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TRAGEDIA SULLE ALPI

Il dramma di Francesca, morta assiderata Video - Il pm: "Maltempo dal mattino" Leggi

03 maggio 2018, 07:00

LEONARDO SOZZI

Non ce l'ha fatta Francesca Von Felten. Ha lottato per più di un giorno nel letto dell'ospedale del Canton Vallese, dove era ricoverata da lunedì mattina, quando i soccorsi l'avevano trasportata in elicottero dai tremila metri delle Alpi svizzere in gravissimo stato di ipotermia. Assiderata, dopo aver passato una notte all'addiaccio con temperature di quasi meno venti gradi. E un vento terribile.

La 43enne parmigiana, sposata e madre di tre figli, stava percorrendo la regina delle traversate scialpinistiche delle Alpi, un sogno per chi ama la montagna con sci e pelle di foca. E' su quella via d'alta quota (che si compie in sei tappe giornaliere) che nella notte tra domenica e lunedì si è consumata una grande tragedia della montagna: sette persone morte, altre due ferite gravemente.

Francesca Von Felten - grande appassionata di montagna, rocciatrice ed esperta scialpinista - stava percorrendo insieme ad altri nove compagni di nazionalità italiana, tedesca e francese - a cui poi si è aggiunto un gruppo di altri 4 escursionisti - l'ultima tappa dell'Haute Route, trekking scialpinistico con vista su Monte Bianco, Gran Combin e Cervino. Erano partiti il 26 aprile da Chamonix e sarebbero dovuti arrivare a Zermatt il primo maggio.

A capo del gruppo c'era la guida alpina Mario Castiglioni, 59 anni, comasco residente a Chiasso (Svizzera). E' stato lui il primo a morire.

LA RICOSTRUZIONE

Il gruppo, domenica mattina, con il sole e il cielo sereno come testimoniano alcune foto, era partito da la Cabanne des Dix (2900 metri) e avrebbe dovuto compiere l'ascesa della Pigne d'Arolla (3976 metri) per poi scendere verso il rifugio Vignettes (3157 metri) e lì passare la nottata. Non è ancora chiaro ma ci sarebbe stato un cambio di percorso, forse per l'arrivo del maltempo, già previsto dai servizi meteo ma probabilmente giunto in anticipo.

Gli alpinisti, non lontanissmi dal rifugio, in un tratto del ghiacciaio a 3200 metri di quota sono stati colpiti da una improvvisa bufera di neve e vento con raffiche fino a 100 km all'ora. Una tempesta che li ha intrappolati facendo perder loro la traccia nella neve e la possibilità di continuare.

Ad allontanarsi dal gruppo sarebbe stata la guida alpina comasca, nel tentativo di trovare la giusta via per proseguire e portare tutti in salvo al rifugio. Ma sarebbe caduta poco dopo in un crepaccio o in un burrone, perdendo la vita.

A quel punto, il gruppo senza più il capo spedizione, si è fermato definitivamente. Senza segnale per i cellulari, con i gps fuori uso e l'oscurità in arrivo, gli alpinisti sono stati costretti a passare la notte con una temperatura di parecchi gradi sotto lo zero e soprattutto esposti a un vento fortissimo, tanto da farli cadere più volte a terra.

L'ALLARME E LE RICERCHE

Nella tarda mattinata di lunedì, quando dal rifugio Vignettes è partito l'allarme sono scattati i soccorsi (ma una versione dei fatti parla anche di un escursionista che avrebbe sentito grida d'aiuto).

Un elicottero dell'Air Glacier ha sorvolato la zona e individuato gli escursionisti, tutti a terra, immobili. Sul posto sono arrivati altri elicotteri. La guida alpina è stata trovata cadavere, mentre altri tre alpinisti sono morti durante il trasporto in ospedale. Gli altri feriti, con un gravissimo grado di ipotermia, sono stati ricoverati negli ospedali svizzeri.

