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IL FILOSOFO

Flores D'Arcais: «Il '68? Una stagione di gioia e libertà»

18 maggio 2018, 07:00

Luca Molinari

«Il Sessantotto è stata l'ultima vera rivolta in Occidente». Bastano poche parole a Paolo Flores D'Arcais, filosofo e direttore della rivista MicroMega, per definire questo momento storico. Domani alle 17 a Palazzo del Governatore è in programma «Sessantotto: passione e rivolta», un incontro con Flores d'Arcais, Sveva Casati Modignani, Irena Grudzinska Gross, Lea Melandri, Paolo Sollier.

L'evento rientra negli appuntamenti promossi dal Comune in occasione dei cinquant'anni dal Sessantotto, in collaborazione con la rivista MicroMega. «Con questo incontro - spiega Flores D'Arcais - abbiamo pensato di ricordare il Sessantotto in un modo non celebrativo, consentendo alle diverse generazioni di avere uno spaccato del vissuto di quel periodo di cinque persone molto diverse tra loro».

Sveva Casati Modignani, nota scrittrice, «racconta nel numero speciale di MicroMega, il suo Sessantotto vissuto in modo isolato, dieci anni prima».

Paolo Sollier è stato un famoso centravanti. «Era un cannoniere e anche un militante di Avanguardia Operaia - ricorda Flores D'Arcais - uno dei gruppi usciti dal ‘68 di orientamento trotskista. All'epoca fece scandalo una sua foto in cui, dopo un gol, salutava il pubblico col pugno chiuso».

Lea Melandri è invece «una delle femministe storiche - prosegue il direttore di MicroMega - una persona che ha contribuito a dar vita ad uno dei fenomeni più duraturi nati sull'onda del Sessantotto».

Irena Grudzinska Gross è stata una delle protagoniste del Sessantotto in Polonia. «Dopo aver trascorso sei mesi in galera - racconta Flores D'Arcais - è dovuta espatriare, diventando professoressa in prestigiose università americane».

Flores D'Arcais definisce quindi il Sessantotto uno «straordinario momento di liberazione, gioia collettiva, entusiasmo e amori, che ha modificato radicalmente i costumi e modi di vita successivi».

«Chi non l'ha vissuto - continua - ha difficoltà a capire cosa sia successo in quell'anno. La società è cambiata radicalmente in quel momento. Oggi si parla del ‘68 soltanto in modo nostalgico o negando la realtà storica».

Il Sessantotto infatti ha rappresentato uno spartiacque sia nella vita sociale e politica, sia nelle relazioni personali. La rivolta politica e la rivoluzione dei costumi sono i due grandi ambiti in cui il movimento ha lasciato maggiormente i suoi segni, lascia intendere il giornalista-filosofo. «Una stagione che ha segnato un'intera generazione e alla quale, ancora oggi, dobbiamo molto».

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