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IL CASO

L'invasione delle zecche

di Monica Tiezzi -

31 maggio 2018, 07:03

Da un lato l'aumento di animali selvatici (cinghiali e caprioli in testa) nei boschi, dall'altro una primavera piovosa ma calda che favorisce lo sviluppo dell'erba, non sempre tagliata puntualmente nelle aree verdi cittadine. Il risultato sono le condizioni ideali per la riproduzione e invasione di zecche (maggio-ottobre è il loro «momento d'oro») che si sta registrando in queste settimane. «Non un'emergenza - chiarisce Mauro Cavalca, direttore del servizio Sanità animale dell'Ausl - ma una delle ondate cicliche che ci affliggono da decenni».

Fatto sta che si moltiplicano le segnalazioni: basta una passeggiata nel bosco, ma anche in un giardinetto o parco cittadino, o persino la prolungata presenza in un balcone (perché le zecche molli o «Argasidae» sono veicolate dai volatili) per essere attaccati da questo insetto indistruttibile: «L'inverno non le uccide, possono stare per mesi senza mangiare, resistono ai pesticidi e non hanno nemici naturali» riassume Cavalca.

Esistono 900 tipi di zecche, ma la più comune è una zecca «dura» (dotata di corazza), la Ixodes ricinus, che attacca i mammiferi, uomini e animali, succhiando sangue. Ed è vorace: «Può rimanere attaccata poche ore, ma anche due settimane, raddoppiando il suo peso fino a 100 volte», dice Cavalca. Per questo è importante individuarle e rimuoverle al più presto, scongiurando eventuali infezioni, causate anche dai rigurgiti dell'insetto.

Una delle complicazioni più comuni è la malattia (o «borreliosi») di Lyme. «È caratterizzata da un eritema migrante chiaro al centro e con un alone rosso - spiega Bianca Borrini del Servizio igiene e sanità pubblica dell'Ausl - In questi casi è bene un'osservazione di 30-40 giorni prima di iniziare ad assumere un antibiotico, cosa che impedirebbe al medico una diagnosi corretta. La terapia antibiotica è abbastanza lunga ma in grado quasi sempre di stroncare l'infezione. Opportuno anche verificare l'ultima antitetanica ed eventualmente fare un richiamo». Altri campanelli d'allarme sono febbre, mal di testa, dolori articolari.

Dal 1999 si sono registrati a Parma e provincia 55 casi di malattia di Lyme, con un trend costante di 3-4 casi l'anno e nessuno con esiti gravi (che includono complicanze tardive articolari, neurologiche e cardio-circolatorie); sette casi di febbre bottonosa (altra malattia trasmessa dalle zecche); solo un caso di encefalite da zecca. Le stesse infezioni sono trasmesse anche agli animali domestici, oltre a erlichiosi e piroplasmosi.

La prevenzione, come sempre, è la migliore arma: «Se si ha in programma una passeggiata nel bosco o una lunga permanenza in un'area verde, indossare maniche e pantaloni lunghi, meglio se chiari per identificare meglio gli insetti» dice Borrini.

Al rientro a casa, aggiunge Cavalca, controllare, oltre ai propri abiti e cute, zampe, occhi, orecchie, muso, pancia, inguine e ascelle dell'amico a quattro zampe. Possono essere utili repellenti a base di dietiltoluamide o picaridina, presenti anche in molti antizanzare, e per gli animali i collari antizecca.

COME PREVENIRE

Indossa vestiti chiari per identificare meglio le zecche e rimuoverle. Usa indumenti a maniche lunghe e infila i pantaloni dentro a calzettoni o stivali. Cammina al centro dei sentieri, non sederti direttamente sull'erba. Usa repellenti su abiti e pelle esposta, senza esagerare in quantità e frequenza specie nei bimbi. Per ridurre le zecche nelle zone residenziali rimuovi foglie secche, cespugli e residui di potatura, cura alberi, siepi e prati per far penetrare i raggi solari: la zecca ama ombra e umidità.

COME SCOPRIRLE

Controlla i tratti di pelle scoperti e gli abiti. Al ritorno da gite in zone a rischio lava i vestiti in lavatrice ad alta temperatura e, prima di fare il bagno, ispezionati il corpo con l’aiuto di un’altra persona per le zone difficilmente visibili. Soprattutto nei bambini controlla anche i capelli.

COME RIMUOVERLE

Afferrala con una pinza il più vicino possibile alla cute e toglila tirando verso l'alto senza schiacciarla. Se il rostro (l’organo che la zecca usa per attaccarsi) rimane nella pelle, puoi estrarlo con un ago da siringa sterile. Non gettare la zecca tolta ma bruciala.

COSA NON FARE

Non usare metodi di estrazione quali il caldo (brace di sigaretta, fiammiferi, aghi arroventati) o sostanze chimiche (petrolio, benzina, trielina, ammoniaca, acetone, olio, sapone. ecc). Questi metodi aumentano il rischio di infezione perché provocano il rigurgito del parassita. Non togliere la zecca con le mani e non schiacciarla con le dita.