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L'INTERVISTA

Pizzarotti: «L'unione con la Lega è la fine dei 5 Stelle»

di Gian Luca Zurlini -

18 maggio 2018, 07:03

«Auspico che il governo tra Lega e Movimento 5 Stelle vada in porto, perché così per la prima volta ci sarebbero alla guida del Paese due forze populiste che dovrebbero fare i conti della differenza che esiste tra fare l'opposizione a prescindere e prendere decisioni di governo. E magari proprio da questa alleanza potrebbero nascere importanti rimescolamenti dei consensi nelle prossime tornate elettorali aprendo spazi per nuove forze politiche».

A parlare è il sindaco Federico Pizzarotti, che nel Movimento 5 Stelle ha iniziato la propria attività politica e sotto il cui simbolo era stato eletto primo cittadino nel 2012. Ma di quel movimento delle origini, a suo giudizio, oggi restano ben poche tracce: «La forza iniziale era stata la creazione di gruppi di attivisti sul territorio che si erano radicati e raccoglievano la protesta delle persone promettendo di non fare compromessi con nessuno. Oggi, a ben vedere, i 5 Stelle alle prossime elezioni amministrative non si presenteranno in quasi nessuno dei capoluoghi di provincia principali dove si vota e a Roma stanno facendo con la Lega una trattativa su nomi e programmi che, anche se ancora si devono conoscere esattamente i termini dell'accordo di governo, sarà frutto di quei compromessi che fin dal momento della fondazione e anche per tutta l'ultima campagna elettorale si è detto di non voler assolutamente fare».

Come vede i 5 Stelle in questo governo con la Lega?

Li vedo come la forza predominante dal punto di vista numerico, con possibili vantaggi per le votazioni soprattutto nelle commissioni. Ma li vedo nettamente svantaggiati nel lavoro complessivo dell'esecutivo, perché la Lega ha un personale politico con molta maggiore esperienza, anche amministrativa, e soprattutto un radicamento con la base che, lo ribadisco, il Movimento 5 Stelle mi sembra stia sempre di più perdendo. Inoltre, a gioco lungo, è molto più probabile che ci siano delle defezioni tra i parlamentari 5 Stelle rispetto a quelli leghisti.

Il Governo con la Lega era un passo inevitabile per i 5 Stelle?

Credo proprio di no, anzi sarebbe stato da evitare. Ma devo anche dire che in questi due mesi e mezzo del postelezioni Salvini in pratica non ha sbagliato una mossa e se si andasse domattina al voto i suoi consensi sarebbero in aumento. Di Maio ha invece ondeggiato tra una proposta e l'altra e alla fine credo che molti di quelli tra gli attivisti e gli elettori che lo hanno votato in questo momento si stiano interrogando su quale sia la vera linea del movimento e difficilmente tornerebbe per questo a ottenere lo stesso numero di voti del 4 marzo.

Su cosa i 5 Stelle sarebbero poco coerenti o trasformisti?

Il problema è che il movimento è nato per contrastare i compromessi della vecchia politica e per portare avanti un programma di rinnovamento delle istituzioni. Di tutto questo, in questi giorni di trattative che ricordano quelle della vecchia Prima Repubblica, mi sembra sia rimasto ben poco. Il Movimento di oggi è tutt'altra cosa di quello delle origini.

La formazione di un governo era necessaria?

Se penso alle volte in cui abbiamo realmente avuto bisogno del Governo negli ultimi anni per il nostro Comune, non è un'esigenza assoluta. E anzi, temo che ci saranno problemi, che in parte si stanno già evidenziando, per la politica economica, che è la vera assente nel nostro Paese. Vedo difficile che dall'alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle possa uscire una strategia coerente in questo campo, viste le basi di partenza molto differenti.

L'alleanza con il Pd era proprio impossibile per i 5 Stelle?

Beh, la campagna elettorale era stata tutta impostata contro il Pd come mostro da abbattere. Però dal punto di vista degli ideali politici e, in molte parti d'Italia, anche della base elettorale, i 5 Stelle hanno molte più affinità con il centrosinistra che con il centrodestra. Credo però che la grande occasione, ancora una volta, l'abbia persa il Pd. Ritengo che avrebbe dovuto sostenere un governo dei 5 Stelle dall'esterno, evitando di consegnare di fatto il Paese in mano alla Lega. Questo avrebbe consentito al Pd di evidenziare le incongruenze dei 5 Stelle, ma anche di guidarli verso scelte più strategiche e meno populiste.

Ma i 5 Stelle rivendicano per la prima volta un accordo basato sui programmi e non sulla spartizione delle poltrone.

Dall'esterno l'impressione non è esattamente questa, anzi è che i maggiori contrasti si abbiano proprio sui nomi. Quanto al programma mi piacerebbe chiedere che fine hanno fatto gli F35, che in campagna elettorale si prometteva di togliere del tutto, oppure anche le battaglie contro la Tav Torino-Lione che già oggi (ieri ndr) sembrano rientrate nel cassetto.

Cosa si aspetta da questo Governo a guida Salvini-Di Maio?

Più che aspettative ho dei timori. E cioè che il prezzo salato delle questioni messe sul piatto del Governo venga fatto pagare con altri tagli agli enti locali, visto che soprattutto i 5 Stelle non hanno mai dato molta importanza alle istituzioni periferiche.