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Il caso

La Corte d'appello: «Cambi paghi il mantenimento della figlia»

04 maggio 2018, 07:02

ROBERTO LONGONI

Passano gli anni, e non cresce solo la bimba. Crescono anche gli arretrati per il suo mantenimento e la pila di sentenze relative alla causa tra i suoi genitori, Ilenia Iovinelli e Matteo Cambi. La Corte d'appello di Bologna ora ne ha aggiunta un'altra, accogliendo il ricorso della parte civile: che ribalta, pur se non dal punto di vista penale, il verdetto del 2016, con il quale il fondatore di Guru venne assolto (su richiesta dello stesso pm) dall'accusa di violazione degli obblighi di assistenza familiare.

Cambi ora è stato dichiarato «responsabile ai fini civili» del reato commesso dal luglio del 2008 alla data della sentenza di primo grado. Il padre della piccola (10 anni) è stato condannato al risarcimento dei danni in favore di Ilenia Iovinelli «da liquidarsi in separato giudizio». Alla mamma della bimba è stata assegnata una provvisionale di 20mila euro. Inoltre, Cambi dovrà versare le spese della parte civile (2mila euro), le spese generali del primo grado e quelle per l'appello.

«E' stata stabilita la salvaguardia di un dovere morale prima ancora che giuridico» sottolinea Liborio Cataliotti, avvocato di Ilenia Iovinelli, ricordando comunque come la legge esiga «che sia garantito un minimo di sussistenza. A questo finora ha pensato la mia assistita, a sua volta aiutata dalla madre. Specie da quando, nel 2013, ha perso il lavoro, anche per accudire la bimba piccola. Quel che guadagnava non bastava a pagare la baby sitter. Ora, Ilenia Iovinelli è tornata a lavorare. Anche se part time».

Uno dei difensori di Cambi, Pierluigi Collura (l'altro è Mario Bonati), sottolinea come si tratti «di una questione civilistica. Tant'è vero che la Corte d'appello ha demandato ogni altra decisione al separato giudizio civile». Entrambi i legali attendono le motivazioni della sentenza di Bologna, prima di prendere eventuali decisioni. A Collura preme però sottolineare: «Il mio assistito ha sempre pagato il mantenimento della figlia in proporzione alla proprie possibilità e alle attività lavorative successive alla Guru. Alcune volte anche grazie all'aiuto della famiglia. L'abbiamo fatto assolvere anche sulla base di questo principio».

Cataliotti a questo punto avanza un auspicio. «Che non ci sia una riedizione di quanto si è visto finora. Spero in una transazione tra le parti che soddisfi le esigenze della bambina». Prematuro parlare di cifre: per ora si resta nel campo del denaro ipotetico. L'ex signore della Margherita (diventata poi una «Margherita di spine», per citare il titolo della sua autobiografia) che saltuariamente ha svolto consulenze per un paio di aziende, ora non avrebbe fonti di reddito. Lontani i tempi in cui si era stabilito che dovesse versare un assegno mensile di 3mila euro. Il 2008 del crack sarebbe venuto di lì a poco. Dopo una serie di riduzioni, si è arrivati a quota 750: un anno fa, quando la parte civile (dopo aver tentato una serie di pignoramenti) aveva provato, sempre invano, anche un'esecuzione forzata per 150mila euro. Cifra teorica, per ora, come quei 750 euro al mese.

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