Sei in Archivio bozze

EDITORIALE

Iran e nucleare. Rottamare è più facile che costruire

di Paolo Ferrandi -

10 maggio 2018, 17:15

I compromessi, si sa, non piacciono a nessuno. Non piacciono agli idealisti che li considerano sempre un tradimento rispetto alla purezza dei valori e non piacciono nemmeno ai pragmatici che pensano sempre che avrebbero potuto ottenere di più. L'accordo sul nucleare iraniano è, appunto, un compromesso. E oltretutto un compromesso multilaterale che si serve, come strumento di verifica, di un'agenzia internazionale come l'Aiea (International Atomic Energy Agency) con sede a Vienna.
E' quindi naturale che l'accordo non piaccia a Donald Trump. Il presidente Usa ritiene che sia troppo generoso - frutto dell'arrendevolezza di uno smidollato come Barack Obama - e che permette all'Iran di raggiungere indisturbato una piena capacità nucleare. Da qui la decisione di uscire dal trattato in modo netto e addirittura minacciando le aziende europee di sanzioni se, seguendo la linea dei rispettivi governi, continueranno a fare affari con Teheran.
La Aiea proprio ieri ha smentito che gli iraniani stiano mentendo, ma questo conta poco a Washington. Anche se, giova ricordarlo, l'ultima volta che le parole dell'Aiea sono state messe in discussione, il caso delle presunte armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein, ad aver ragione era Vienna. Però la domanda è: se l'Iran si riterrà svincolato dall'accordo cosa potrà fermarli? A parte una guerra, naturalmente.
pferrandi@gazzettadiparma.net