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L'INTERVISTA

L'ad Carra: «Parma in A con merito e sofferenza»

21 maggio 2018, 07:00

SANDRO PIOVANI

Luca Carra è con il Parma dalla sua rinascita, chiamato a fare l'amministratore delegato sin da allora. E naturalmente ha condiviso tutte le tappe di questa rinascita: dalla D alla C, poi in B ed ora la promozione in serie A. Tutto in tre stagioni, missione compiuta vien da dire. Ed ogni anno problemi diversi, legati alla categoria, all'organizzazione del club ed anche agli sviluppi societari. Adesso però è ancora il momento di festeggiare, prima di tuffarsi nell'avventura forse più importante, la serie A 2018-19. Festeggiare col sorriso, dopo una stagione certamente non semplice nonostante l'epilogo finale. «Stagione difficile - conferma l'ad crociato -, e in alcuni momenti abbiamo avuto il timore di non riuscire a raggiungere l'obbiettivo che ci eravamo prefissati. Momenti davvero complicati. Poi l'unione, lo stare tutti insieme, il crederci ci ha aiutato. Ci ha aiutato sino a condurci a quello che abbiamo conquistato venerdì».

In effetti la stagione non è stata semplice tanto che ad un certo punto la società ha comunicato di voler confermare l'allenatore, nonostante alcuni passaggi a vuoto.

«Sarebbe stato facile e comodo cambiare in quel momento. I tifosi erano divisi e molti lo chiedevano, ma noi avevamo visto il lavoro settimanale di D'Aversa e il suo staff e proprio per questo decidemmo di confermarlo. Una scelta che poi si è rivelata vincente».

E adesso è serie A, raggiunta nella stagione regolare, senza dover partecipare alla lotteria dei play-off, che tra l'altro terminano a giugno.

«E' un vantaggio importante esserci arrivati subito, un vantaggio nostro proprio dal punto di vista organizzativo. L'anno scorso siamo andati in B il 17 di giugno. Bisogna sapere che ogni Lega ha i suoi regolamenti, i tempi per le fideiussioni e così via. Venti giorni in più di tempo sono un bel vantaggio».

Per l'amministratore delegato come cambia il lavoro?

«Martedì (domani ndr) avrò la prima assemblea di A e si discuterà di diritti televisivi. Adesso cambia molto. Ci sono regole diverse, ad esempio non esiste il tetto salariale, non esistono le fideiussioni sugli stipendi, ci sono contributi importanti, non paragonabili a quelli della B».

Avete già un'idea del budget da investire per la prossima stagione?

«Adesso abbiamo tempo per pensarci, anche perché sino all'89' dell'ultima partita di campionato, venerdì sera, eravamo in serie B. Ci abbiamo comunque già pensato, abbiamo già ipotizzato alcune cose, però dopo l'assemblea di martedì avremo le idee più chiare ed inizieremo a predisporre tutto, in maniera più concreta. Ma il progetto era comunque già partito: lo conferma il fatto che, senza sapere se saremmo stati promossi o no, abbiamo acquistato il centro di Collecchio e prima i trofei e prima ancora il marchio. Per noi sono asset importanti. E investimenti per il futuro».

La A richiede anche ritocchi allo stadio Tardini?

«Dovremo intervenire anche sul Tardini: aspettiamo i sopralluoghi, ma a livello di illuminazione e di seggiolini dovremo fare qualcosa. Per adeguarci alle normative della A».

E contemporaneamente partiranno le voci di mercato.

«Ora dobbiamo pensare a rimanere in serie A. Questo è il primo vero obbiettivo».

E la parte cinese della proprietà come ha reagito alla promozione?

«Non era ancora finita la partita che il presidente mi ha spedito un messaggio significativo, “sto piangendo”, forse nemmeno loro se l'aspettavano di arrivare in A in questo modo. E il presidente Lizhang mi ha chiesto di organizzare qualcosa con i tifosi, a fine settimana sarà a Parma esclusivamente per festeggiare con loro».

Quindi possiamo anticipare che i festeggiamenti si chiuderanno con Lizhang, in una serata speciale per tutti.

«La stiamo organizzando. Dobbiamo definire tutto. Ma domenica sarà un bell'evento».

Facile dirlo ora, ma quando è partito dalla D forse non immaginava di arrivare in A in tre anni.

«C'era la speranza... Ma ce la siamo meritata, perché abbiamo superato molte difficoltà. Però ci abbiamo creduto, è il nostro lavoro. Era un sogno e lo abbiamo realizzato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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