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NOCETO

Vecciatica, la casa di tutti i nocetani

24 maggio 2018, 07:00

ANNA MARIA FERRARI

Pronti, via: si parte. Sul torpedone blu, stipati come acciughe, bambini, valige, viveri, risate, canti, paura di lasciare casa e allegria per l’avventura. Via verso Vecciatica, la colonia di tutti i nocetani, lontana solo una manciata di chilometri sulla strada della Val Cedra, in uno spicchio del comune di Monchio: ma è il viaggio della vita. Quello che parti con poco o nulla: ma torni con tutto. Torni cambiato, più forte, migliore: anche più felice. A Vecciatica, dove «ci sono le cose che contano per stare bene».

«Vecciatica, si parte» è il titolo del libro di Mariagrazia Manghi, collaboratrice della Gazzetta ed ex direttrice del Caffé del teatro, e di Giampietro Montanini, con grafica e impaginazione di Ilaria Gibertini, promosso da Pro Loco, Parrocchia e Oratorio di Noceto. Il volume sarà presentato sabato alle 17,30 nel parco della Rocca. Foto, testimonianze, ricordi, documenti, uno sterminato lavoro di ricerca nell’archivio parrocchiale, nella memoria e nei cassetti della gente di Noceto. Molto più di un amarcord, dentro c’è l’anima di una comunità e anche la storia di come siamo cambiati in settant’anni. Lo spaccato di un paese che è la fotografia del nostro Paese.

Aveva visto giusto e lontano, monsignor Copello, quando nel 1948 adocchiò villa San Martino, una casa in mezzo agli alberi della valle, torretta e finestre strampalate, come uscita da una fiaba: il posto del cuore per i suoi bambini. Ma dove trovare quel milione e 200mila lire necessari per comprarla? Monsignor Copello mette da parte l’orgoglio e bussa alla porta dei suoi parrocchiani. «Diedi un acconto di 960mila lire. Per darlo subito ottenni dei prestiti infruttiferi. Mi impegnai a restituire le somme al più presto e coll’aiuto del Signore spero di poter mantenere la parola data», racconta in un documento di allora, citato nel libro. Riuscì a pagare fino all’ultima lira. Ore 9,15 del 3 luglio 1948: parte la prima corriera con 45 bambine, 2 suore, un sacerdote, 8 “signorine” e 2 muratori, visto la casa non è messa granché bene e c’è da rimboccarsi le maniche per i lavori. Ore 8,30 del 28 luglio 1948: secondo turno con 56 bambini, 3 donne, un sacerdote, la superiora suor Wanda e suor Pierina. Tutti sulla vecchia corriera Lombatti pagata 22mila lire. Comincia così un’avventura che deve ancora finire: perché Vecciatica ha tessuto un filo indissolubile tra generazioni di nocetani, da lì sono passati figli, genitori e nonni, lì sono nate le amicizie della vita e i ragazzi sono diventati grandi nei valori.

«Per la retta ci metteremo d'accordo. Se può porti in canonica 10 kg di farina», ricorda Mariagrazia Manghi nell'introduzione al volume, citando le istruzioni di monsignor Copello alle famiglie dei bimbi. Alzata alle 8 a suon di musica, le stagioni di Vivaldi per lo più. Al menu ci pensano le mamme volontarie: ai fornelli come se fossero a casa, patate a volontà, frittate, pizza, la verdura dell’orto e le uova del pollaio, ogni bimbo che compie gli anni ha la sua torta. C’è suor Caterina, che aspetta tutto l’anno di partire, che affronta le salite con una forza da leoni, ma aspetta sempre anche l’ultimo bambino col fiatone. Suor Caterina che gioca a calciobalilla, intreccia braccialetti e bara a carte: «Aveva un’anima da bambina, per quello era la nostra amica». E don Corrado Mazza, che pesta sull’acceleratore della Topolino di Monsignore oppure corre in Vespa con la lunga veste svolazzante per andare a prendere il pane a Monchio. Notti a fissare le stelle, scarpinate nel verde fino alla Madonnina delle nevi, lungo il Canalone, al Faggeto, al Bacino, al campetto di Lugagnano, con il don in testa, guai a chi lo sorpassava, e un educatore in coda a chiudere il gruppo. Gianni inchiodato a star sempre dietro al don, che una volta, tutto sudato, gli grida: «Dio che ti stufi!».

Vecciatica è così, è il lessico di una comunità, Noceto, che si riconosce e si ritrova nella memoria, ieri come oggi. Un paese che in 70 anni è cambiato, facce e storie nuove intrecciate a quelle delle radici. Ma, come nel lessico familiare di Natalia Ginsburg, basta dire «Madonnina delle nevi» oppure «don Corrado», e le distanze si annullano, a un tratto ci si ritrova assieme, un'anima sola, l'identità del paese. Vecciatica bellissima e fragile, acciaccata dal tempo e bisognosa di lavori, scrive Simone Torri: «Non serve molto, basta trovare la strada giusta, che magari sarà tortuosa e in salita come quella che porta alla villa, ma che, appena raggiunta, fa dimenticare la fatica e aprire il cuore». Per questo Vecciatica deve vivere a lungo.

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