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Intervista

Gambetta: «Il nostro film sul Papa a Cannes»

09 maggio 2018, 07:00

KATIA GOLINI

Quando Papa Francesco parla, va dritto al cuore. E sembra proprio che si rivolga espressamente ad ogni singolo spettatore in sala. «Ripreso in primo piano, sul grande schermo, il Papa parla direttamente a chi lo sta ascoltando, senza mediazioni, e trasmette un messaggio profondo a tutte le persone di buon senso» dice con orgoglio Andrea Gambetta. C'è lui, con la Fondazione Solares, dietro il nuovo film di Wim Wenders «Papa Francesco, un uomo di parola», un toccante faccia a faccia con il Pontefice, un dialogo che emoziona e commuove. «Papa Francesco parla a tutti, non solo ai cattolici praticanti. Il suo sorriso dolcissimo conquista, le sue parole semplici arrivano nel profondo» aggiunge Gambetta, che del film è produttore e produttore esecutivo («Ringrazio tutti i collaboratori e i dipendenti di Solares che hanno fatto dei sacrifici e che in questi anni hanno creduto a questo progetto complesso e non hanno perso la fiducia nella sua realizzazione finale» tiene a sottolineare).

A giorni il debutto del film documentario sui cinque anni di Pontificato più «rivoluzionari» del millennio. «Siamo in trepidante attesa della presentazione al Festival del Cinema di Cannes. La prima proiezione come evento speciale è prevista il 13 maggio. E' la prima volta nella storia che un Papa si presta ad un lavoro di questo tipo e diventa in prima persona protagonista di un film documentario per dire qual è la sua filosofia e la sua visione del mondo».

Un evento, dunque. Destinato a fare il giro del mondo. «Dopo Cannes il film, distribuito dalla Focus Features Universal, uscirà nelle sale cinematografiche di cento città americane e sarà presentato in Germania a metà maggio, il 23 in Svizzera. In autunno arriverà in Europa, Italia compresa».

Una lunga gestazione, diversi anni di lavoro e tutto è iniziato a Parma. «Il progetto è partito quasi cinque anni fa. Il volano è stato “Il sale della terra”, documentario di Wenders candidato anche all'Oscar. Il Vaticano ci ha contattati perché avevano in mente di fare un documentario sul Papa con Wenders. A quel punto gli ho telefonato e chiesto se voleva fare il film, quindici 15 giorni dopo eravamo a Roma al Centro televisivo Vaticano per prendere accordi».

In mezzo, tra la prima telefonata e l'inizio delle riprese la «parentesi» per il docu-film sulla guardie svizzere, una sorta di prima prova di collaborazione. «Il docufilm “L'Esercito più piccolo del mondo” con la regia di Gianfranco Pannone è stato presentato tra gli eventi speciali al Festival di Venezia, ed è stato effettivamente il terreno di per sperimentare il nostro lavoro da parte del Vaticano, realizzando una co-produzione con la Svizzera, Samanta Gandolfi Branca e Alessandro Lo Monaco. La produzione ha soddisfatto tutti e reso possibile una collaborazione ancora più stretta basata sulla fiducia reciproca. In quell'occasione abbiamo incontrato Papa Francesco per la prima volta».

In principio l'amicizia tra Gambetta e il regista tedesco, un legame di lunga data. «L'amicizia con Wim risale agli anni Novanta. E col tempo si è rafforzata. Risale al 1997 la sua prima venuta a Parma in occasione di una grande mostra fotografica alla Galleria Nazionale. Avevamo organizzato la retrospettiva di tutti i suoi film all'Edison e una proiezione con incontro con il pubblico al cinema Astra. Lo avevo conosciuto qualche tempo prima a Venezia. Fu un momento per noi di crescita straordinaria».

Impossibile, allora, immaginare che la collaborazione con Wenders sarebbe arrivata fino alla realizzazione di un film sul Papa. Le prime riprese risalgono al 2015. «Per l'apertura ufficiale della Porta Santa del Giubileo eravamo in piazza San Pietro con 18 telecamere. L'inizio di un lungo lavoro fatto di incontri diretti con il Papa e di ricerca negli archivi, in collaborazione con il Centro televisivo vaticano, per la ricostruzione dei viaggi e degli interventi più salienti di Francesco nel mondo».

Ai filmati dei viaggi si alternano interviste in cui il Papa risponde guardando negli occhi chi osserva lo schermo. Un effetto veramente speciale «ottenuto grazie a una telecamera unita ad un monitor particolare chiamato interrotron. Abbiamo voluto creare una situazione molto intima girando le scene delle domande in luoghi dal Papa abitualmente frequentati. E lo abbiamo intervistato in spagnolo affinché fosse davvero libero al massimo di esprimersi. Lo abbiamo incontrato quattro volte. E' stata davvero una grande esperienza e una grande emozione».

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