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POLITICA

Vent'anni fa la vittoria di Ubaldi

Il 7 giugno del 1998 Elvio Ubaldi vinse il ballottaggio contro il sindaco uscente di centrosinistra, e favorito alla vigilia, Stefano Lavagetto. Un trionfo che ha cambiato per sempre la storia politica di Parma

di Stefano Pileri -

07 giugno 2018, 07:02

7 Giugno 1998. Vent’anni fa la politica di Parma cambiò e non fu più la stessa. Quel giorno al ballottaggio per il sindaco, i parmigiani scelsero Elvio Ubaldi invece di Stefano Lavagetto. Il candidato civico appoggiato da Forza Italia e Ccd, invece del sindaco uscente sostenuto dai Ds e dall’Ulivo, come si chiamava allora il centrosinistra. Nessuno, quella sera, pensava che per i successivi vent’anni la sinistra parmigiana sarebbe rimasta relegata sui banchi d’opposizione del Municipio. E invece è ancora così.

Allo stesso modo, prima di quella campagna elettorale, nessuno pensava che a Parma fosse possibile un tale ribaltone. Non ci credeva fino in fondo nemmeno Elvio Ubaldi. Lui che ci aveva già provato nel 1994 dando vita a Civiltà parmigiana, sapeva meglio di tutti quanto fosse difficile quella sfida. Alle elezioni politiche del ’96 aveva appoggiato non senza qualche mal di pancia l’Ulivo di Prodi. Ma, dopo quattro anni di opposizione alla Giunta Lavagetto in Municipio, un’intesa con il centrosinistra parmigiano era impossibile. Ci fu qualche incontro, ma qualsiasi dialogo naufragò. Troppe incomprensioni. E così prese forma quella strana alleanza che mandava in frantumi lo schema nazionale del centrodestra. Fuori Alleanza nazionale, fuori la Lega Nord, Civiltà parmigiana si alleò con Forza Italia e Ccd. Ma per tutta la campagna elettorale Ubaldi fu attentissimo a cercare di mantenere gli alleati berlusconiani in secondo piano. Niente manifesti, nessun leader in visita, zero temi politici nazionali. Una scelta che sarà imitata l’anno dopo da Giorgio Guazzaloca nella storica vittoria che lo portò alla guida di Bologna. Ma, al di là della tattica politica, Ubaldi era soprattutto convinto che al centro della discussione dovesse esserci solo Parma con i suoi problemi e le sue aspettative che le giunte guidate da Stefano Lavagetto non erano riuscite a soddisfare.

La squadra di Ubaldi contava su alcuni punti fermi e varie novità. C’erano ovviamente Carletto Nesti e Lucia Mora che insieme a lui avevano condiviso tutto il primo mandato di Civiltà parmigiana sui banchi del consiglio comunale. In lista arrivarono anche altri nomi con una certa esperienza politica alle spalle come Francesco Quintavalla, ex assessore comunale ed ex parlamentare repubblicano, o Roberto Lisi, che era stato consigliere provinciale per la Dc. E sarà poi l’assessore della «città cantiere» di Ubaldi. Ad essi si aggiunsero alcuni nomi senza esperienze politico amministrative precedenti come Maria Teresa Guarnieri, reduce dal Gruppo di Impegno sociale di San Leonardo, o come Claudio Bigliardi, che saranno poi due colonne delle giunte Ubaldi. Ma anche Paolo Poletti, Gianfranco Zannoni, Aldo Usberti. Ai candidati della lista si affiancava il gruppo degli amici a cui era affidato il compito di far funzionare quella un po’ improvvisata macchina elettorale, che aveva trovato sede in un paio di stanze in via Farini. C’era ovviamente, come sempre, il fedelissimo Giorgio Chiastrini, ma anche Mauro Casalini, Enzo Petrolini, Mirella Magnani, Daniela Bandini, Ave Cavalca. E pochi altri. Quando bisognava prendere decisioni delicate comparivano Arnaldo Bia, Carlo Gabbi, futuro presidente di Fondazione Cariparma, Giampiero Rubiconi al quale Ubaldi affiderà subito il Teatro Regio ma anche un democristiano di lungo corso come Sergio Paini. Qualche giovane raggruppato da Francesco Manfredi. E, più o meno, la squadra di Civiltà parmigiana finiva qui.

In quella campagna elettorale Ubaldi poté contare su un alleato imprevisto ma decisivo come Mario Tommasini. La candidatura a sindaco dell’«eretico della sinistra» arrivò al culmine di una serie infinita di polemiche con il sindaco Lavagetto e i vertici Ds che avevano per oggetto soprattutto il progetto Esperidi. Tommasini riuscì ad aggregare una lista variegata con personaggi non solo di sinistra e si presentò anche con l’appoggio dei Verdi che ruppero il fronte dell’Ulivo. Fu decisivo per la vittoria finale di Ubaldi? Senza la sua candidatura, la sfida a Lavagetto sarebbe stata impossibile? Difficile dirlo. Sicuramente con il suo quasi venti per cento, Tommasini fu fondamentale per permettere a Ubaldi di superare il sindaco uscente al primo turno. Il margine fra i due era minimo, solo un punto percentuale, ma fu una spinta importante per lo sfidante. E soprattutto fu una mazzata senza precedenti per il centrosinistra, con la lista Ds che si fermò attorno al 16%. Lo sbandamento che ne seguì dentro il centrosinistra parmense fu drammatico. E la corsa alla ricerca del sostegno di Tommasini e dei suoi sostenitori si rivelò assai poco efficace. Il ballottaggio fu una partita senza storia con Ubaldi che superò il 57%.

