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EDITORIALE

Per Salvini e Di Maio il problema è l'Europa

di Vittorio Testa -

11 maggio 2018, 15:03

E’ tutt’ora ricco di incognite e di rischi, il cammino intrapreso da Salvini e Di Maio, i nuovi dioscuri convinti di poter governare insieme e di spartirsi l’Italia, la Lega padrona del Nord, il M5S egemone al Sud. Un connubio fino a tre mesi fa impensabile per i più ma captato anzitempo dalle lunghe antenne di Sua Emittenza, un Silvio Berlusconi che presentiva come un incubo il nascere “dell’Italia di Salvini e Di Maio” evento catalogato come “la peggiore jattura”, paragonata al mostruoso e innaturale ircocervo, metà capro e metà cervo: nella fattispecie, secondo il Cavaliere, metà antidemocratico, metà antieuropeo. Ed è appunto il rapporto con l’Unione europea la questione più spinosa lungo il percorso di Salvini e Di Maio che hanno chiesto al presidente della Repubblica di concedere loro altri due giorni per poter costruire un’ipotesi di governo a maggioranza autarchica Lega e M5S con Forza Italia in posizione non ostile al tentativo di Salvini fino a ieri bloccato dal ‘’niet’’ con il quale Berlusconi ricambiava il veto di Di Maio in quanto paradigma vivente dei peggiori mali. Che il leader pentastellato si sia spinto a sostenere di non aver mai imposto ostracismo al Cavaliere e che Salvini non abbia battuto ciglio dimostra come spesso in politica il raccontare frottole sia proficuo anziché imperdonabile.
Ora i dioscuri sono alle prese con i nomi e i ruoli, chi sarà premier e chi ministro, una trattativa piena di insidie. Ma lo scoglio vero, sul quale potrebbe infrangersi il tutto, è quell’Europa, ieri evocata da Mattarella come punto di riferimento assoluto, rassicurante baluardo contro la crisi. In sovrappiù il presidente ha bollato come insensatezze le pulsioni sovraniste: e certo parlava a nuora affinché intendessero le due suocere attese nuovamente al Quirinale, il Salvini spauracchio della Commissione europea, finora tenuto a freno dal Cavaliere garante per lui con la Merkel e Junker, adesso libero di scatenarsi, com’è già successo, in promesse di ignorare vincoli e impegni presi, e il Di Maio però più prudente nell’annacquare l’empito antieuropeista. E’ un punto, questo, sul quale Mattarella esigerà chiarezza e impegni precisi. Che faranno i due rampantissimi vincitori seppur non appieno del 4 marzo? Altro aspetto che finora Salvini pare abbia ignorato o sottovalutato è che il “contratto alla tedesca”, come Di Maio chiama l’accordo “non politico” di governo, andrà sottoposto alla rete grillina, alla Piattaforma Rousseau, ultima istanza di democrazia telematica diretta: e se gli iscritti bocciassero l’accordo? Forse è valutando tutte queste incognite e i rischi conseguenti che Berlusconi ha infine deciso per l’astensione, cioè di defilarsi nel caso di insuccesso e all’occorrenza avere invece un ruolo determinante per difendere Forza Italia dalla voracità salviniana e, secondo i nemici, soprattutto per contrattare, al motto di “Astengo famiglia”, l’intangibilità delle proprie aziende.
vittorio.testa@comesermail.it