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Gup

Abusa di una 13enne: condannato a tre anni

11 maggio 2018, 07:03

ROBERTO LONGONI

Lui l'aveva avvicinata per strada. Un sorriso, un paio di battute, e la ragazzina si era fermata. Forse per gentilezza, forse perché lusingata dalle attenzioni di quel ragazzo ben più grande. I due si salutarono scambiandosi i contatti facebook. Il numero di cellulare, la ragazzina glielo avrebbe rivelato di lì a poco. A questo punto, tutto, o quasi, lui sapeva di lei: dove abitasse a Parma e con chi, da quale Paese africano fosse venuta, quale fosse il suo nome. Solo una cosa ignorava di lei: l'età. Tutt'altro che un dettaglio.

Lei aveva solo tredici anni. Tredici anni appena compiuti, quando ebbe un rapporto sessuale con lui, più vecchio di otto anni. Da una parte un giovane, dall'altra una bambina con meno di 14 anni: troppo pochi perché possa essere considerata consenziente. E per questo un richiedente asilo nigeriano giudicato in rito abbreviato dal Gup è stato condannato a tre anni di reclusione. Inoltre, scontata la pena, per almeno un anno dovrà stare alla larga dai luoghi abitualmente frequentati dai minorenni.

Forse, nessuno ne avrebbe saputo nulla, se quel rapporto (al quale sembra che non ne siano seguiti altri) non avesse avuto come conseguenza il fatto che la ragazzina rimanesse incinta. In qualche modo, qualcuno che la conosceva bene avvisò la madre di lei: e così emerse questa relazione da Codice penale. Era l'estate del 2015, quando la donna accompagnò la figlia dai carabinieri della stazione di Parma principale, per sporgere denuncia. Furono loro a compiere gli accertamenti e le indagini, identificando il giovane nigeriano.

I fatti risalivano alla primavera precedente. Al primo incontro erano seguiti i contatti su facebook e quindi quelli telefonici. Poi, gli appuntamenti al parco Ducale e in via Farini. Dopo qualche passeggiata, lui la invitò nella casa nella quale era ospitato. Fu qui che avvenne la violenza. Non sembra che dopo quella volta ce ne siano state altre. Tempo dopo, però, quando s'accorse di essere in stato interessante, lei chiese aiuto a lui. E lui le chiese del denaro, promettendole di procurarle un farmaco che l'avrebbe fatta abortire. Non se ne fece nulla: la vicenda era ormai giunta alle orecchie della madre.

Ora, si tratta di capire dove si trovi il condannato. Da Parma sembra che sia andato a Bari, per poi tornare a Parma e finire non si sa bene dove. «Il mio assistito - sottolinea l'avvocato Stefano Antenucci - non ha mai sospettato che la ragazza fosse minorenne e ancor di più che avesse meno di 14 anni. Sia per il suo aspetto fisico che per la sua libertà di movimento». La difesa non esclude di ricorrere in appello. Ammesso che il giovane sia ancora in Italia.

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