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IL CASO

Nessuno soccorre i caprioli investiti

22 maggio 2018, 07:00

CHIARA DE CARLI

Settimana da dimenticare per la fauna selvatica nella Bassa parmense. In pochi giorni, infatti, sono stati ben tre i caprioli travolti dalle auto e rimasti senza soccorsi, come ormai è tristemente noto, tra le rimostranze e le lamentele delle persone che hanno tentato di aiutarli.

Tra questi, anche il sindaco di Fontevivo Tommaso Fiazza che, proprio in una di queste occasioni, si è trovato a cercare di rincuorare chi si era fermato lungo la strada per dare assistenza a un capriolo ferito pur non potendo essere di aiuto nemmeno mettendo a disposizione tutte le risorse disponibili.

«E' ora che la Regione dia un servizio anche per i nostri Comuni: come abbiamo segnalato più volte noi sindaci e il nostro consigliere regionale Fabio Rainieri, da sei mesi gli operatori della polizia locale e i carabinieri devono farsi carico anche di queste situazioni per garantire la sicurezza di chi transita sulle strade: solo la settimana scorsa un nostro agente è rimasto bloccato per una mattinata intera per un capriolo».

Queste situazioni determinano anche una notevole perdita di tempo e non portano a risultati apprezzabili perché i mezzi in dotazione alle forze dell'ordine non sono certo attrezzati per il trasporto di un animale delle dimensioni di un capriolo.

«Fino al 31 dicembre 2016 il servizio era effettuato da un'associazione di volontariato e non abbiamo mai avuto problemi di sorta anche negli interventi congiunti – dice Andrea Volpi, comandante della polizia locale di Fontanellato e Fontevivo -. Da quando la Regione ha la competenza del servizio, abbiamo una copertura a singhiozzo e l'ultima notizia che abbiamo avuto è che per i 21 Comuni verso il reggiano è stata attivata la convenzione con il Rifugio Matildico mentre per gli altri non c'è ancora una soluzione anche se il numero di caprioli, lepri, tassi e cinghiali è in deciso aumento».

In realtà ad una email in cui l'associazione Rescue Dogs di Soragna dava, seppur informalmente, la disponibilità a fornire un supporto sui 24 Comuni ancora «scoperti», l'avvocato Vittorio Elio Manduca del servizio attività faunistico-venatorie e pesca regionale, ha risposto nei giorni scorsi che «stante l'urgenza, è stata attivata nel mercato elettronico della Regione Emilia Romagna la richiesta di offerta del 17 aprile 2018 per l'affidamento del servizio a veterinario libero professionista iscritto all'ordine secondo le modalità e le procedure previste dalla legge, conclusa con esito positivo».

Una risposta che è stata inoltrata anche all'Enpa di Roma, che si era interessata alla vicenda, ma che non trova riscontro sul territorio.

«Nei giorni scorsi abbiamo tentato di contattare il numero che ci era stato fornito dalla Regione lo scorso anno, ma non ci ha risposto nessuno - afferma Volpi - e solo grazie alla nostra conoscenza del territorio siamo riusciti a recuperare l'animale e a portarlo al Cras dell'università».

A rincarare la dose interviene anche Rainieri che dall'anno scorso tiene il fiato sul collo alla Regione per ottenere una soluzione definitiva alla vicenda.

«Non solo il servizio è attivo soltanto in 21 Comuni della provincia su 45: ora si scopre che l'organizzazione di volontariato reggiana che effettua il servizio per quei soli 21 comuni e per circa 9 mesi prende rimborsi come se lo effettuasse per tutta la provincia e per tutto l'anno. L'assessore regionale all'Agricoltura e alla Caccia Simona Caselli aveva giustificato la mancata copertura del servizio con l'assenza di manifestazioni di interesse da parte di locali organizzazioni di volontariato perché volevano più soldi rispetto a quelle delle altre province, però all'associazione che si è presa l'incarico solo fino al Taro vengono dati gli stessi soldi che inizialmente erano previsti per tutto il territorio provinciale di Parma e non solo per la sua metà. Alla giunta regionale ho quindi chiesto quanto ha intenzione di spendere per coprire il servizio nei 24 comuni dove è scoperto. Se risponderà, come penso, che troverà risorse aggiuntive, avremo la riprova che prevedendo qualche risorsa in più fin dall'inizio per gli animali feriti in un territorio più esteso ed impervio di quello di altre province, le manifestazioni di interesse vi sarebbero state fin da subito e il servizio non sarebbe stato vacante totalmente per i primi tre mesi dell'anno e non si sa ancora fino a quando, per una buona parte del territorio».

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