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Personaggio

Di Marco va in pensione: «La mia vita tra Questura e Procura»

01 maggio 2018, 07:00

Roberto Longoni

Magari non solenne, ma anche quello fu un encomio. Una medaglia da appuntare non sulla divisa, ma sul cuore di un investigatore di razza: le parole e lo sguardo di un'anziana scippata alla quale era appena stata recuperata la borsetta. «Grazie, ora posso dormire tranquilla» disse lei, ritrovando le chiavi di casa. Tra i ricordi di Antonio Di Marco ci sono centinaia di arresti, droga recuperata a chili, decine di rapine e omicidi risolti. E c'è il sonno salvato a un'ottantenne scippata.

C'è anche il sonno perso per il piccolo Tommy: per un mese 18-20 ore di lavoro al giorno. «La più grande sconfitta per la nostra attività» commenta il poliziotto, che dal Servizio centrale operativo era stato posto a capo della squadra creata per il caso Onofri. Non si poteva immaginare che il bimbo fosse stato ucciso subito dopo il sequestro. Non trovarlo vivo più che degli inquirenti (che comunque assicurarono alla giustizia i responsabili dell'orrendo crimine), fu una sconfitta dell'umanità. «La sera in cui fu scoperto il corpicino senza vita di Tommy, piansi a lungo». Anche queste lacrime fanno onore al poliziotto oltre che all'uomo. Medaglie «parallele» a 12 encomi (uno solenne) e a 35 parole di lode. Le onorificenze ricordano solo in parte i 39 anni di servizio del commissario (la nomina in febbraio, dopo aver vinto il concorso e aver guadagnato i «galloni» sul campo) responsabile della Sezione di polizia giudiziaria della Procura andato in pensione oggi.

Abruzzese di Roccacasale, Di Marco giunse a Parma nel 1981, assegnato alla Squadra volante gestita, come la Mobile, dal leggendario maresciallo Zappavigna. Sarebbe potuto finire tutto allora. «Una notte segnalarono un tizio armato in un locale in via Cavour. Era un pericoloso pregiudicato francese: gli togliemmo subito la pistola. Lui, in manette, esclamò: “Bravi. Se avessi potuto, vi avrei ucciso”». L'arresto permise di smantellare una rete di spacciatori di cocaina per la «Parma bene» di allora.

Nel 1984, l'ingresso nella neonata Sezione narcotici. «Molti consumatori di eroina morivano di overdose. Il nostro compito, oltre a debellare lo spaccio, era dare una mano ai ragazzi perché uscissero dalla dipendenza». I successi su questo fronte dell'allora sovrintendente valgono una serie di esistenze. «Alcuni ora sono genitori, altri nonni. Che soddisfazione averli aiutati, nel mio piccolo, a tornare alla vita». C'è chi c'è tornato dopo anni di carcere, dopo essere stato più volte arrestato da Di Marco, per spaccio, detenzione armi e furto. «Ora ci beviamo su e lui ricorda le volte che gli ho messo le manette ai polsi». Sempre con rispetto della persona.

E si ricorderanno di lui anche i 30 trafficanti di droga arrestati in tutt'Italia per un'indagine partita proprio da Parma, quando capo della Mobile era il futuro questore Gennaro Gallo. Nominato ispettore nel 1991, Di Marco entrò nella Sezione criminalità organizzata. In un blitz con la Narcotici arrestò quattro pregiudicati armati che volevano imporre il pizzo nella nostra città (sventò anche un attentato dinamitardo e per questo ottenne l'encomio solenne). E' di quel periodo l'arresto degli stiddari specializzati in rapine a mano armata in ristoranti e pizzerie. E' del 1997 invece l'operazione (una delle prime in Italia) che fece finire in cella una ventina di nigeriani specializzati nello sfruttamento della prostituzione.

Lo stesso anno, Di Marco fu assegnato alla Sezione reati contro il patrimonio. Tempi duri per i rapinatori (come del resto gli attuali, che vedono ancora in prima linea i colleghi cresciuti con lui). Furono scoperti quasi sempre. Come gli otto campani del colpo alla Tnt del 2000. «L'indagine partì da pochissimi elementi: alcune telefonate e qualche vago identikit». Un altro arresto «collettivo» fu quello di 15 guardie particolari giurate. Era il periodo del passaggio dalla lira all'euro: loro, a più riprese, avevano rubato un miliardo e mezzo delle une e un milione degli altri. Tra i ricordi dell'investigatore, poi, l'irruzione notturna in una casa a Mezzano superiore per l'arresto di tre pregiudicati che in una sera avevano messo a segno tre rapine, ferendo a coltellate i titolari della pizzeria Il Cacciatore di Colorno. Quasi tutti risolti anche gli omicidi. Compreso quello in cui l'assassino aveva inscenato la legittima difesa.

Nel 2006, l'inizio della «seconda vita» da poliziotto di Di Marco: chiamato in Procura a dirigere la Sezione di polizia giudiziaria. «Anche qui ho cercato di dare il massimo nelle attività delegate direttamente dai vari magistrati della Procura e del Tribunale. L'ho fatto con tanta passione e con la soddisfazione di essermi reso utile al mio Paese e a Parma, la mia città di adozione». E ora? «Mi dedicherò alla mia famiglia, ai miei figli Wenderson e Alessandro e al mio nipotino Ettore». Il tempo, non dovrà più cercarlo come in un'inchiesta intricata.

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