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LUTTO

La morte di Rebecca, il dolore del mondo del rugby

03 maggio 2018, 07:02

MICHELE CEPARANO

Il messaggio che il suo papà aveva affidato a Facebook non lasciava più nessuno spazio alle speranze. «Ringrazio tutti, ora Rebecca è nella Casa del Padre e prega per tutti coloro che le sono stati vicini con la preghiera. Rebecca era una rugbista e ringrazia tutti i rugbisti. Ora gioca nel campionato dei Cieli, voi dovete continuare quello terreno». Parole d'amore da parte di un padre al suo angelo volato in cielo.

Non ce l'ha fatta Rebecca Braglia, la diciannovenne rugbista reggiana in forza alla squadra femminile dell'Amatori Parma Rugby.

Domenica si era infortunata gravemente a Ravenna, durante una tappa della Coppa di rugby femminile a sette, nel corso di un match tra le blucelesti e una selezione romagnola. Dopo un placcaggio aveva battuto la testa e, nonostante i soccorsi, era arrivata all'ospedale di Cesena a bordo dell'elicottero in condizioni disperate. Da quella maledetta domenica mattina, sono passati tre giorni e ieri, nel primo pomeriggio, è arrivata la notizia, che tanti temevano ma che pregavano di non dover mai ricevere. Rebecca non è più tra noi. Il suo spirito però vola alto. Basta leggere cos'ha scritto il suo papà Giuliano o ascoltare le parole delle sue compagne di squadra o dei dirigenti e dei tecnici blucelesti.

«Una persona unica, una vera rugbista» è la risposta a chi chiede di sintetizzare in poche parole chi fosse Rebecca. Diciannove anni, studentessa del liceo, una ragazza benvoluta e altruista, con una grande passione: il rugby. Decisa e determinata in campo, e soprattutto leale. Nello sport e nella vita. La palla ovale è una passione di famiglia, anche il fratello, più grande di lei di qualche anno, gioca.

Rebecca si fa onore con la maglia del Reggio, poi con quella del Colorno e infine indossa la divisa dell'Amatori, quella bluceleste della storica società parmigiana che ha sede a Moletolo.

«In campo dà tutto, sempre». La dipingono così quelle che hanno giocato con lei.

E' proprio un placcaggio a portarla via. Rebecca cade e non si rialzerà più fisicamente. Il ricordo, invece, no. Quello non muore. Come non muore quello di un altro rugbista la cui vicenda aveva lasciato esterrefatta una città intera e che adesso, in queste ore terribili, torna alla mente. E' la tragedia di Alberto Cigarini, forte mediano di mischia, che proprio come Rebecca vestì con onore le maglie di Amatori e Reggio, e che morì nel 2013 dopo un incidente di gioco avvenuto su un campo degli Stati Uniti. Anche lui, il suo sorriso e la sua modestia, sono sempre vivi. Perché i rugbisti, come lui e Rebecca, non muoiono mai. Al massimo, passano la palla.

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