Quattro anni dopo, da sindaco uscente, Ubaldi non avrà neanche bisogno del secondo turno. Eletto subito con oltre il cinquanta per cento. Poi arriveranno il passaggio di consegne a Pietro Vignali, le delusioni, le polemiche e le sconfitte. Il periodo delle amarezze. Ma quella è un’altra storia.

I SOSTENITORI

di GIAN LUCA ZURLINI

Il ricordo di quella campagna elettorale conclusa con una vittoria destinata a cambiare il corso della storia politica e amministrativa di Parma, è ancora vivissimo negli amici e nei sostenitori di Elvio Ubaldi che a quella avventura hanno partecipato in prima persona.

PETROLINI: «ESALTANTE»

Enzo Petrolini, oggi presidente del Club dei 27, è stato uno degli «uomini-macchina» della campagna elettorale che portò alla clamorosa elezione di Elvio Ubaldi a sindaco. E ancora oggi, ricordando quelle settimane e quei mesi passati al fianco di Elvio Ubaldi, la definizione che gli viene immediata è: «E' stata un'avventura esaltante, credo uno dei momenti di maggiore soddisfazione che ho avuto nella mia vita». Una soddisfazione che nasceva dal modo in cui quella campagna era nata: «Non fu facile convincere Elvio a riprovarci, perché bruciava ancora il mancato approdo al ballottaggio del 1994. Poi ricordo che si arrivò alla decisione prima di fare la lista e poi di allearci con Forza Italia e Ccd. L'organizzazione era tutta da inventare: ci ritrovammo in un gruppo di persone molto motivate e non dico nomi perché farei torto a qualcuno, lanciate in quella che sembrava una scommessa azzardata». Petrolini ricorda alcuni momenti: «Ho, anzi abbiamo capito che c'erano speranze la sera della presentazione della lista al cinema Astra. Il cinema era gremito e c'era gente anche all'esterno. Ricordo il silenzio prima e gli applausi poi durante il discorso di Ubaldi, davvero trascinante. E lì si è capito che la città ci poteva seguire. Ricordo anche la fatica a comporre la lista: l'ultimo ad accettare fu Luigi Gambarelli, praticamente poche ore prima della presentazione. E poi ricordo la fatica per convincere Giovanni Ricci, che poi fu uno dei più votati e impegnati in campagna elettorale». Dopo il primo turno «la campagna per il ballottaggio andò ancora meglio. Lì si capiva che la città aveva voglia di cambiare».

Per chiudere Petrolini regala un aneddoto: «Chiusi i seggi dopo il ballottaggio e vista la percentuale Elvio disse “Con questi numeri non ce la possiamo fare” e io gli promisi un “s'ciafòn” se avessimo vinto. Le prime staffette fecero subito capire il trionfo e quando fu certa la vittoria e prima di andare verso il Municipio gli diedi lo schiaffo e lui mi guardò stupito e io gli risposi “te l'avevo promesso”. Fu davvero una grande avventura».

LISI: «PROGETTO VINCENTE»

«Dopo le elezioni regionali del 1995, finite non benissimo, mi ero fatto in disparte dalla politica. Ma quando Elvio Ubaldi mi chiamò per sottopormi il suo progetto, mi convinse a scendere di nuovo in campo». A parlare è Roberto Lisi, assessore «forte» ai Lavori pubblici delle due giunte Ubaldi. «Io e lui non c'eravamo più iscritti a partiti dopo il crollo della Dc. Ma quello fu un progetto vincente perché lasciava fuori Lega e An, dimostrando la capacità di Ubaldi di capire i parmigiani. Ma soprattutto credo che quel successo fosse figlio della voglia di cambiare dei parmigiani dopo l'immobilismo quasi assoluto della giunta Lavagetto. E l'impresa non fu facile: Elvio mise il veto alla presenza a Parma di politici nazionali, mentre per Lavagetto arrivarono Prodi e Veltroni fra gli altri. Ma più andavamo avanti e più capivamo che i cittadini capivano il nostro progetto. E arrivare in vantaggio al primo turno ci diede la spinta decisiva. E il momento più bello fu la passeggiata da via Farini fino al Municipio fra gente festante. Sì, è stato un momento storico».

BIGLIARDI: «GRANDE IMPEGNO»

Claudio Bigliardi conosceva Elvio Ubaldi da anni («fin dai tempi della sezione Dc di Vigatto»), ma non era mai sceso in politica in prima persona. «Ricordo ancora la sera in cui mi chiamò per entrare in lista. Presi tempo, ma non potevo dirgli di no. E devo dire che non ho mai rimpianto quella mia scelta, perché poi ho vissuto al suo fianco in diversi ruoli nove anni in cui è stata trasformata in meglio la città grazie al suo impegno e delle persone che gli erano al fianco». In verità «la campagna elettorale era iniziata in sordina, ma poi era la gente a venirci a cercare e la carica aumentava col passare dei giorni». Quanto ai momenti più significativi Bigliardi ricorda «l'impegno per le abitazioni sociali e la donazione dei coniugi Pescina che ha consentito la realizzazione della casa protetta di Alberi. Ma tutto nasce dalla gioia di quella splendida serata di 20 anni fa che nessuno di noi potrà mai dimenticare».

CHIASTRINI, AMICO FEDELE

Giorgio Chiastrini è stato il collaboratore e l'amico più fidato di Elvio Ubaldi. Al suo fianco ha vissuto da segretario e dipendente comunale tutti i momenti amministrativi. «Dopo la botta del 1994, quel successo lo ha premiato per la sua serietà e il suo impegno. E penso che quel 7 giugno di 20 anni fa la gente abbia premiato proprio la personalità di Ubaldi credendo ai suoi programmi. E lui ha ripagato la sua città con una dedizione assoluta, mai venuta meno fino all'ultimo».