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CALCIO

Dezi sulle orme di Hamsik

31 maggio 2018, 07:00

ALBERTO DALLATANA

Se esistesse una classifica dei «trend topic» (gli argomenti più caldi sui social) legati a quest’ultima stagione del Parma, Jacopo Dezi occuperebbe sicuramente una delle prime posizioni. La scorsa estate il centrocampista abruzzese classe ‘92 arrivò nella nostra città, dopo un positivo campionato a Perugia, accompagnato da aspettative importanti, alle quali sembrava poter rispondere al meglio visto l’ottimo debutto con la Cremonese.

Dopodiché, più di altri, ha sofferto gli alti e bassi dei crociati, deludendo soprattutto nel periodo invernale. Fino alla partita di Salerno, il 26 febbraio, quando firmò il gol decisivo, celebrandolo con un’esultanza polemica che suscitò le ire (legittime) dei tifosi. Un gesto istintivo e avventato («ma non indirizzato ai tifosi», disse), del quale si scusò pubblicamente poche ore dopo. Ma, più ancora delle parole, a segnare la conciliazione con il popolo crociato è stato il rendimento crescente offerto nel finale di campionato, risultato molto utile nella frenetica rimonta-promozione. Così, in attesa di conoscere il suo futuro, durante la festa di domenica sera dava l’impressione di essere uno dei più emozionati.

Partiamo dalla fine, dalle sensazioni provate nella magica notte del Tardini.

Un’emozione unica, una serata magnifica. Prima di entrare sentivo quasi un po’ di tensione, come se si trattasse di una partita. Non avevo mai avuto la fortuna di poter festeggiare una promozione, ancora ho la pelle d’oca. Ha chiuso un’annata che, ora lo possiamo dire, è stata fantastica.

Fantastica anche a livello personale?

Faccio una battuta: se dovessi giocare sempre così e poi vincere, andrebbe benissimo. Parlando seriamente, so di potere e dovere dare molto di più. È stato un anno un po’ difficile per il sottoscritto, anche se alla fine penso di essermi ripreso bene e aver dato il mio contributo. Questa è la cosa di cui sono più felice.

Quello di Salerno, paradossalmente, è stato il momento più difficile?

Sì, ma i tifosi del Parma sono stupendi e mi hanno perdonato nel giro di poco tempo.

Al di là della serata di La Spezia, qual è la sua istantanea più bella?

«Quando, al Tardini contro il Frosinone, sono dovuto uscire anzitempo per infortunio. Lo stadio mi ha applaudito e ho capito che il fatto di Salerno era davvero superato. In quei secondi ho provato un emozione fortissima.

A che punto è la sua maturazione calcistica?

Non saprei, e probabilmente non sta a me dirlo. Ma posso affermare di essere migliorato tanto negli ultimi anni, per cui spero di continuare così».

Qual è la sua posizione preferita in campo?

«Quella che ho ricoperto quest’anno, mezz’ala destra, ma posso stare anche dall’altro lato. Comunque, al di là della posizione, io cerco di dare sempre il massimo quando mi viene data l’opportunità di scendere in campo».

Ha mai avuto un modello?

«Ho avuto la fortuna di allenarmi col Napoli (che è ancora proprietario del suo cartellino, in attesa del riscatto da parte del Parma ndr) e stare a contatto con grandi campioni. Nel mio ruolo c’è Marek Hamisk, per cui io «studiavo» soprattutto.

Torniamo a Parma: come si è trovato nella nostra città?

Benissimo. Tranquilla, ma anche calorosa quando serve. L’amore reciproco tra la gente di Parma e Ale Lucarelli è emblematico. A proposito: sono onorato di aver giocato con lui. Ha detto addio al calcio giocato nel modo che ogni giocatore sogna, il lieto fine perfetto di una favola.

Cosa c’è nell’immediato futuro di Jacopo Dezi?

Ora penso a godermi questa vittoria, stando qualche giorno a casa mia (a Roseto degli Abruzzi, ndr) tra mare e famiglia. Calcisticamente invece ne parleremo presto. Di certo la mia speranza è quella di restare a Parma».

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