi cari al cuore della città anche la «Raquette» ebbe i suoi personaggi che gli «over anta» ricorderanno ancora come, ad esempio, il primo custode, Dante Paradisi, chi lo sostituì, il campione di rugby Ennio Mazzotti, il mite e paziente Valentino da Tripoli di Monticelli, l’uomo che innaffiava e tirava i campi a lucido ed i custodi di bici Zinelli e Freddi. Un altro personaggio che animò la «Raquette» di ieri fu Giorgio Ferraroni. Parmigiano del sasso, classe 1935, oltretorrentino di piazzale Inzani, Ferraroni, all’età di cinque anni, orfano di padre che faceva l’oste «de dl’la da l’acqua», a seguito del matrimonio della mamma con Dante Paradisi custode della «Raquette», con i suoi quattro fratelli, si trasferì in via Racagni dove andò ad abitare in quella casetta, a ridosso delle mura della Cittadella, ora sede di un rinomato ristorante. Era aperta campagna, rigogliosi orti circondavano la fortezza farnesiana. Il quartiere, con qualche villetta sparsa qua e là, era un’elegante dependance agreste della città dove si avvertivano chiaramente i profumi dei campi che scandivano le varie stagioni. Ferraroni assaporò questo clima all’interno di uno dei più blasonati ed esclusivi ambienti sportivi cittadini. Collaborando con il patrigno nella cura dei campi («li innaffiavamo alla sera - ricorda - per poi alle cinque di mattina rullarli a dovere»), l’ex ragazzo di via Racagni si innamorò del tennis che praticò diventando un’autentica promessa. «Erano tempi duri - afferma - per coltivare seriamente la mia passione dovevo prendere lezioni da maestri di tennis, invece era necessario lavorare per contribuire alla conduzione della famiglia». Ricordi di quei vent’anni trascorsi all’ombra della Cittadella? Tanti e veramente simpatici «anche - rammenta Ferraroni - se trascorsi in un periodo dove la guerra imperversava e l’abbondanza non abitava certamente nelle case dei parmigiani». «Nei nevosi inverni di guerra - afferma - avevamo costruito con altri ragazzi della zona una slitta di legno sulla quale caricavamo le anziane del quartiere che, quando suonava l’allarme, portavamo al riparo in un rifugio costruito dentro le mura della Cittadella». Nel suo paradiso verde, Ferraroni, ricorda il rigoglioso orto che consentiva alla numerosa famiglia, specie in estate, di «mettere su la pentola» unitamente a oche, galline e «pìt». E i frequentatori della «Raquette»? «Tanti». Qualche nome ? «Rischierei di dimenticarmi senz’altro di qualcuno, comunque posso affermare - dice Ferraroni - che sono approdati i rampolli delle famiglie più importanti di Parma». Giorgio, ricorda ancora le grandi emozioni di un torneo internazionale svoltosi nel circolo di via Racagni a fine anni cinquanta che portò a Parma i più bei nomi del gotha nazionale e internazionale del tennis.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal