Sei in Archivio bozze

Intervista

Stefano Bollani: «La vita è come un gioco di ruolo»

17 maggio 2018, 07:00

MARA PEDRABISSI

Quando si dice un preciso caso: 20 maggio 2016- 20 maggio 2018. A due anni esatti dal concerto «Piano Solo», Stefano Bollani torna domenica 20 maggio al Teatro Regio di Parma. Sempre estroso, comunicativo e “codino-dotato”, il compositore e pianista arriva adesso con il progetto «Danish Trio», insieme a Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria. Una corsa lungo il pentagramma, in cui la tavoletta dell'acceleratore spinge a tutto gas sulla creatività, togliendo di mezzo anche la scaletta. Perché alla base di tutto c'è la gioia di improvvisare che è poi gioia di vivere.

Stefano Bollani, sei nato a Milano e cresciuto a Firenze, hai iniziato con il pop e hai virato sul jazz. Sono segni di una certa duttilità, elasticità...

«In realtà, non riesco proprio a ragionare per generi. La musica è unica e credo di averlo sospettato fin da ragazzino. E' il mondo a dividerla in categorie, non noi musicisti».

A proposito di musicisti, al Regio sarai con due artisti di punta della scena nord-europea. Come è nato il sodalizio?

«Ci siamo incontrati agli inizi degli anni Duemila, al premio Jazzpar a Copenaghen. E' stato un colpo di fulmine, abbiamo realizzato già tre dischi insieme. Siamo talmente in sintonia, che non abbiamo bisogno di dirci nulla. Non c'è scaletta durante il concerto: concordiamo il brano iniziale, poi andiamo avanti, cadendo sui pezzi su cui vogliamo cadere, senza gerarchie ma ascoltandoci. Se uno dei tre ha una buona idea, gli altri lo seguono».

Niente scaletta, dunque?

«Niente. Morirei se dovessi fare ogni sera lo stesso concerto. Ho bisogno di divertirmi io per primo».

C'è una frase che ti piace usare, citando Frank Zappa: «Parlare di musica è come danzare di architettura»...

«E' un po' quello che dicevamo all'inizio, a proposito dei generi musicali. Parlando di musica, siamo costretti a usare termini simbolici. Invece la musica è quel linguaggio che non ha bisogno di passare per le parole».

Quando non fai musica, cosa ti appassiona altrettanto? Libri, cinema, uno sport?

«I primi due che hai detto, senz'altro sono passioni. Viaggiando così tanto, musica, libri e film mi tengono buona compagnia».

Avrai dei consigli per i nostri lettori...

«Questo mi è facilissimo. Ho appena finito di rileggere il mio libro preferito “Profumo di Jitterburg”, romanzo epico in cui Tom Robbins affronta con stupefacente leggerezza tutti i temi della vita. Quanto al film, direi “Le mele di Adamo”, commedia nera di ispirazione biblica, che racconta con lievità lo spigoloso incontro tra un ex naziskin appena uscito di galera e un pastore protestante».

Affrontare i problemi con leggerezza, che non significa né ignorarli né sottovalutarli, è anche la tua filosofia?

«Mi ci ritrovo. In fondo è un gioco di ruolo, quello che stiamo facendo io e te in questo momento e, in generale, la vita. In questo gioco di ruolo mi chiamo Stefano Bollani, faccio il pianista e, se incontro quella che sembra una difficoltà, in realtà è qualcosa da cui posso imparare. Ecco, prese così le cose mi sembrano più divertenti».

In questo gioco di ruolo, quanto tempo occupa la musica?

«Meno di quanto pensi. Sono molto impegnato a farmi incuriosire, dopo di ché sì trasferisco tutto nella musica».

Lo spettacolo (inizio ore 21) è organizzato dal Teatro Regio in collaborazione con Caos Organizzazione Spettacoli e Arci Parma. Biglietti su www.ticketone.it, all'Arci Parma (via Testi, 4) e alla biglietteria del Regio. Tel 0521-706214; 0521 203999.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal