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OLTRETORRENTE

Una mosca sulla pizza. E lui sfascia il locale. Moldavo condannato

30 maggio 2018, 07:02

ROBERTO LONGONI

E' atterrata dove non doveva, quella mosca: sulla pizza di fronte alla quale era seduto. E a lui è saltata al naso. Una mosca su una margherita (da mangiare): questo avrebbe scatenato l'ira molesta e violenta di un energumeno alto uno e 90, per di più campione di arti marziali. L'uomo, un 35enne ex ufficiale dell'esercito moldavo, prima se l'è presa con i titolari della pizzeria nella quale stava cenando. Poi, con chi cercava di riportarlo alla ragione, dopo che s'era messo a far danni nel locale, ossia due agenti della Squadra volante. A uno ha procurato graffi al viso, all'altro ha lesioni a una spalla. Per questo ieri mattina è comparso in tribunale. Da dove è poi ripartito per il carcere. Dovrà starci ancora per un po': così ha stabilito il giudice, aggiungendo un anno ai dieci mesi chiesti dal pm Lino Vicini.

Il 35enne moldavo, che di nome fa Livius, ha cercato di spiegare dalla propria prospettiva i fatti di quella sera di metà aprile, per i quali è finito prima ai domiciliari dalla madre e poi in via Burla. A fargli compagnia in una pizzeria dell'Oltretorrente non erano solo gli amici, ma anche qualche bicchiere di troppo. Lui, più che ubriaco si è definito «ciucco». Ha poi raccontato della mosca e del litigio conseguente. Anziché fotografarla, come gli è stato consigliato a posteriori da qualcuno, lui l'avrebbe scagliata con il resto della pizza contro la vetrina. «Dovevano chiedermi scusa e invece mi hanno offeso» ha detto, a proposito dei titolari della pizzeria. Titolari che poi si sono messi a distanza di sicurezza, mentre lui si «sfogava» contro gli arredi. E l'aggressione agli agenti? «Sono giovani e non hanno capito le mie intenzioni».

In compenso, hanno avuto dieci giorni di prognosi stilati dai medici del pronto soccorso per rifletterci su. Lo scatto d'ira è costato all'energumeno anche un incontro ravvicinato con vicende passate per le quali gli era stata concessa la condizionale. Ora revocata. L'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di mantenimento durante la custodia cautelare in carcere. Inoltre, dovrà risarcire i due agenti, versando a ciascuno 250 euro. Livius ha cercato di tirarsi su dicendo di portare il nome «di un grande imperatore romano». Era uno storico, gli è stato fatto notare. Quando non te ne va bene una.

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