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Pronto soccorso

La vita in «trincea» di medici e infermieri

25 maggio 2018, 07:01

PIERLUIGI DALLAPINA

Gli atteggiamenti aggressivi, gli insulti e le minacce sono all'ordine del giorno. E spesso non provengono solo dai pazienti ubriachi o «strafatti», ma anche da insospettabili in giacca e cravatta. Fortunatamente le violenze fisiche sono più rare, però sia i medici che gli infermieri del Pronto soccorso spesso si sentono come al fronte, esposti alla violenza (fisica o verbale) di una società che sembra aver smarrito l'educazione, il buon senso e il rispetto.

«Essendo un luogo estremamente sensibile, nei Pronto soccorso che totalizzano un certo numero di accessi all'anno dovrebbe esserci la presenza delle forze dell'ordine. Alcune strutture possono contare sulla presenza della polizia 24 ore su 24, mentre noi abbiamo in servizio una guardia giurata, che però ha una facoltà di intervento estremamente limitata», chiarisce Gianfranco Cervellin, direttore del Pronto soccorso e della medicina d'urgenza, nonché da poco nominato direttore interaziendale provinciale di Emergenza e urgenza.

«Nel 2017 questo Pronto soccorso ha totalizzato circa 94 mila accessi e, per fortuna, le aggressioni fisiche saranno quattro o cinque all'anno, mentre la violenza verbale, anche da parte di insospettabili parmigiani, è all'ordine del giorno», ammette il direttore.

«Sono consapevole del fatto che le forze dell'ordine devono fronteggiare la carenza di personale», premette Cervellin, prima però di ricordare che «negli anni '90, nonostante ci fossero meno pericoli rispetto ad oggi, il Pronto soccorso poteva contare sulla presenza della polizia». «Nelle notti più calde, come il venerdì e il sabato, la presenza era di 24 ore».

L'analisi di Cervellin prende le mosse dall'allarme lanciato a livello nazionale dalla Società italiana di medicina d'emergenza d'urgenza, che nei giorni scorsi ha diffuso dati allarmanti: nel 2017 sono state registrate 150 aggressioni ai danni di medici e infermieri in servizio nei vari Pronto soccorso italiani, mentre tra marzo e aprile dello scorso anno le aggressioni si sono verificate in due strutture su tre, su un campione di 218 luoghi monitorati.

«Temo che i dati diffusi dalla Simeu siano sottostimati, perché la situazione è peggiorata negli ultimi 20 anni», taglia corto Cervellin, prima di elencare i motivi di questo scivolamento verso il basso. «C'è un innegabile degrado della società - sostiene -, molti Pronto soccorso sono sovraffollati e il sovraffollamento stimola l'aggressività individuale. Poi ci sono gli assuntori di cocaina o metanfetamine che risultano molto pericolosi, in quanto presentano una soglia del dolore innalzata». E questo significa che sono estremamente più difficili da fermare in caso di comportamenti violenti.

«Esiste un senso di totale impunità e per questo - conclude - la presenza fissa delle forze dell'ordine, nei confronti di certi soggetti, potrebbe svolgere un'azione deterrente».

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