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Guareschi in carcere: ecco le impronte digitali

01 giugno 2018, 07:00

Michele Ceparano

Dall'archivio dell'ex carcere di San Francesco, ora ritrovato in via Burla, spunta la rubrica della registrazione dei detenuti all'ingresso del penitenziario. E c'è anche quella di Giovannino Guareschi - di cui quest'anno ricorrono i 110 anni dalla nascita e il cinquantesimo della morte - con tanto di impronte digitali. Il grande scrittore, creatore di don Camillo e autore di libri immortali, fu infatti detenuto nel penitenziario di Parma. Denunciato per diffamazione da Alcide De Gasperi (la vicenda è quella delle lettere attribuite da Guareschi all'uomo politico, in cui l'ex primo ministro nel '44 avrebbe chiesto agli alleati di bombardare la periferia della Capitale), al termine di un processo che fece molto clamore lo scrittore venne condannato e per lui nel '54 si aprirono le porte del penitenziario parmigiano. Il documento pubblicato a corredo di questo articolo riporta la data (26 maggio 1954) del suo ingresso in carcere, la firma di Guareschi, i suoi dati personali, le impronte digitali e il motivo della condanna: diffamazione. In San Francesco lo scrittore originario della Bassa resterà ben 409 giorni. Questo sarà però solo uno dei «pezzi» di una mostra che sarà allestita con ogni probabilità entro il prossimo autunno. Si tratta di un progetto che nasce da una proposta del garante per i detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri che ha coinvolto la direzione del carcere e poi la Fondazione Cariparma che ha concesso un primo sostegno economico per una fase di riordino dei documenti e la realizzazione, appunto, di una mostra verso la fine di quest'anno. Dai documenti che saranno contenuti nella mostra si potrà conoscere di più sulla storia dei detenuti sloveni e croati, di quelli celebri come Guareschi, degli ebrei arrestati dal regime fascista, dei partigiani, dei poveri di Padre Lino e dei fascisti incarcerati dopo la fine della guerra. Oltre alle storie degli agenti di custodia che vivevano anche loro i disagi dell'allora «Casa circondariale e per minorati fisici di Parma». Al lavoro per portare alla luce e presentare al pubblico questi che sono documenti storici di grande interesse, lo studioso romano Andrea Giuseppini, ricercatore dell'associazione Tps (Topografia per la storia) - che ha già fatto emergere l'odissea nel carcere di Parma dei detenuti sloveni e croati, una vicenda di cui la Gazzetta si è occupata l'anno scorso -, con la collaborazione di Maria Parente, ex direttrice dell'archivio di Stato di Parma e Roberto Spocci, ex responsabile dell'archivio comunale. «Un progetto - sottolinea infatti il garante Cavalieri - che ha la finalità di rendere il carcere una parte della città facendo riemergere la sua storia da un passato e da un presente spesso dimenticato». «Si tratta di un archivio - aggiunge Giuseppini - che non era mai stato visto da nessuno, eccezion fatta che per il personale interno al carcere». Sul ritrovamento che riguarda Guareschi, lo studioso romano spiega che «sapevamo che doveva esserci e, attraverso il numero di matricola, siamo andati a cercarlo nel registro. Abbiamo così trovato questo documento che crediamo sia molto interessante. Il massimo sarebbe stato se fossimo riusciti a trovare anche il suo fascicolo personale. Ma quello non è ancora saltato fuori». La ricerca, infatti, continua.

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