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TRAGEDIA SULLE ALPI

Il marito di Francesca: «Sarai ovunque noi andremo»

05 maggio 2018, 07:01

Ecco la lettera che Simone Arrigoni, il marito di Francesca, ha fatto avere alla «Gazzetta» per ricordare la moglie.

Ciao Polly,

fra tutti i doni che mi hai lasciato non vorrei che ci fosse anche quello di farmi diventare mio malgrado uno scrittore... mi è stato chiesto di raccontare altro di te, di noi. Francamente credo però che sia arrivato il momento di spegnere l'emotività che naturalmente si manifesta anche da parte di chi aveva poco a che fare con te e lasciare il posto alla preghiera.

Quello che è stato rimarrà in noi ed in chi ha condiviso i tuoi 43 anni «concentrati», credo sia giusto così. Ti dedico queste ultime righe che valgono come addio alla nostra vita terrena insieme in attesa e nella speranza di riabbracciarti un giorno, per non smettere più.

Francesca, hai illuminato la mia esistenza con il tuo sguardo ed il tuo sorriso dal principio, hai affrontato con la tua ferma determinazione e giusta consapevolezza tutti gli ostacoli che si sono opposti ai tuoi progetti di vita, che sono diventati i nostri progetti di vita. Hai sempre raggiunto le mete che ti sei prefissata dal principio, dal 1997, superando ostacoli non comuni, ma soprattutto lo hai fatto facendo intendere al mondo esterno che di ostacoli non ce ne sono mai stati. Hai portato carichi non indifferenti con una forza che a volte mi lasciava incredulo per la sua grandezza. Non sei più tra noi ma sarai ovunque noi andremo. Questo mi dà forza e gioia nell'affrontare il domani. Grazie a te. Amen.

IL TRISTE RITORNO DI FRANCESCA NELLA SUA CITTÀ

Rientrerà a Parma questo pomeriggio, intorno alle 14, la salma di Francesca Von Felten, la parmigiana 43enne morta assiderata a causa di una tempesta di neve scatenatasi mentre percorreva la «Haute route» tra Chamonix e Zermatt, ad oltre tremila metri di quota.

Il suo triste percorso a ritroso verso casa sarà lo stesso dei suoi sei compagni di escursione, morti nelle stesse circostanze. Le bare, dopo il nulla osta delle autorità, si sono mosse questa mattina da Sion, piccolo comune svizzero del Canton Vallese, per Chiasso, dove vivevano la guida Mario Castiglioni e la compagna Kalyna Damyanova; Bolzano, di cui erano originari Elisabetta Paolucci, insegnante, il commercialista Marcello Alberti e la moglie Gabriella Bernardi; Como, dove si trova la famiglia dell'infermiere Andrea Grigioni. Due i feriti gravi del gruppo di 10 escursionisti, ancora in ospedale. Un solo sopravvissuto, l'architetto Tommaso Piccioli.

Il rosario per Francesca sarà recitato questa sera alle 21 nella chiesa di Maria Immacolata, in via Casa Bianca, parrocchia alla quale Francesca era particolarmente legata perché era stata il punto di riferimento dei lunghi anni da scout nel gruppo Parma 2. Il funerale si terrà nella stessa chiesa lunedì alle 14,30. La sepoltura sarà nel cimitero di Marore.

Francesca lascia una famiglia unita e felice: il marito Simone Arrigoni, di due anni più grande di lei, e i tre figli, una ragazzina di 12 anni e i maschi di 7 e 13 anni.

«La bufera è iniziata lassù e sta continuando anche quaggiù» dice il marito per spiegare i momenti concitati vissuti dalla famiglia da quando è arrivata notizia dell'incidente ad alta quota. Eppure Simone Arrigoni ha parole di grande serenità nel ricordo della moglie che ha deciso di affidare alla Gazzetta, e che pubblichiamo sotto.

La passione per la montagna Francesca l'aveva nel sangue, trasmessa dai genitori, e in particolare dal papà Alfredo di origine svizzera, approdato con la famiglia a Parma per dar vita ad un'importante azienda conserviera.

Iscritta al Cai di Parma e con una seconda casa in Val di Fassa, Francesca - appena glielo consentivano gli impegni familiari - raggiungeva le vette per le sue amate escursioni e si faceva sempre accompagnare da guide alpine professioniste.

Una di queste è Ivo Rabanser di Santa Cristina in Val Gardena che con lei, in quasi vent'anni, ha condiviso tante salite. «Raramente ho conosciuto una persona così amante della montagna come Francesca. Non era solo preparata atleticamente, ma anche culturalmente: conosceva il territorio e la storia dell'alpinismo. Era interessante passare il tempo con lei» ricorda Rabanser. Insieme i due si erano arrampicati, ad esempio, sulla parete sud della Marmolada, sulla parete nord del Sassolungo, sulla via Comici della cima grande di Lavaredo.

«Francesca era raggiante in alta quota. Era un'alpinista allenata, coscienziosa e affidabile, con una passione contagiosa. La notizia della sua morte, e le circostanze in cui è avvenuta - conclude Rabanser - sono un duro colpo per tutti coloro che amano la montagna».

r.c.

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