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LA FESTA

Una notte per salutare la A

20 maggio 2018, 07:03

SANDRO PIOVANI

La notte più dolce e più lunga dell'anno. Merito del Parma e di una «A» sofferta che di più non si può. E forse questa sofferenza quasi «trasversale», iniziata tre anni fa con il fallimento e passata dalla ripartenza in D scavallata in scioltezza, dalla tribolata promozione dalla C alla B attraverso i play-off e poi la A all'ultimo respiro dell'ultima giornata di campionato, hanno compattato un ambiente che nella notte parmigiana è letteralmente esploso di gioia e felicità.

E così, non scritto ma sottinteso, ecco che è scattato l'appuntamento in piazza Garibaldi. Dopo ogni successo calcistico è sempre stato così, a qualsiasi ora. I tifosi, lentamente ma inesorabilmente sono arrivati in piazza, con Garibaldi da sempre spettatore (si spera sorridente in questo caso) delle gesta crociate. E mentre scorrevano gli ultimi passaggi della Mille Miglia, era il calcio a diventare padrone del campo. Vessilli gialloblù-crociati ovunque, cori e canti come colonna sonora. Bambini e anziani, ragazzi e adulti: una piazza multicolore.

La prima vera ovazione, con il Parma ancora in viaggio da La Spezia direzione centro città, è per un ragazzo (uno studente universitario?) che sfoggiava la sciarpa del Foggia: un modo concreto, dai decibel altissimi, per ringraziare l'impresa i «satanelli».

Poi le prime comunicazioni: Fornovo, Pontetaro, uscita dell'autostrada, tangenziale, ingresso in città... Il percorso del pullman crociato era monitorato come fosse l'«Airforce One».

Poi l'atterraggio in via della Repubblica, come sempre imboccata dalla rotonda, direzione centro. Lentamente, sempre più lentamente. Il pullman del Parma è stato letteralmente accerchiato. Nel delirio dei festeggiamenti qualcuno si è anche appollaiato sul tettuccio del bus stesso. Che alla fine si è fermato davanti ai Portici del Grano. A porte rigorosamente chiuse. Alcuni tifosi hanno cercato di creare una sorta di cordone umano per far passare i giocatori, lo staff ed i dirigenti. Per primi sono usciti Alessandro Lucarelli, il ds Daniele Faggiano e il consigliere d'amministrazione Pietro Pizzarotti e l'ad Luca Carra, con altri collaboratori e dirigenti. Poi tutti gli altri, destinazione la statua di Garibaldi.

Giocatori e staff sono così saliti suoi gradoni della statua. E, in una sorta di protocollo ormai abituale, una bandiera del Parma è stata issata in mano all'eroe dei due mondi. Poi via ai cori, con un insospettabile Alessio Cracolici (il team manager è solitamente quieto e pacato) vero e proprio istrione della serata, a dettare cori e tempi. Bravo.

E verso le tre piano piano la piazza ha iniziato a svuotarsi. Festa finita? Certo che no: i giocatori, lo staff tecnico, i dirigenti con le rispettive famiglie si sono trasferiti al «Dolce Vita«, in via Farini. A obbiettivo raggiunto si può anche «esagerare». pizza e birra per tutti, nelle salette del locale «calde» all'inverosimile, con Mimmo Morfeo splendido anfitrione, con il calcio sempre protagonista. Il più «provato» sembrava Roberto D'Aversa, quasi spossato dalle tante tensioni dell'ultimo periodo. Per una sera l'allenatore è finito in stand-by e si è visto l'uomo D'Aversa. Che si merita gli applausi di tutti, dopo aver condotto in porto una barca che aveva perso molti marinai. Da venerdì notte anche lui, come i suoi giocatori e la società intera, è da serie A: dovrà essere questo uno stimolo per tutti. Perché questa favola non finisca mai, grazie anche ad un pubblico e a tifosi che saranno anche di provincia, ma certamente meritano molti elogi e ringraziamenti. Un bel gruppo, che merita un bel brindisi finale. La festa è finita, il chiarore del giorno illumina la piazza: a letto all'alba, come fosse Capodanno. Del resto, venerdì notte è iniziato un nuovo anno. L'anno della serie A.

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