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Cinquemila multe per visite ed esami «bucati»

04 maggio 2018, 07:00

«Notifica di sanzione», si legge all'inizio della lettera. Sopra, in neretto, tutto maiuscolo, appare un misterioso «Pratica numero... », con un codice di ben 16 cifre e lettere: il cittadino dovrebbe capire al volo di cosa si tratta, ma ci vorrebbe la memoria di Pico della Mirandola, vista la mancanza di indicazioni per risalire ai fatti avvenuti anni fa. L'Ausl ha spedito 5mila lettere così ad altrettanti cittadini.

Tutte sono «verbali di accertamento della violazione amministrativa per mancata disdetta»: in sostanza, si tratta di una multa a chi ha prenotato una visita o esami medici, ma non si è presentato e non li ha disdetti. Tutte le lettere inviate finora riguardano episodi avvenuti tra aprile e agosto 2016. E' solo l'inizio: entro l'estate l'Ausl farà recapitare quelle relative agli ultimi quattro mesi del 2016. Molti cittadini protestano: come si fa a giustificarsi, evitando la sanzione, se la notifica non fornisce gli elementi per risalire a fatti così vecchi? E perché le notifiche arrivano con tale ritardo? Ancora, si possono comminare sanzioni andando talmente indietro nel tempo? Non c'è un limite?

LE LETTERE Inviate dall'Ausl di Parma per conto del Servizio sanitario nazionale, fanno riferimento alla legge regionale numero 2 del 2016, entrata in vigore il 4 aprile 2016, che prevede una sanzione al cittadino che prenota una prestazione sanitaria e non si presenta quando deve usufruirne. In linguaggio burocratico, alla dicitura «dettaglio della prenotazione», cioè quell'informazione che dovrebbe servire per capire qual è l'appuntamento saltato, si elenca solo un codice di prenotazione fatto di lettere e numeri. In aggiunta, nella casella accanto, compare la data dell'appuntamento «bucato»: può bastare per far ricordare al ricevente cosa non ha funzionato quel giorno? Anche perché il periodo, per tutte le lettere finora inviate, riguarda fatti avvenuti nei primi otto mesi di due anni fa. La somma da versare, che comprende il ticket della prestazione, di solito si aggira intorno ai 23 euro, più le spese di notifica, cioè 11 euro: 34 in tutto. Per pagare - precisa la lettera - ci sono 60 giorni. Si può farlo o attraverso il Mav oppure in Posta: ma in quest'ultimo caso, bisogna inviare, sempre tramite posta, una copia della ricevuta di pagamento oppure una mail con la stessa ricevuta. Traduzione: come minimo qualche ora persa in pratiche burocratiche. E se il cittadino pensa di aver ragione e decide di non pagare? Ha 30 giorni per inviare all'Ausl le pezze giustificative o meglio «la memoria difensiva», così viene chiamata nella lettera, poi l'Azienda giudicherà: nel modulo prestampato allegato alla missiva, si precisa che i motivi possono essere, ad esempio, «malattia: allegare cerficato», «ricovero: allegare certificato», «accesso al Pronto soccorso: allegare verbale di Ps», oppure «nascita di un figlio», ma solo se «entro due giorni dalla prestazione prenotata», «lutto», se riguarda familiari «fino al secondo grado di convivenza», «incidente stradale», ma solo se entro sei ore dalla data del'appuntamento. Tra le giustificazioni, anche «ritardo treni», «calamità naturali», «furti» e «ciclo mestruale», purché la prestazione bucata riguardi visite ginecologiche.

I RISCHI A distanza di due anni, vanno rintracciate «prove» che scacciano la nefasta ipotesi di una dimenticanza: alzi la mano chi le conserva così a lungo. Cosa succede se l'Ausl «boccia» la giustificazione o se il cittadino non paga o lo fa in ritardo? L'Azienda emetterà «un'ordinanza di ingiunzione di pagamento» con l'aggravio di ulteriori spese a carico del cittadino. Ovvio che a fronte di una multa di 34 euro, si rischia di spenderne molti di più, qualora la giustificazione venga rispedita al mittente. Più facile rassegnarsi a pagare, anche se si è convinti di aver ragione.

L'AZIENDA Ma perché l'azienda sanitaria non comunica con chiarezza la ragione della multa al cittadino che deve pagarla? E qual è la ragione del ritardo della pioggia di multe? L'Ausl si appella alla riservatezza: «Per motivi di privacy, non possiamo specificare nella lettera il tipo di prestazione: sono dati sensibili che il nostro legale ci ha chiesto di omettere». Inoltre fa notare che nella lettera è indicato un numero verde ed una e-mail ai quali chiedere, sulla base del codice alfanumerico, a quale prestazione ci si riferisce. Quanto ai mesi trascorsi, la ragione è insita nella procedura: il recupero dei ticket di visite ed esami «saltati», dicono ancora all'Ausl, è un iter lungo e complesso, tanto da aver richiesto un apposito servizio. È anche in dubbio, continuano all'Ausl, che l'operazione vada «in pareggio», considerando che le spese di notifica non coprirebbero i costi. La legge regionale, spiegano da strada del Quartiere, ha soprattutto la funzione di sensibilizzare i cittadini sulle prestazioni non usufruite, che allungano inutilmente le liste d'attesa.

r.c.

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