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CONDANNA

Bendata e legata, fu violentata da due persone: 7 anni e mezzo per stupro di gruppo

05 maggio 2018, 07:03

GEORGIA AZZALI

Una benda sugli occhi e i polsi legati con due sciarpe alla testiera del letto. Enrica (il nome è di fantasia, ndr) si era fatta coinvolgere nel gioco erotico. Non poteva sospettare di quel ragazzo che aveva conosciuto quando era poco più che una bambina, con cui era uscita per una decina di giorni e che non aveva mai dimenticato. Era stato tutto così semplice e naturale: accettare di andare a casa sua, quel pomeriggio di settembre del 2010, fare l'amore e poi, sì, anche farsi legare. Mai avrebbe potuto immaginare che la trama sarebbe cambiata così rapidamente, che in scena sarebbe arrivato anche un altro: l'ex fidanzato, lasciato tre anni prima, che la violenta. Mentre l'amico le mette una mano sulla bocca e poi anche lui abusa di lei.

Una violenza brutale, di gruppo, organizzata da quel giovane di cui si fidava: origini colombiane, 29 anni, ma da tempo residente a Parma, ieri è stato condannato a 7 anni e 6 mesi. Il tribunale ha anche riconosciuto 25mila euro di risarcimento alla ragazza, 28 anni, parmigiana, assistita dall'avvocato Francesco Mattioli. Nei mesi scorsi, invece, l'ex fidanzato, parmigiano, dopo aver raggiunto un accordo sul risarcimento, aveva patteggiato 2 anni (con tanto di pena sospesa).

Ingannata e tradita, Enrica. L'invito di quel giorno sarebbe stato l'inizio della storia. Dell'amore con quell'amico, che le piaceva da anni ma con cui c'erano sempre stati solo incontri fugaci. Ci credeva, Enrica. Certo, sapeva anche che l'ex fidanzato e l'amico si conoscevano da qualche anno, da quando avevano fatto lo stesso stage in un'azienda. Aveva imparato anche a conoscere il vero volto dell'ex: geloso, possessivo, lui che ancora non aveva accettato di farsi da parte, tanto da ossessionarla con una marea di messaggi e appostamenti sotto casa. Era consapevole di tutto questo, Enrica, ma mai avrebbe potuto fare anche solo un pensiero a quel piano squallido.

Dopo essere stata bendata e legata, aveva sentito l'amico uscire dalla stanza e parlare con qualcuno. Intuisce che sta telefonando, perché in casa non c'è nessuno. Poi, il ragazzo ritorna e si siede accanto a lei: non dice nulla, ma Enrica sente che sta digitando qualcosa sul telefonino e ode anche il suono degli sms inviati e ricevuti. Passano alcuni minuti, forse un quarto d'ora, poi Enrica sente chiaramente il suono del citofono. E subito dopo avverte la presenza di qualcuno in camera: ha anche la sensazione che con l'amico ci sia un'altra persona. Quella presenza che pochi istanti dopo si sente addosso. E che ha un profumo inconfondibile: sa che è il suo ex fidanzato, non ha bisogno di attendere il momento in cui l'amico le toglie la benda.

E' la violenza che diventa sfregio, umiliazione. Anche l'amico approfitta di lei, che continua a urlare. E a fare forza per cercare di liberarsi dai legacci. Finché un nodo si scioglie.

E' impaurita, Enrica, ma riesce a trovare la forza per rivestirsi in tutta fretta e fuggire. Mentre loro ridacchiano. E le sputano addosso l'altra verità: da un mese stavano organizzando quel pomeriggio di violenza.

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