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Borgotaro

Accusato di una rissa al posto del fratello

18 maggio 2018, 07:02

Roberto Longoni

BORGOTARO Oltre che un processo, è stata una questione di famiglia, con uno «scambio» tra fratelli e colpo di scena finale. Un lavagnese 30enne è stato accusato per nove anni di aver preso a botte in discoteca un borgotarese di 8 anni più vecchio. Al presunto picchiatore si risalì attraverso la targa della Mini che fu vista allontanarsi dopo lo scontro. Il ritratto del proprietario venne riconosciuto nel fascicolo fotografico mostrato alla vittima. L'indagato poi rinviato a giudizio si difese dicendo di aver prestato l'auto quella sera (tra l'altro, gli era pure stata ritirata la patente per eccesso di velocità in moto) e di non essersi mosso dal Tigullio. Non fu creduto. Ieri, invece, è stato assolto con formula piena dal giudice Maria Cristina Sarli. E a chiedere la sua assoluzione per non aver commesso il fatto non è stato solo l'avvocato chiavarese Giovanni Roffo regista della sua difesa, ma anche il pm Massimiliano Sicilia. Troppo schiaccianti le prove dell'innocenza.

Aveva detto la verità, il giovane. Aveva solo omesso di dire a chi le avesse date, le chiavi della Mini: ossia al fratellino. Negli scomodi panni dell'imputato, si ha diritto a tacere dettagli che proprio di poco conto non sono. Un silenzio che corrisponde a un «fraterno sacrificio», anche se nessuno può dire che sia stato il fratello minore a prendere a botte il borgotarese.

Era comunque stato lui, con amici e amiche a prendere la strada per l'Appennino l'11 novembre del 2009. Un sabato sera. Sul tardi, il gruppo entrò nella discoteca La baita a Vighini di Borgotaro. Dal ballo a un certo punto si passò alle botte. La causa? Forse una banale spinta in pista, forse un apprezzamento non gradito a una ragazza. Fatto sta che il borgotarese allora 29enne rimediò un pugno in faccia. Sembrava finita lì, anche per l'intervento di amici e buttafuori.

Ma ci fu un secondo incontro (troppo) ravvicinato fuori dal locale. Con testata in pieno volto e altri colpi proibiti. Il borgotarese ebbe il setto nasale fratturato oltre a ematomi vari. La prima prognosi in ospedale fu di venti giorni. Poi prolungati di altri venti. Lesioni personali gravi. Scattò la denuncia. Partirono le ricerche: come si è detto dalla targa della Mini vista prendere il largo dopo le botte. Al primo riconoscimento fotografico, un anno dopo i fatti, seguì, pochi mesi fa, una ricognizione in aula, dal vivo. La vittima puntò di nuovo il dito sull'imputato. Che quel sabato sera però era a lavorare nella propria pizzeria a Chiavari. Con mamma e fidanzata. Un alibi confermato ieri anche da amici e clienti. Ora, decorsi più di sette anni dai fatti, nessun altro può più essere imputato per quelle botte.

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