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Criminalità

Rubano nei negozi del centro e minacciano le commesse

02 giugno 2018, 07:00

PIERLUIGI DALLAPINA

Paura e frustrazione, ma anche rabbia e voglia di reagire. Lo sguardo di alcune commesse di via Cavour, e delle vie laterali, è un misto di timore e coraggio, perché nonostante debbano convivere da quasi due anni con i furti, gli insulti e ora anche gli spintoni di una gang composta da sei magrebini, dimostrano comunque una tenacia non indifferente. Sono delle resistenti, che non vogliono arretrare davanti a chi ha deciso di prenderle di mira, in branco, proprio perché sono donne. «Prima entravano per rubare. Ora sembra che ci abbiano preso di mira», racconta la commessa di un negozio sportivo che, per ragioni aziendali, non è stata autorizzata a rivelare la sua identità e il nome dell'attività commerciale. Il vincolo dell'anonimato non le impedisce però di raccontare, con tanto di denuncia alla mano, le angherie che è costretta a subire quasi quotidianamente.

L'ultimo episodio preoccupante risale a ieri mattina. «Si sono presentati in due – racconta – e uno è subito corso al piano di sopra, mentre l'altro è rimasto all'ingresso. Io ho seguito il primo dicendogli di scendere, lui mi ha insultata e poi mi ha spinto, mentre l'altro ha cercato di forzare la cassa, prima di scappare insieme al complice. Come se ne sono andati, ho scoperto che mi era scomparso il cellulare. Chissà chi sarà stato».

Il gruppo, composto da giovani che, stando alle descrizioni, hanno un'età compresa fra i 15 e i 28 anni, all'inizio delle scorribande si limitava a rubare i capi d'abbigliamento e a scappare. «Hanno rubato due giacche, una da 700 e l'altra da 200 euro e delle scarpe da 100 euro», aggiunge la commessa, per poi precisare che da un certo punto in poi hanno alzato il tiro.

«Siamo state costrette a lavorare con le porte chiuse, come se fossimo una gioielleria. Loro tiravano calci alla porta e cercavano di forzarla pur di entrare», rivela, ricordando anche quella volta in cui uno della banda, dopo essere stato scoperto a rubare dei vestiti, ha spinto una commessa giù dalle scale pur di riuscire a scappare. La ragazza, fortunatamente, se l'era cavata con qualche livido. «Abbiamo presentato una quindicina di denunce», riassume, mostrando il testo dell'ultima querela sporta in questura, ieri mattina, in seguito allo spintone ricevuto e alla sparizione del cellulare. «Sia chiaro - vuole precisare - ringrazio le forze dell'ordine, perché sono sempre disponibili, ma non riusciamo ad arrestare l'aggressività di questi maleducati».

Qualcosa dovrebbe però cambiare a breve, perché nel tardo pomeriggio di ieri, una collega della commessa a cui è stato rubato il telefonino ha annunciato che molto presto il negozio si doterà di telecamere di sorveglianza e di dispositivi antitaccheggio.

Spostandosi di qualche metro dal primo negozio di abbigliamento ce n'è un altro che è stato bersagliato dal gruppetto. Con ogni probabilità perché gestito da una ragazza. «Ho vissuto per settimane con i nervi a fior di pelle - racconta con una lieve incrinatura della voce, che tradisce un po' di timore, ma anche molta rabbia -. Sono stanca di andare a casa e non riuscire a dormire perché ho paura di venire a lavorare», racconta la commessa, anche lei obbligata a non rivelare la propria identità.

«L'episodio peggiore - spiega - è successo pochi mesi fa, quando entrarono in sei. In quattro si sparpagliarono per il negozio, armeggiando con i capi d'abbigliamento, mentre i due rimasti davanti all'ingresso afferrarono una borsa in esposizione, prima di tentare di scappare. Per fortuna suonò l'antitaccheggio e io riuscii a strappare la borsa dalle mani di uno dei due».

Al netto dei furti, ciò che più spaventa le commesse della zona sono le minacce che questi giovani senza rispetto rivolgono loro. «E' successo più di una volta - raccontano tutte - che siamo state costrette a chiamare le forze dell'ordine per farci accompagnare alle nostre auto, perché vedevamo questi ragazzi che ci aspettavano, con fare minaccioso, fuori dal negozio».

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