LE VITTIME

Oltre alla 43enne parmigiana e a Castiglioni, le vittime sono Kalyna Damyanova, bulgara, compagna della guida alpina comasca. Poi Elisabetta Paolucci, 44 anni, insegnante, Marcello Alberti, 53 anni, commercialista e sua moglie Gabriella Bernardi, di 52, tutti di Bolzano. Martedì notte si è spento in ospedale Andrea Grigioni, 45 anni, residente a Lurate Caccivio (Como), infermiere in una clinica svizzera. Ieri ha cessato di battere il cuore di Francesca.

LE IPOTESI

Tutti i membri del gruppo erano escursionisti esperti di alta montagna: Castiglioni era guida alpina dal 1992 e titolare di un’agenzia a Chiasso specializzata proprio in spedizioni ad alta quota.

Stando alle dichiarazioni del fratello di una delle vittime, Giovanni Paolucci (come la sorella scialpinista esperto), la guida avrebbe deciso di accorciare il percorso nel tentativo di arrivare al rifugio prima del sopraggiungere del maltempo.

Choccanti invece le dichiarazioni rilasciate al Corriere della sera da uno dei sopravvissuti, Tommaso Piccioli: «Era una gita difficile - ha detto - da non fare in una giornata dove si sapeva che alle 10 sarebbe iniziato il brutto tempo. Non era neanche da pensarci...». Inoltre, ha aggiunto, il gps dello smartphone della guida alpina non sarebbe stato adeguato per l’alta montagna.

La polizia svizzera ha confermato ai familiari, accorsi a Sion per il triste compito del riconoscimento delle salme, che tutti gli scialpinisti erano ben equipaggiati. Quel che è certo è che a quelle quote, quando arriva il «whiteout» (la tempesta di vento, neve e nebbia) ogni passo può diventare una trappola mortale, come infatti è accaduto a Castiglioni, precipitato e morto nel tentativo di individuare l’itinerario verso il rifugio.

Il gruppo, probabilmente già stremato dalla fatica e dal freddo, senza guida, sul pendio non ha neanche potuto scavare una buca nella poca neve per mettersi al riparo. Nelle lunghe ore di attesa dell’arrivo dei soccorsi lentamente sono svanite le forze.

Il procuratore federale vallesano Ludovic Schmied ha aperto un’indagine per capire se sono ravvisabili responsabilità nella tragedia.

IL RITRATTO

E' stata tradita da quella che era la sua grande passione: la montagna. Una passione che spesso la chiamava, per portarla in escursione sulle vette più alte, farle scalare pareti ripidissime o scendere sci ai piedi: fatiche che affrontava sempre col sorriso sulle labbra, pronta alla sfida ma mai imprudente da esperta di montagna qual era. Solo un anno fa, con un gruppo di amici, aveva conquistato la vetta dell'Aconcagua dimostrando così capacità e preparazione. 43 anni, Francesca von Felten ha sempre dimostrato una grande capacità nel perseguire con dedizione gli obiettivi che si prefissava: brillante studentessa al liceo Romagnosi, laureata in tempi record in Economia all'università di Parma, dopo gli studi ha lavorato nell'azienda alimentare di famiglia (anche il padre è un grande appassionato di montagna) fino a quando non ha scelto di dedicarsi completamente al marito Simone e ai loro tre bambini che oggi hanno 10, 8 e 6 anni. Il suo profilo Facebook racconta di una famiglia felice, di giornate all'aria aperta e di tanti sorrisi con gli amici. Sorrisi che da lunedì, quando nella compagnia di sempre ha iniziato a spargersi la notizia che sul Monte Bianco, tra i componenti di quell'escursione maledetta, c'era anche lei, avevano lasciato il posto alla speranza e alla preghiera. Ora restano solo il silenzio, le lacrime e l'attesa di poterla salutare per l'ultima volta.

r.c.

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