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Arbitri

Clara e Alberto, due generazioni con il fischietto

26 maggio 2018, 07:00

Andrea Del Bue

Lei ha 28 anni, è la prima donna ad arbitrare una partita di Eccellenza maschile, la massima serie nel rugby; lui di anni ne ha 88, ed è stato arbitro internazionale di calcio, tra serie A, Coppa dei Campioni, Europei e Olimpiadi. Abbiamo incontrato Clara Munarini e Alberto Michelotti in Gazzetta: due sport e due generazioni di giacchette nere a confronto. Lui non ha bisogno di presentazioni, lei è una ragazza che ha bruciato le tappe: in una manciata di anni è passata dall'Under 14 alla massima serie nazionale, dove solo una donna arbitro, l'irlandese Joy Neville – eletta miglior fischietto al mondo - aveva diretto un incontro. Munarini a dirigere trenta giganti, Michelotti gigante buono.

Ad accomunare i due, la passione per la lirica. «Sono cresciuta con la musica in casa – assicura Munarini -: mio padre, quando ha saputo che avrei incontrato Michellotti, mi ha detto: “Vai a fare l'intervista con Don Carlo!”». Infatti il re degli arbitri è nel Club dei 27, dove ogni socio porta il nome di una delle 27 opere di Giuseppe Verdi.

L'intervista sembra un passaggio di testimone: lei ha grande ammirazione per il maestro, lui ha completa stima per l'allieva. E c'è totale sintonia su molti temi. Quando si parla di regolamento, se è bene applicarlo alla lettera o rifarsi in alcuni casi al buon senso, Munarini è sicura: «L'arbitro deve interpretare il regolamento e la situazione. A seconda del nervosismo e degli equilibri in campo, deve essere particolarmente rigido o più permissivo. Ci sono momenti in cui devi far capire che ci sei, altri in cui devi scomparire e lasciare andare». Michelotti prima ascolta meravigliato, poi, lui che è sempre stato, anche durante l'intervista, un fiume in piena che trasporta considerazioni, riflessioni e aneddoti a non finire, in questo caso si limita ad un sorriso e a due parole: «Sottoscrivo tutto».

Sulle qualità che deve avere un arbitro, non hanno dubbi. La parola più ricorrente è «empatia». «Io parlo molto con i giocatori, è nella mia natura: preferisco spiegare una cosa in più», dice lei. Michelotti non esitava a rivolgersi ai giocatori anche in maniera dura: «Se non hai empatia con chi è in campo con te, puoi stare a casa – assicura l'ex arbitro internazionale -. L'importante, però, è mantenere sempre la giusta distanza e il rispetto dei ruoli».

Su Buffon e le sue dichiarazioni post Real-Juve («al posto del cuore l'arbitro ha un bidone dell'immondizia», ndr) non usano mezze misure. «Ha perso il suo carisma, il suo ruolo di esempio», dice deluso Michelotti. Munarini va oltre: «Ha perso la testa, è stata una reazione delirante, fuori dalla realtà. Sarebbe ora di capire una cosa: nessun arbitro vuole fare errori, ogni arbitro cerca la prestazione eccellente».

Solo una questione divide i due: la tecnologia in campo. Per Michelotti «snatura il gioco con troppe interruzioni; tutti sbagliano, chi è che non sbaglia? Il più bravo è quello che sbaglia di meno», mentre per Munarini «è fondamentale con la velocità del gioco di oggi».

Ci si congeda con i consigli del maestro: «Sii determinata, concreta, fatti rispettare e rispetta gli altri. Sii prima di tutto una brava persona. Fai l'arbitro in maniera eccezionale. E abbi il coraggio di chiedere scusa quando sbagli».

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