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L'INTERVISTA

Michela Sillari, uno scudetto tira l'altro

05 giugno 2018, 07:00

PAOLO MULAZZI

Estate 2016: Michela Sillari decide di fare un’esperienza in Inghilterra. Trova ingaggio nelle Aylesford Bulls Ladies, costola dell’organizzazione degli Harlequins, che per la prima volta mettono in campo una formazione femminile nel massimo campionato inglese, e vince il titolo, mentre il Colorno la sua prima finale-scudetto la perde. Torna a casa e questa volta il titolo arriva. Una doppietta che manco a sognarla. Non resta che quello francese, poi è a posto: «No, no, basta. Mi dedico al Colorno» ci dice sorridente la trequarti azzurra. Due titoli dal sapore particolare ma diverso: «Già essere arrivate in finale, in Inghilterra, era stata una cosa straordinaria, imprevista, poi le finali sono partite a sé; qui c’era più pressione: molti si aspettavano la nostra vittoria e c’era sempre il timore che si potesse ripetere l’esito dell’anno prima». La sensazione che quest’anno si poteva fare non è arrivata al 79’ della finale: «Venendo da una finale persa, volevamo partire forte in modo da prendere fiducia per poi giocare un po’ più tranquille e minare un po’ le loro certezze».

Chiaro che una stagione così fantastica è merito di tutte, dalla prima all’ultima, ma nella finale Michela ha messo lo zampino in due mete: in occasione della meta d’apertura di Cioffi e con l’azione personale che l’ha portata a segnare lei stessa: «Sì, però trovare qualcuna che abbia giocato male è dura; la mischia è stata pazzesca. Io ci terrei a ringraziare Greg Sinclair: nonostante avesse chiuso con la serie A maschile è rimasto per aiutare me e Madia con i calci».

E’ più nel vivo del gioco, da questa stagione, essendo passata da ala a primo centro, e i benefici si sentono: «Gioco dove mi dicono. Chiaro che giocare 12 hai più palloni da gestire, però dipende anche in che squadra giochi: l’anno scorso le Bulls giocavano molto al largo per cui un’ala si divertiva e infatti da ala ho fatto due mete in finale. Con Cioffi abbiamo comunque giocato insieme in azzurro, ci si conosce per cui c’è sintonia».

Dopo i numeri di questa stagione, il crescendo tecnico degli ultimi anni e l’età media abbastanza bassa, si può provare ad aprire un ciclo, come fece il Valsugana: «Sì, ci sono tante ragazze giovani e questo aiuta per i prossimi anni. Il gruppo è unito. Noi più esperte ce le siamo un po’ prese sotto l’ala. Personalmente, ad esempio, ho un bel rapporto con Sgorbini: viene in palestra con me, mi dà della vecchia, ma io replico che forse lei è più vecchia di me visto che ha qualche problema muscolare in più».

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