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In strada

Ciclisti e automobilisti, convivenza difficile

21 maggio 2018, 07:01

ANDREA DEL BUE

Ciclisti e automobilisti: la convivenza è da sempre difficile. Negli ultimi anni forse ancora di più, con gli smartphone principali imputati di assurde distrazioni. L'ultimo a rischiare grosso sul nostro territorio è stato Luca Baraldi, ex direttore del Parma Calcio ed attuale amministratore delegato della Segafredo Events: mentre percorreva la Val Termina è stato centrato da un automobilista distratto. Nessuna conseguenza grave, solo molte contusioni e tanta paura.

Baraldi non è l'unico personaggio noto legato alla nostra città ad amare la due ruote e a denunciarne i grandi rischi. Francesco Guidolin, ex allenatore crociato, è da sempre un ciclista amatoriale. «Noi dobbiamo rispettare il codice della strada – dice l'allenatore -: siamo i primi che agli stop o ai semafori magari facciamo i furbi. Chi guida auto o mezzi pesanti deve però sapere che se ci butta per terra rischia di ucciderci. Ci vuole rispetto, educazione e senso civico da entrambe le parti».

Guidolin, che ha allenato lo Swansea in Premier League, riporta l'esempio del Galles: «Lì capita di trovare una fila di auto che aspettano di sorpassare quando c'è lo spazio adeguato – racconta -. E in diversi Paesi ci sono i cartelli che invitano al rispetto di un metro e mezzo tra veicolo e bici, in caso di sorpasso. In Italia non li ho mai visti».

I saluti sono un semplice e sincero «Forza Parma, sempre». Corrado Cavazzini, presidente di Parma Partecipazioni Calcistiche e Veterani dello Sport, quasi 80 chilometri appena conclusi, condanna l'uso del cellulare alla guida: «Usarlo senza bluetooth è da vigliacchi, perché si mette a rischio la vita degli altri – dice l'imprenditore -. C'è anche chi, per dispetto, ti passa a un centimetro. Purtroppo, per non avere pericoli, bisognerebbe stare a casa; allora l'unico modo è percorrere alcune strade del nostro Appennino con poco traffico».

Trent'anni di «malattia del ciclismo» per Antonio Rizzi; da presidente Tep conosce anche le ragioni di chi guida per lavoro, ma avverte: «Uno in bici è praticamente nudo e se cade rischia di morire».

E aggiunge: «Rispetto a 30 anni fa – assicura -, quando ho iniziato ad andare in bici, girare sulle strade è diventato molto più pericoloso. Il traffico è aumentato a dismisura; le strade sono piene di buche ed è un continuo zig zag; i cellulari causano una disattenzione totale e non è così certo che nessuno invada la tua corsia. Noto anche molta insofferenza reciproca, i nervi sono spesso a fior di pelle. Io posso andare in bici solo in alcuni orari, quindi sono spesso da solo, ma il mio consiglio è di stare in gruppo, per essere più visibili».

Chi è sulla strada tutti i giorni per lavoro, alla guida di un autobus o una corriera, è l'autista Tep Mauro Bolzoni, anche appassionato cicloamatore.

«La convivenza è difficile: basta una frenata brusca per evitare un ciclista che si mettono a rischio i passeggeri – spiega -. Sono ciclista e non posso negare che c'è molta indisciplina: molti stanno in doppia fila e se dici qualcosa ti mandano a quel paese. Talvolta basterebbe buon senso e rispettarsi a vicenda».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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